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Articolo di G. FIORITO del 18/01/2012 14:44:04
Tutta colpa di calciopoli.11° La serie B

 

“Questa è l'Italia, uno stato non del diritto ma del rovescio.” Intervista a Piero Ostellino. 8 luglio 2008

Il 9 luglio 2006 vincemmo i Mondiali di Calcio. Non passò neanche una settimana, neanche il tempo di terminare i festeggiamenti e ci sbatterono in serie B. Il 14 luglio 2006. Proprio così, per un crudele gioco del destino lo stesso giorno della morte, avvenuta nel 1935, di Edoardo Agnelli, il padre di Gianni e Umberto, ma anche lo tesso giorno della presa della Bastiglia. Lo stesso tentativo di radere al suolo quella che sembrava fino a pochi mesi prima una fortezza inespugnabile. Era stato questo l’intento? E’ una storia difficile da raccontare. Nessuno forse sa farlo fino in fondo. O può farlo. Densa di ipotesi senza una tesi, di congetture senza fondamento. Oscura. Una brutta storia davvero. Che trova nel gesto che Gianluca Pessotto compì il 27 giugno 2006 la sua rappresentazione più tragica. Perché quando tornai a casa dal mare in quel giorno d’estate e accendendo la televisione i miei occhi si inondarono di lacrime, compresi che era giunto il momento di piangere per la mia Juventus. Quel gesto apparteneva a noi tutti ed era un gesto composto e disperato, di rifiuto di ciò che stava accadendo. Una presa di posizione netta contro l’ingiustizia che si stava preparando. Il non avverarsi della logica conseguenza, l’aver sfuggito la morte, una metafora eccellente dell’immediato futuro, che ancora non potevamo capire. Ma così come Il Professore era sceso nell’oblìo del coma, allo stesso modo la Juventus e 12.000.000, forse 14.000.000 di italiani incolpevoli avrebbero dovuto penetrare dentro un inferno chiamato serie B, per una colpa che non avevano commesso. E’ ora che qualcuno lo dica senza paura, senza vergogna: quello che hanno fatto alla Juventus lo hanno fatto anche a noi. Impunemente. Senza curarsi dei nostri sentimenti, di ciò che avremmo pensato e sofferto. Colpendo alla cieca quello che per molti di noi era un grande amore e un sogno. Per qualcuno l’unico. Senza pietà. In virtù di una morale immorale e di un modo di interpretare le regole che ha calpestato le norme più elementari della giustizia e della legalità. Come hanno affermato senza mezzi termini esponenti del mondo del diritto. In particolare il giudice L. De Biase, che ha definito calciopoli “un aborto giuridico”. In nome di un diffuso sentimento popolare. Chi lo ha fatto sappia che c’è un altrettanto diffuso sentimento popolare che la Juventus non ha mai smesso di amare e sostenere. Malgrado sia stato violato il diritto sacrosanto ad un’informazione corretta. Il deus ex machina che rese possibile la catastrofe della Juventus in serie B è da considerarsi ufficialmente Guido Rossi, nominato commissario straordinario della FGCI dopo che era tramontata l’iniziale candidatura di Gianni Letta. Guido Rossi è anzitutto un avvocato di diritto societario e non di diritto sportivo, ma quello che più impensierisce è che è pure un ex consigliere di amministrazione dell’Inter. Conflitto di interesse? Naturalmente, ma di tipo bivalente e molto ambiguo, perché è considerato vicino agli Agnelli, Gabetti e Grande Stevens, tanto più che ha intrapreso dopo calciopoli anche un’attività di consulenza per l’IFIL. Il 10 febbraio 2010, in un’intervista a Tuttosport, il giudice della sentenza d’appello del processo di calciopoli, Piero Sandulli, dichiarò: “E’ stata una condanna etica”. Per un problema di etica sportiva la squadra di calcio più famosa e amata d’Italia è stata quasi distrutta da una condanna esemplare.
Vediamo in che modo ci sono riusciti.
L’art. 37 comma 1 del CGS dichiara tre gradi di giudizio e che la competenza territoriale è determinata dal luogo dove è stato commesso l’illecito, che avrebbe dovuto essere Torino. Il processo del 2006 si tenne presso lo stadio Olimpico di Roma e nel corso dello svolgimento si saltò il primo grado di giudizio, di competenza della Commissione Disciplinare.
