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Editoriale di F. DEL RE del 17/04/2019 17:26:54
E 23. Poi saranno 24, poi 25, poi 26...

 

E 23. Per la ventitreesima stagione di fila la Juventus colleziona la sua classica figura di merda europea. Sì. Di merda. Diciamo le cose come stanno e senza tanti formalisimi ipocriti. Perché uscire ai quarti di finale contro una banda di ragazzini, bravi e volenterosi, ben allenati da un ottimo maestro di calcio, ma come ce ne sono a bizzeffe in Italia, questo è: una epica figura di merda. L'ennesima.

Ciò nonostante ieri sera è stato il festival del va tutto bene, del non disturbare il manovratore, sia esso l'impresentabile Allegri, che il presidentissimo, diretta emanazione di una famiglia che è il vero e pesante fardello europeo della Juventus, presidentissimo che ha sostanzialmente certificato la stagione come positiva, nonostante un bagno di sangue a livello economico per vincere una coppa da cui siamo stati esclusi già ai quarti di finale.

E stamani ho pure letto che le vaneggianti parole di Agnelli siano solo di facciata, profferite a caldo per non far sgretolare l'ambiente, ma tranquilli che tutto cambierà. Sgretolarsi poi per cosa, che la stagione è finita? Paura di non fare un punto in sei partite? Sinceramente faccio fatica a capire se si tratti della mourinhana prostituzione intellettuale o semplicemente di illusoria speranza che il suddetto presidentissimo dica una cosa, ovvero: "confermo Allegri", ma in realtà ne faccia un'altra, ovvero: "datemi il numero di cellulare di un allenatore".

Nel primo caso mi sta anche bene; non giudico un uomo da come si guadagna il pane, come diceva Don Vito Corleone, ma nel secondo caso chi crede al demiurgo, all'uomo forte, a colui che risolverà tutto è come minimo un ingenuo, un illuso, un sognatore, perché è proprio l'uomo forte, che in realtà è l'uomo debole, è proprio il demiurgo, che in realtà è solo l'ennesimo erede al trono di una saga familiare che con l'Europa non ha niente a che vedere, storicamente, libri di scuola calcistica alla mano, che è il simbolo incarnato del fallimento. Perché questa è stata una stagione fallimentare. Pesantemente fallimentare. Chiunque abbia un minimo di competenza manageriale ne prenderebbe atto e si metterebbe immediatamente a lavorare per cambiare le cose, se proprio non fosse egli stesso il problema da risolvere e quindi da rimuovere.

Invece ieri sera è andato in onda il vero problema della Juve: la famiglia Agnelli. Al di là dell'iconografia ruffiana sul mito familiare, essere legati a quattro mani con questa stirpe è stata la rovina del club. Il 2006, la mancata difesa della storia è sempre lì, ben presente, fra asterischi e ricorsi al TAR ritirati; e quella è la prima e più grande rovina, di cui, complici o vittime che fossero del sistema Moggi o del sistema Auricchio/Narducci, a seconda del fatto che si creda Moggi innocente o Moggi colpevole, gli Agnelli non hanno voluto o saputo difendere la Juventus. Poi c'è la rovina europea, evidente, ultraventennale, sotto gli occhi di tutti.

Chi vince in Europa, Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayern, lo stesso Ajax oggi tanto esaltato, ha un organismo vivo, che "rinnova il sangue". Sono club di soci o vere S.p.A. e non il gingillo di giovani rampolli la cui competenza è certificata più dal rango di appartenenza che non dalle imprese manageriali, come avviene da cinque generazioni alla Juve. Il male è lì. Nella testa hanno le manie e i vezzi del grande clan familiare, che nella fattispecie è usare la Juve per scopi del tutto nazionali, per lo più di distrazione delle masse dalle vicende del gruppo industriale di cui sono proprietari che hanno sempre fatto discutere in Italia.

Allegri è solo un aspetto neppure troppo centrale della vicenda. Allegri è l'aziendalista perfetto che si è sempre adattato all'esigenza di vincere in Italia e tirare a campare in Europa. E ci ha pure provato a vincere, questo non gli si può negare, ma semplicemente non ne è stato capace, per tutti quei motivi tecnici e gestionali che qui, su queste pagine web, abbiamo sempre messo sotto il muso, anzi: sotto il musetto di tutti. Di tutti quelli che ci hanno sempre dileggiati, persino offesi, di tutti quelli che il gioco è solo un'illusione, contano i risultati, salvo poi ammettere che si esce dall'Europa contro chi gioca al calcio. Che scoperta, vero...?

Noi siamo quelli che si sono meritati le cause, perché non siamo filosocietari. Noi siamo quelli che grazie per Farsopoli, ma ora basta, si deve guardare avanti. Bene: guardiamo avanti. Guardate avanti che ventitré anni son passati senza vincere niente di niente in Europa. Siamo già al ventiquattresimo anno. Poi sarà il venticinquesimo, poi il ventiseiesimo...

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