Aurelio De Laurentiis a suo modo è un personaggio, soprattutto per la capacità di far parlare spesso e male. Dopo la sconfitta di Parma
'o presidente ha dato forse il peggio di sé. Perché arrivare a mettere le mani addosso un tifoso della propria squadra che civilmente chiedeva di non accontentarsi di una vittoria contro la Juve è il punto più basso mai raggiunto da un presidente di serie A. Altro che provinciale.
Ma forse quella tensione è cominciata proprio dopo la vittoria con la Juve, quando don Aurelio ha innescato il battibecco mediatico con un tweet dal dubbio gusto:
«Sono andato a Sky perché volevo consolare Ilaria D'Amico ma purtroppo non era in trasmissione. Peccato. #ADL», misera allusione alla vociferata relazione tra Buffon e la presentatrice. Lo scambio è poi proseguito tra Marotta e il figlio del cineasta a capo di una folta schiera di tifosi azzurri più o meno vip.
Non dimenticando la ritorsione contro la Rai che ha mandato in onda le immagini dell'episodio dell'aggressione all'esterno del Tardini, dobbiamo ricordare che De Laurentiis ha una lunga serie di precedenti specifici, si va dal
«Siete delle merde, mi vergogno di essere italiano» (
Link); a un eloquente
«A Napoli non funziona un cazzo, solo il calcio. E allora ringraziatemi. Altrimenti me ne torno in America» (
Link); per passare attraverso il mai smentito
"non gradimento" di un assessore che chiedeva il saldo dei canoni d'affitto del San Paolo (qualche giorno fa, dopo diverso tempo dalle naturali scadenze, la SSCNapoli ha reso noto di aver provveduto). E altri episodi quali la minaccia di chiedere cento milioni di risarcimento allo Stato per il maldestro tuffo nel mare di Capri del suo ultimo e più costoso acquisto (
Link), oppure l'ultimissima sparata sulla questione stadio:
«Mi sono stancato, sono una persona facile, che parla e cerca di capire, però se dall'altra parte ci sono dei sordi, ne prenderò atto e me ne andrò. Ma se vado via da Napoli vi fate la C e vi tenete il sindaco: magari giocherà lui in squadra, insieme agli assessori, con Auricchio in porta. Oggi capirò se è il caso di andare in Inghilterra e di lasciare qui la Primavera». Un diktat che può evidentemente dare solo a un'amministrazione che già in passato ha dimostrato di farsi soggiogare da sentimenti filoazzurri. Una minaccia poi che è tale più per gli inglesi che per la serie A, dopo Massimo Cellino mandare un altro “indesiderabile” potrebbe essere visto come un atto ostile al cacio d'Oltremanica.
Potremmo continuare con l'elencazione degli episodi che lustrano la carriera da presidente del produttore (vedasi lo
«scurnacchiato» dato a Moratti reo di avergli fatto il favore di portar via Mazzarri), ma ci ridurremmo a fare un lungo elenco.
Ora che addirittura De Laurentiis è passato alle vie di fatto contro chi osa non criticare, ma solo chiedere maggiore competitività, i tifosi della SSCNapoli si renderanno conto che questo personaggio non è il massimo cui possono aspirare per elevarsi dal provincialismo calcistico in cui li sta relegando? Non è forse solo qualcuno che sta lucrando sulla loro smodata passione? Un solo dato per suffragare questo ultimo interrogativo: la SSCNapoli ha un invidiabile primato, ha chiuso in attivo gli ultimi sei esercizi di bilancio, eppure il presidente azzurro (e con lui l'allenatore) continua a lamentare di non poter spendere. Certo se il gettito generato dai tifosi non viene reinvestito per una maggiore competitività del club, qualche dubbio sull'uso speculativo dei bilanci viene.