Secondo lo stesso art. 37 comma 6 CGS, il dibattimento deve svolgersi in contraddittorio tra la Procura Federale e le parti e al termine il rappresentante della Procure Federale deve formulare le proprie richieste. Il procuratore Palazzi pronunciò la requisitoria prima del dibattimento.
Il processo si basò sulle intercettazioni acquisite dalla FIGC da Napoli, ma secondo l’art. 270 del Codice di procedura penale le intercettazioni non possono costituire unico mezzo di prova fuori del procedimento per il quale sono disposte, che era quello penale. Le intercettazioni facevano parte di un indagine che si sarebbe conclusa solo diversi mesi dopo e costituivano materiale sottoposto a segreto istruttorio.
Lo stesso materiale che era abbondantemente stato utilizzato da giornali e televisioni, celebrando un processo antecedente e parallelo a quello reale, iniziato inspiegabilmente con un articolo della Gazzetta dello Sport del 22 Aprile 2006, nel quale Ruggiero Palombo, in qualità di veggente, narrava la trama di tutto quanto sarebbe successo nei mesi a venire.
Mentre poi i giornali anticipavano le sentenze, alle difese non venivano concessi i più elementari diritti, a cominciare dal tempo necessario per studiare ed esaminare i tabulati telefonici e non veniva consentito di produrre testimoni in aula, né prove filmate.
Le intercettazioni a disposizione erano centomila, ma meno di duecento furono utilizzate contro la Juventus. In seguito si scoprì che nelle restanti c’era molto materiale utile.
Da rilevare la sproporzione della pena, che ha visto comminare sei sanzioni dirette alla Juventus, violando il principio del divieto di punire con più sanzioni lo stesso fatto.
Ma le incongruenze principali di quel processo della giustizia sportiva furono la nomina di Guido Rossi a commissario generale della FIGC il 16 maggio 2006 e l’assegnazione dello scudetto 2005/06 all’Inter. Guido Rossi era ex componente del cda dell’inter ed ex presidente Telecom, carica alla quale ritornò il 15 Settembre 2006, dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera. L’8 Marzo 2008 Fabio Tamburini del Sole 24Ore scrisse che da alcune settimane era consulente FIAT. Il conflitto d’interesse diventa ancora più palese se si aggiunge che lo stesso Guido Rossi non ha fatto mai mistero di essere tifoso dell’Inter, eppure non ci ha pensato due volte a trasferire il tricolore 2005/06, che non era oggetto di indagine, dalle maglie bianconere a quelle nerazzurre. Nonostante il parere della Commissione dei tre saggi, Aigner, Coccia e Pardolesi, da lui stesso nominati, lo avesse vincolato ai requisiti di etica sportiva. Ebbene, il 25 maggio 2006, in piena calciopoli, Gabriele Oriali e Alvaro Recoba avevano patteggiato dinanzi al Gip G. Lombardi di Udine la pena di sei mesi di reclusione ciascuno per i reati di falso (il passaporto del calciatore) e ricettazione (una patente rubata negli uffici della Motorizzazione di Latina).
A capo del Collegio giudicante G. Rossi pose un vecchio giudice in pensione, Cesare Ruperto. Per completare l’opera e renderla potabile all’opinione pubblica, il processo venne istruito da Saverio Borrelli, ex magistrato di mani pulite. Il procuratore generale S. Palazzi chiese per la Juventus la serie C1. L’avvocato difensore della Juventus, Cesare Zaccone, accettò deliberatamente la B con penalizzazione. La sentenza di primo grado trasformò in illeciti conclamati e reiterati (art. 6) una somma di episodi di slealtà (art. 1) e creò ad hoc il reato di “illecito strutturale”. La pena richiesta fu la B con trenta punti di penalizzazione, la revoca degli ultimi due scudetti vinti e altre sanzioni accessorie. Frattanto la nazionale azzurra, infarcita di talenti juventini, vinse i mondiali di calcio. Sembrò delinearsi un clima di distensione intorno a calciopoli, che avrebbe potuto condurre a una sorta di condono. Avvenne che la sentenza di secondo grado affermò una reale inversione di rotta per tutte le squadre coinvolte nello scandalo, alle quali venne restituita la seria A con penalizzazione. Solo la Juventus non poté salvarsi dalla serie B, con 17 punti di penalizzazione. Il capolavoro però è costituito dalla motivazione della sentenza. Per meritare la serie B era necessario che la Juventus si fosse resa colpevole di un illecito (art. 6). Quell’illecito non c’era. C’erano sei comportamenti antisportivi (art. 1). E’ stato perciò ideato “l’illecito strutturato”, un espediente per truccare i campionati senza truccare le partite. Un reato non contemplato dal CGS. E i giudici hanno accettato l’idea di sommare sei art. 1 per fare un art. 6. Come dire che volendo, da oggi, con sei calci d’angolo si potrebbe convalidare una rete.
