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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 22/04/2014 10:15:56
Campionato in crisi. Soldi e falsi d’autore

 

La redazione di Sportal.it ha riassunto i risultati del “Report calcio 2014” commissionato dalla FIGC per tastare lo stato di anemia del nostro campionato (Link ). Il trend negativo della stagione 2012-2013 va di pari passo con l’allontanamento dagli stadi di una fetta di pubblico, che “pesa sulle voci ricavi da stadio e commerciali, scese rispettivamente del 4,1% e del 3,9%”. In sintesi “I debiti del massimo campionato nella stagione 2012-13 sono stati di 2.947 milioni di euro, ossia il 1.9% in più rispetto alla stagione precedente. Si è ridotta, però, la perdita netta: da 280 milioni a 202”.

L’allontanamento del pubblico dal tempio del calcio era previsto. La prova è lo Juventus Stadium, che non è stato progettato per un numero di spettatori sufficiente a garantire una finale di CL ed è stato adeguato per l’EL. I motivi sono da ricercare anzitutto nell’evoluzione dei costumi, che hanno visto vincere sull’abbonamento allo stadio quello che si stipula con le televisioni. Un’offerta che scremata dai Bergomi/Caressa e i Pistocchi di turno, è allettante sul piano della professionalità tanto nei confronti dell'evento sportivo quanto del dispiego di potenzialità tecnologiche. Certo, il contentino antijuventino si acquatta in agguato dietro l’angolo e non di rado ti domandi perché quell’azione su fuorigioco presunto o millimetrico non viene ripetuta in tempo reale, ma nel complesso le proposte sono variegate e competenti.
La Juventus ha steso con un facile1/2 ad opera di Llorente e (persino) di un ritrovato Giovinco l’Udinese e a più di un qualcuno deve essere balenato che il 5 maggio 2002 accadde similmente con Del Piero/Trezeguet mentre l’Inter dalla paura matta di vincere preferiva contro la Lazio affogare nelle lacrime supplichevoli dei suoi. Strapagato Isla, l’Udinese sarebbe l’unica avversaria che non se la gioca contro la Juve con il catenaccio e i colpi proibiti dal regolamento, quelli da sanzionare con il rosso e che invece passano in cavalleria. Per la cronaca così non è stato per Bonucci e Lichtsteiner, che diffidati si sono presi il secondo giallo, il primo addirittura dalla panchina.
Può darsi che a Guidolin piaccia giocare a calcio e non fare la boxe, come si usa di questi tempi dalle parti della capitale e del Vesuvio, dentro e fuori dal campo. Sintomo di un nervosismo alimentato sempre dallo stesso colpevole: la Juventus. Se non avesse tutta quella prosopopea, quella voglia immortale di primeggiare, di rovinare la festa a tutti per principio (a proposito, tenete d’occhio quella novella Triade che fa sfoggio di gioia dagli spalti imitando Galliani), oggi la Roma sarebbe in testa a un campionato che potrebbe finire con 94 punti senza vincerlo, perché la Juve se ne sta appollaiata lassù ridendosela a +8.
“Non esiste una Federazione che possa trarre giovamento dal dominio di una sola squadra per molti anni, la gente si allontana” . Il 6 giugno 2012 Petrucci, presidente del CONI dal 1999 al 12 gennaio 2013, oracolava questa profezia che spiega tutto alla Gazzetta dello Sport. (Link). Poco importa se la storia deve fare i conti con i comportamenti violenti delle tifoserie ultrà. Se a Catania scendono i tifosi del Napoli per dare il benvenuto all’autobus della Juve. Se i viola se la prendono sempre con le vittime dell’Heysel. Tosel deve morire perché ha squalificato un giocatore che ha scambiato il campo per un ring.
E allora vai con il fango, se no non c’è via d’uscita. Se la Juventus vincesse quest’anno l’EL, nel suo stadio mentre le altre non ce l’hanno, porterebbe a quattro i trofei, considerando legittimamente questa come la quarta Uefa? Superando lo stesso record di 3 vittorie dell’Inter, già invalidato nel 1993, essendo stata la prima squadra a raggiungere tale traguardo, nella finale della competizione vinta con maggior scarto di reti, dopo aver giocato nel 1977 nel lusso di una compagine interamente di italiani? Per correre ai ripari la longa manus del "diffuso sentimento popolare" si è dovuta prodigare fin sul sito dell’Uefa, dove una traduzione “ad capocchiam” , tarocca più o meno quanto la moviola di Sassi del gol di Turone (Link), ha aggiunto un inciso di troppo che non c’era nella versione inglese e in quella francese alla frase sulla rete di Roberto Bettega (Link) che ha legittimato la vittoria contro l’Athletic Bilbao, definendola arbitrariamente in fuorigioco.

La verità bisogna nasconderla alterandola. Altrimenti qualcuno, più abile nel far di conto, potrebbe realizzare che di quei 2.947 milioni di euro di debiti del nostro campionato, 92 li ha fatti la Roma e 79 l’Inter solo quest’anno. E scoprire che Unicredit ci sta mettendo 250 milioni di euro (Link) per salvare ancora una volta qualcuno dall’impossibilità di iscriversi al campionato prossimo si serie A, dal quale avrebbe dovuto essere escluso a suo tempo per una serie di illeciti mai sanzionati perché prescritti. Come le rivelazioni di Almeyda (Link), giunte a sollevare dubbi sul biscotto tra Roma e Parma 3 a 1 del 17 giugno del 2001 che avrebbe garantito ai giallorossi, non paghi di aver giocato un’intera stagione con qualche extracomunitario di troppo, l’ultimo scudetto vinto. Nella sua autobiografia, 'Almeyda, Anima e vita', il calciatore racconta anche gli effetti dirompenti di qualche trattamento seguito quando giocava nel Parma, rimembrando la famigerata flebo di Cannavaro adoperata dalla RAI per screditare la Juve (Link).

“Sic transit gloria mundi”. La credibilità del calcio e la voglia di andare allo stadio.










 
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