Nell'immaginario collettivo Gianluca Paparesta rimane l'arbitro rinchiuso da Moggi negli spogliatoi del Granillo una sera del novembre 2004.
A scorrere le carte di calciopoli e le cronache successive, Paparesta junior e senior non sembrano personaggi confinati in ambiti ristretti quali possono essere i pochi metri quadri di uno spogliatoio. Anzi, padre e figlio han potuto rincorrere e in qualche caso realizzare i propri legittimi desideri professionali e/o istituzionali.
Da quanto abbiamo appreso nel corso dei processi, quando Romeo Paparesta coltivava il sogno di avere un ruolo all'interno degli organi dell'AIA, pensò di avvicinare Moggi per agevolare il proprio percorso. L'allora dg poté offrirgli solo un informale incarico di consulenza sugli episodi da moviola che si verificavano durante le partite di campionato. Il tutto, come specificato da Paparesta padre durante la deposizione di Napoli, lasciando fuori Gianluca, che non doveva sapere niente della cosa (
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Fu proprio Romeo Paparesta a dare al figlio il cellulare con i quale questi cercò Moggi all'indomani della famosa partita di Reggio Calabria. Quella rimane l'unica telefonata tra Moggi e un arbitro, con il DG bianconero che riattacca infastidito dopo pochi secondi!
Un'indole quella dei Paparesta che definiremmo "quasi ecumenica", sempre alla ricerca dei buoni rapporti o della sponda di questo o quello. Come dimenticare infatti la trasmissione di un dossier da parte di Paparesta jr a Meani per farlo gentilmente avere a Gianni Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) braccio destro del Premier nonché proprietario del Milan?
Proprietario del Milan che, a dispetto di quanto sostenne il colonnello Auricchio, è immediatamente riconducibile alle reti televisive Mediaset. E proprio in una trasmissione sportiva delle reti del biscione Gianluca Paparesta è stato uno degli opinionisti in studio.
Oggi il mai richiuso negli spogliatoi del Granillo è il referente della cordata che ha rilevato la squadra del Bari. Come ci è arrivato? Grazie all'aiuto (politico) dell'on. Francesco Boccia (presidente dello Juventus Club Montecitorio): «È un grande amico che ha a cuore le città e mi ha dato una grande mano. Anche se è juventino. Ha fatto in modo che presentassi il mio progetto a molti importanti partner russi. E quando ho fatto scrivere sulla casacca della squadra, in cirillico, "Bari città di San Nicola", ha fatto sì che la maglietta arrivasse nelle mani di Vladimir Putin». E quando gli si fa notare che tra i finanziatori ci sono personaggi chiacchierati e gli si chiede come fa a conoscerli, lui risponde: «Li conosco da quando facevo l’assessore al marketing territoriale qui a Bari e andavo in Russia per firmare gemellaggi o protocolli d’intesa. Poi ho arbitrato la nazionale russa, e il Cska contro il Partizan» (
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Insomma i Paparesta hanno amicizie (tutte legittime) molto esclusive e influenti, a distanza di anni appare francamente sempre meno credibile la storiella del povero arbitro vittima di Moggi.
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