Ho letto con interesse l'accurata analisi dell'amico Stefano: vi confesso che probabilmente sarò miope o eccessivamente ottimista, ma, per adesso, io non mi preoccuperei troppo dell'emigrazione dei calciatori verso l'Impero Celeste. (
LINK)
In Cina, finora, ci sono andati pensionati (
Tevez), flop (
Pellè e
Oscar, che al Chelsea ultimamente non vedeva più il campo neanche con il binocolo) e casi "eccezionali" alla
Witsel. Riguardo quest'ultimo, che ha fatto più scalpore dalle nostre parti, trattandosi di un (ormai ex) nazionale belga ventottenne in procinto di trasferirsi alla Juve, ho trovato addirittura più "clamorosa"
la scelta che fece nel 2012, quando, da ventitreenne di ottime speranze, si trasferì nel campionato russo per mere ragioni economiche, dimostrando di non avere alcuna ambizione ad una carriera sportiva di alto livello. Era anche il motivo per cui non l'avrei mai voluto alla Juve e ho esultato quando la trattativa è sfumata a vantaggio del Tianjin Quanjian.
Quello cinese è un campionato senza visibilità, che attualmente può portare a chi ci milita un sacco di soldi nel breve, ma che rappresenta anche il cimitero di qualsiasi carriera calcistica. Più che il parallelo con il campionato nordamericano fatto da Stefano, io penso a quello arabo, in cui sono andati a svernare tanti campioni (ultimo in ordine di tempo Xavi). Ricordo che qualche anno fa, ai primi trasferimenti eccellenti, si sostenevano esattamente le stesse tesi che si ripetono ora riguardo i cinesi: "prima si compravano le squadre occidentali, ora si comprano direttamente i giocatori", "i campionati europei subiranno il contraccolpo", "i nostri campionati diventeranno sempre più poveri".
Dal boom arabo, sono trascorsi tanti anni e si è trovato l'equilibrio: ogni tanto, qualche calciatore termina la carriera là, godendosi un bel po' di quattrini ed una vita da nababbo, ma ormai nessuno teme che arrivi l'emiro a comprare Messi e Ronaldo per farli giocare nel proprio giardino.
Il motivo per cui non c'era da preoccuparsi degli arabi e io al momento non perdo il sonno per i cinesi è semplice:
la storia non si compra, né tantomeno si può esportare o importare. Altrimenti i cinesi si porterebbero a casa la NBA, la Premier League o la UEFA Champions League. E, prima di loro, l'avrebbero fatto gli arabi. Ma non avrebbe senso. Piuttosto,
è nell'ordine delle cose che tanti club europei finiscano nelle loro mani (vedi Milan, sempre che Berlusconi non riservi l'ennesima sorpresa...). Ma di questo facciamocene una ragione: i soldi oramai sono sempre più in estremo oriente.
Certo, è probabile (anzi, certo) che investano anche nel campionato di casa loro, ma
l'obiettivo più semplice e remunerativo dal punto di vista imprenditoriale è quello di acquistare club europei e vincere competizioni di valore, quali i principali campionati nazionali o le coppe continentali. Un altro obiettivo, ancora più remunerativo, può essere quello di
acquistare le strutture che stanno attorno al calcio e che ci guadagnano sopra: società di scommesse, emittenti televisive, sponsor tecnici...
Dobbiamo sempre considerare che
i ricchi cinesi non sono diversi dai ricchi tedeschi o dai ricchi americani: si tratta in ogni caso di imprenditori che spendono solo se vedono una ragione valida per farlo. E l'idea di prendere tutti i giocatori del campionato europeo e portarli in Cina dal punto di vista imprenditoriale rappresenterebbe una follia: sarebbe come convincere tutti i dipendenti della Ferrari o della Rolex a trasferirsi a Pechino per fare auto sportive o orologi di lusso. Chi preferirebbe una Fellali ad una Ferrari o un Lolex ad un Rolex?
In conclusione, mi sembra evidente ed innegabile che l'inserimento della variabile cinese rappresenti una complicazione (ma anche un'opportunità) in più per chi deve condurre il mercato. Ma per adesso i problemi di casa nostra sono altri, uno in particolare:
più della concorrenza cinese, dovremmo preoccuparci di quella europea, dal momento che di anno in anno il nostro campionato si allontana sempre più dall'eccellenza. Ma questa è un'altra storia.
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