Nel dispositivo di sentenza si afferma che è “concettualmente ammissibile l’ottenimento di un vantaggio in classifica pur prescindendo dall’alterazione di una singola gara”. Praticamente una sorta di dogma molto simile a quello dell’immacolata concezione. Alla Juventus furono sottratti gli scudetti 2004/’05 (revocato senza alcuna assegnazione) e 2005/’06, attribuito all’Inter terza in classifica con 15 punti di distacco, per effetto della penalizzazione di nove punti inflitta al Milan secondo in classifica. Come tutti sanno il Milan ripartì dai preliminari di Champions e vinse nella stagione 2006/’07 la Champions League e il Mundialito. Alla Roma piovve dal cielo un secondo posto inaspettato che la portò in Champions senza passare dal via… tico dei preliminari. Nell’intervista citata Sandulli dichiarò: “Andare in giro senza cravatta non è illecito, ma nel circolo della caccia, se accetti la sua clausola compromissoria e il regolamento lo vieta, sei sanzionato”. Ancora oggi non riesco a credere che esistano circoli nei quali sia considerato più etico andare in giro con un passaporto falso e una patente rubata piuttosto che senza cravatta.
Che cos’è successo? Perché solo la Juventus è stata alla fine l’unica grande vittima di calciopoli? Tutta colpa di Moggi? E’ possibile dare dell’ex direttore sportivo della Juventus un giudizio basato su un punto di vista etico? Piero Ostellino, nell’intervista citata, ne fornisce uno che definirei fuori dal coro: “Moggi… era un uomo di relazioni. … Cioè, crea una rete di relazioni. Questa rete di relazioni, e questo modo di fare relazioni, è persino studiato nelle università americane”. Se non siete dei moralisti, ragionateci sopra. Probabilmente la Juventus fu l’agnello sacrificale perché rimasta priva di protezioni all’interno e all’esterno della stessa società. Imbarazzante rimane l’assenza di una presa di posizione vivace da parte del presidente del Milan, personaggio che in genere presta volentieri la sua immagine in pubblico in maniera anche piuttosto colorita. Stavolta qualcuno deve averlo convinto a rimanere nell’ombra. Si vocifera abbia posto il veto alla candidatura di Gianni Letta a commissario straordinario generale della FGCI. Complimenti, presidente. Stavolta ci ha azzeccato. Ha saputo fare di necessità virtù. Si aprì il B…aratro. Sembrò troppo a John Elkann. Leggende metropolitane raccontano di accordi sotterranei con Guido Rossi, con la collaborazione di Grande Stevens, nel tentativo di rimanere comunque in serie A o al peggio di scendere in B insieme con le altre squadre coinvolte. Si decise per il ricorso al TAR, visto di buon occhio da molti esperti di diritto sportivo. Invece non se ne fece niente, sembra per esplicito interessamento di Luca Cordero di Montezemolo, richiamato all’ordine dal governo forse addirittura nella persona del primo ministro di allora, Romano Prodi. Rimane il fatto che ricevette pubblici ringraziamenti da J. Blatter, presidente della FIFA, per non aver intralciato lo svolgimento delle competizioni europee. Celebre l’opera di persuasione da parte del direttore del “Corriere dello Sport”, Alessandro Vocalelli, nei confronti di G. Cobolli Gigli, neo Presidente della Juventus, che passò da un iniziale convincimento dell’assenza di prove a carico della Juventus, a una difesa strenua dell’operato dell’avv. Cesare Zaccone, considerato non come colpevole per la serie B, ma come colui che avrebbe salvato la Juventus dalla serie C. Memorabile al riguardo la sua classificazione in tifosi di serie B e C. Molto poco felice. Non è esperto di cose calcistiche, ha semplicemente accettato di porre il suo nome e la sua figura al servizio della Juventus nel momento più difficile della sua storia, congruamente retribuito. E’ stato veramente imbarazzante dover sopportare l’interminabile serie di inesattezze sciorinate nel corso della sua presidenza. Campione dell’intollerabile stile smile intrapreso dal nuovo corso dirigenziale bianconero che aveva raccolto l’eredità della Triade. Incombendo l’inizio dei campionati, il 