Oggi all'interno del tifo bianconero esistono due posizioni: una che fa fatica ad accettare l'altra; una che ritiene gli attuali successi della Juventus qualcosa di straordinario e assolutamente bastevole alle esigenze del club, l'altra che li ritiene non più tali, intendo bastevoli, perché manchevoli dei traguardi europei, quelli che ritiene più prestigiosi.
Sinceramente io capisco entrambe le posizioni, perché giuste o sbagliate che vengano considerate dalle parti avverse, se di avversità si può parlare, sono sempre posizioni che partono dal fondamento che
entrambe amano la Juve. Il problema, a mio avviso, è che la parte che si accontenta degli otto scudetti consecutivi, e si badi bene: non ho scritto che celebra gli otto scudetti consecutivi, è una parte che si fa influenzare da chi invece ama non solo la Juve, ma anche la proprietà della Juve, che intende le due entità come unite e indivisibili, per cui una critica alla proprietà, ovvero alla dirigenza che la rappresenta, diventa per proprietà transitiva una critica alla Juventus in quanto tale, quindi una cosa inaccettabile.
Probabilmente la mia sarà una valutazione troppo arrogante, una posizione che si autoeleva al di sopra del legittimo sospetto di essere anch'essa di parte, la parte, come spesso ci viene rinfacciato, di chi critica la Juve per criticare in realtà la società, ovvero la proprietà, che viene attaccata per questioni che hanno a che vedere con screzi e contrasti avvenuti in passato. Per quanto mi riguarda non è così.
Una proprietà che volesse realmente vincere in Europa, che vincesse in Europa, da un punto di vista sportivo e programmatico sarebbe inattaccabile e quindi le critiche rimarrebbero circoscritte alle sole suddette questioni extracampo, che, inutile far finta di niente, ci sono state, vedasi la squallida azione giudiziaria sulla questione logo GLMDJ/Stemma Juventus. Da questo si deve partire, secondo me, quando si analizza la questione:
partire dal presupposto che non esista un solo modo di amare la Juve, ma anche dal fatto che non è detto che ogni modo di amarla abbia la stessa valenza di tutti gli altri.
Per questo dico che un conto è festeggiare i record in patria, cosa legittima e persino giusta, considerato che in passato siamo stati anche un decennio senza festeggiare niente di niente, un altro è affermare che questi record siano talmente straordinari che chi pretende anche, e sottolineo: anche, ambire ai traguardi europei sia solo un ingrato che ha rancore verso la società e di conseguenza sminuisce ciò che è stato vinto da questa dirigenza attuale.
Per questo credo che le "guerre" fra fazioni oggi non abbiano senso,
a meno che le due fazioni in contesa non siano spinte da altri interessi alla contesa stessa. Per questo chiedo sempre a chi si schiera acriticamente con la società di pensare in maniera più ampia, meno fideistica, come capita a me quando esprimo concetti tanto forti. Mi capita spesso, per non dire sempre, di fare autoanalisi su ciò che scrivo, di chiedermi se ciò che scrivo sia corretto, se non sia troppo, troppo in tutto, perché leggere così tante persone che la pensano diversamente da me mi impone, per coscienza e per carattere, di chiedermi sempre: ma stai dicendo una cosa giusta? Sei sicuro di ciò che dici? E allora lo facciano tutti questo atto di autoverifica.
Tutti provino a chiedersi se così stanti le cose sia tutto giusto, tutto buono. Si chiedano, e mi perdonino se ci ribatto sempre, se sia logico, giusto, corretto, affidarsi completamente e acriticamente ad una società che in passato ha perso questo diritto al fideismo connaturato nella condizione stessa di tifoso, perché certe scelte passate, e non mi si venga a dire: "ma allora non c'era Andrea Agnelli", sono come un atto notarile di cessione della suddetta fiducia. Non si citi Andrea Agnelli come se fosse un corpo estraneo alla famiglia Agnelli, alla proprietà della Juve, alla catena di comando che, oggi come 13 anni fa, fa sempre capo a John Elkann, presidente di Exor, detentrice del pacchetto di maggioranza assoluta di Juventus S.p.A. Facciano, anzi:
facciamo tutti uno sforzo per capire quali siano i progetti attuali sulla Juve, se siano coerenti con la sua storia, se persino questa storia non meriti di essere cambiata e sempre in meglio. Ho subito critiche feroci per il mio precedente articolo (
LINK) e serenamente le accetto, perché è stato un articolo volutamente forte e volutamente scritto con la forza di smuovere convinzioni che ritengo del tutto incompatibili con ciò che dovrebbe essere la Juve in Europa, ieri come oggi e soprattutto per come dovrebbe essere domani. Sempre di tifo e di sport stiamo parlando, per cui nulla a che vedere con la qualità della vita, col diritto al lavoro, con la democrazia, con le cose realmente importanti del vivere quotidiano, ma siccome su queste pagine web di questo parliamo, ovvero di calcio, ovvero di Juve,
chiediamoci se tutte le dichiarazioni di questi giorni, che in estrema sintesi riportano il concetto che la missione della Juve è vincere in Italia e arrivare solo il più avanti possibile in Europa, siano una missione sportivamente accettabile dal tifoso della Juve, se questa storia non debba cambiare, se il club che ha vinto più scudetti di tutti fra i maggiori campionati europei non debba legittimamente aggiornare il proprio palmares europeo portandolo al livello di quello di altre società molto meno vincenti in patria, ma molto più vincenti in Europa.
Perché il motto decoubertiniano "l'importante è partecipare" si riferiva ad uno sport che da decenni non esiste più, anzi: che non esiste più proprio dal momento stesso in cui tale frase fu celebrata, perché proprio da quel momento lo sport divenne qualcosa di più del partecipare, qualcosa di più del puro divertimento dilettantistico, divenne professionismo, divenne competizione vera dove l'importante non era partecipare, ma anche e soprattutto vincere, raggiungere gli obiettivi che sono lecitamente e oggettivamente raggiungibili. Altrimenti cancelliamo dalla nostra storia il famoso e discutibile motto bonipertiano "vincere non è importante; è l'unica cosa che conta", magari aggiornandolo con un'altra bella frase fatta la cui genesi e composizione lascio volentieri ad altri, perché, per il modo che ho di intendere e di amare la Juve, di sicuro non mi apparterrà.
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