31 agosto 2006 il Cda della Juventus decise al termine di un lunghissimo consiglio di rinunciare al ricorso al TAR. Significò serie B con 17 punti di penalizzazione, ridotti poi a 9. Agli otto punti di sconto si dice sia da sommare un provvedimento sulla rottamazione auto nella finanziaria del 2006. Davvero una magra consolazione per i tifosi. Al danno evidente e doloroso di questa sentenza ci sarebbero da aggiungere alcune beffe: 1) la dichiarazione del 17 giugno 2008, con la quale il CFO (Chief Marketing Officer) di Fiat, Luca De Meo, al convegno “World Marketing & Sales Forum”, alla domanda se Lapo Elkann sia stato un fattore importante per la ritrovata simpatia del marchio Fiat, ha risposto: “Sì, ha aiutato, assieme alle sconfitte della Juventus”. Ha spiegato inoltre che “Fiat ha oggi un posizionamento che non ha mai avuto nella sua storia e perderlo sarebbe un peccato dopo il lavoro degli ultimi anni”. Bravi, davvero un ottimo lavoro, non c’è che dire. 2) Il 18 giugno 2008 la Juventus ha patteggiato una pena pecuniaria per risolvere Calciopoli 2, il secondo filone dello scandalo del pallone legato alle schede telefoniche svizzere, versando nelle casse del settore giovanile e scolastico della Figc 300 mila euro, suddivisi in tre rate annuali da 100 mila euro l'una. Secondo l'avvocato Franzo Grande Stevens, legale della Juventus: “Non si tratta di un'ammissione di colpa, ma di un atto di generosità”. Magnanimo. Non bastavano i due scudetti, in particolare quello elargito alla squadra “onesta” per eccellenza, i cui esponenti negli stessi giorni erano esposti a uno scandaletto subito rientrato che ci illuminava sulle amicizie coltivate dalla banda degli immacolati. I giornali rendevano conto di alcune intercettazioni telefoniche aventi per protagonisti l’allenatore Mancini e altri nerazzurri, con qualche latitante che se la spassava a Monaco e lì veniva pregato di rimanere fino all’approvazione del decreto sull’indulto da parte del governo, nonché con un presunto sarto che consigliava l’uso di fantomatiche stampelle e scatole da riporre nelle automobili di alcuni giocatori. Mistero. Chi di intercettazione ferisce di intercettazione perisce? Neanche per sogno. Un tentativo, si disse, di screditare Roberto Mancini e di renderlo inviso all’adorante, vai a capire perché, tifoseria neroblu. I soliti metodi. Prove tecniche di trasmissione per la cronaca annunciata dell’arrivo di Mourinho, l’unico allenatore più damerino del celebre “ciuffo” nazionale. 3) Lo ammetto, soffro di disturbi psicosomatici, da una vita. Per oltre quattordici anni mi hanno reso arduo campare. Ogni volta che riesco a debellarne uno, a prezzo di fatiche enormi e di sofferenze inaudite, quelli rispuntano da un’altra parte. Vent’anni per autoconvincermi che non sarei morta d’infarto, non tanto presto comunque, o che quel mal di testa non era un’emorragia cerebrale. Ed ecco che un dolore acuto e persistente si fa strada all’altezza del fianco destro. Analisi, esami. Alla fine pure una gastroscopia che mi costa un’anestesia totale. Subito mi dicono che potrebbe essere niente e potrebbe essere la fine. Di questi tempi non vanno tanto per il sottile. L’Italia è un paese di ex qualunquisti votati all’abbattimento dei mezzi termini. Risultato? Disturbi psicosomatici. Mi domando come sempre la causa scatenante e stavolta non c’è dubbio. Non è mia madre. Non è il mio matrimonio. Non è la mia insicurezza cronica, né la mia asfissiante mancanza di amore. Non è paura di morire e nemmeno di vivere. Semplicemente è tutta colpa di calciopoli. La prima conseguenza di calciopoli fu dunque il riacutizzarsi dei miei disturbi psicosomatici. La seconda una gastrite cronica. Era solo l’inizio di un cambiamento irreversibile che ha investito tutta intera la mia persona e la mia vita. La vita di una persona normale. Di una donna, di una madre. Di una mancata giornalista e di un’ex musicista prestata alla grafica. Alla quale avevano cercato di strappare l’ultimo sogno.
 
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