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Attualità di N. REDAZIONE del 12/01/2026 08:08:21
TETHER E LA JUVENTUS vol.5

 

Di Crazeology

Negli ultimi mesi la situazione generale si è evoluta parecchio, come tutti i lettori sanno sicuramente. Elkann ha venduto IVECO e sta vendendo il gruppo GEDI (La Stampa, La Repubblica, alcune Radio di importanza nazionale, ecc). La Ferrari non vince più una gara manco per sbaglio. La Juve, come previsto dallo statuto societario, ha dovuto a malincuore far entrare un nuovo membro nel CdA, nominato da Tether. Tether che intanto ha acquistato ancora azioni dal libero mercato ed è cresciuta ancora nelle percentuali dell’azionariato. C’è stata poi una offerta pre-OPA rifiutata addirittura da Elkann in persona in un video. Sono girate voci di altri possibili compratori per il club (arabi, cordate, e via dicendo).

Le procure della Repubblica continuano ad inseguire Jaky e i suoi beni, opere d’arte comprese, mentre egli continua a spostare il baricentro dei suoi affari finanziari oltre oceano; la terra trema a Torino, c’è aria di fuga e di “sbaraccamento”, e in alcuni forum i tifosi sono scatenati, e speranzosi di vedere una situazione nuova anche per la loro amata Juventus. Ma esiste anche un certo popolo conservatore che invece preferisce l’attuale “gestione pateracchio” da provinciale, come è diventata la Juve degli ultimi anni.
Ma a noi poco importa di tutto questo. A noi, come promesso in precedenza, interessa mettere a fuoco, in questo capitolo conclusivo riguardante Tether, le grosse problematiche di cui un eventuale nuovo proprietario (che potrebbe essere anche un altro grosso investitore) dovrebbe occuparsi. Le cose di cui non abbiamo parlato nei capitoli precedenti (tutti i link a fondo pagina). Il celebre e simbolico “elefante nella stanza”, che in troppi fanno finta di non vedere.

Chi compra la Juve, deve sapere che prima di gestire una squadra deve gestire tutto ciò che c'è intorno, non solo nel presente, ma anche nel passato. Ci sono tantissimi nodi irrisolti, che necessitano di essere sciolti. Il più grande è “calciopoli”, non tanto per il fatto in sé, ormai anche abbastanza vecchiotto, ma perché è la scatola perfetta che contiene tutti gli altri nodi. È la vicenda madre di tutte le altre vicende. È il terreno contaminato su cui vive il nostro calcio. Calciopoli infatti continua ininterrottamente dal 2006, di fatto non è mai finita, nemmeno durante i trofei della gestione di Andrea Agnelli. Calciopoli ha messo in rilievo tutti i problemi sistemici del nostro mondo pallonaro, che prima di tutto odia la Juve, e ha evidenziato quanto la storica proprietà del club sia vergognosamente inadeguata a possedere un tesoro di questa portata.

Chi entra nel sistema deve farlo con la volontà di far esplodere tutto, e deve predisporre tutti i mezzi necessari per riuscirci. Costui deve entrare immediatamente nella dimensione mentale che contro la Juve ci saranno sempre processi farsa, inchieste pilotate, accuse campate in aria quotidiane, diffamazioni continue, media a senso unico, bastoni fra le ruote per impedire qualunque risultato sportivo, ecc. Quindi, il papabile nuovo azionista di maggioranza, deve entrare con la voglia di colpire tutti gli avversari, non solo sportivi ma anche politici, economici e mediatici; deve militarizzare sia la comunicazione sia tutti i rapporti di sistema, sia i rapporti con la politica, sia i rapporti con le procure, sia i rapporti con i media, ecc. Dovrà farlo senza nessuna pietà, senza nessun equilibrio, senza nessuna proporzione, dove per ogni colpo ricevuto dovrà rispondere moltiplicando per cinque. Per ogni minaccia/accusa ricevuta dovranno seguire in risposta intere sequenze di accuse pesantissime, contro tutto e tutti, magistratura corrotta compresa. L’opinione pubblica antijuventina dovrà tremare alla sola idea di lanciare un’accusa qualunque, perché questo comporterà automaticamente la delegittimazione della persona che la lancia, del contenuto della accusa, e del relativo tifo di appartenenza, con tanto di elenchi di illeciti, richieste danni, e distruzione professionale dell’accusatore. Difendersi attaccando, questa dovrà necessariamente essere la strada.

E tutto ciò non sarà sufficiente, perché l’immagine della Juventus nel mondo è sostanzialmente distrutta rispetto al potenziale reale positivo, e per ricostruirla servono diversi anni, e soprattutto serve delegittimare tutto ciò che è avvenuto negli ultimi venticinque anni di calcio, ottenendo finalmente giustizia e riabilitazione internazionale, nonché fango a camionate per i veri colpevoli. Per fare tutto ciò servono grossi mezzi, politici, economici e mediatici. L’investimento economico nel club a confronto del resto è la cosa più piccola. Il nuovo proprietario, se vuole farcela, dovrà probabilmente entrare nei gangli del potere economico del paese, forse anche con molti pacchetti azionari in imprese “chiave”, in modo da radicarsi in modo capillare nei vari potentati, perché acquisire il club e investirci dentro non è assolutamente sufficiente. Se il nuovo proprietario non è disposto a fare tutto questo, ossia a sporcarsi le mani, durerebbe pochi anni e poi verrebbe prima travolto e poi inghiottito da condanne variopinte, processi civili e penali, giustizia sportiva, ecc. Senza adeguate e forti difese, i tentacoli della piovra lo stringeranno fino a farlo soffocare.

Non ci sono alternative, perché il sistema odia la Juve, ed è abituato all’idea che può mordere il club e i suoi protagonisti liberamente, senza nessuna resistenza. Bisogna resettare tutto completamente, rieducare tutto e tutti, con la forza. Una vera impresa dunque, molto dispendiosa, e molto rischiosa. Si tratta a tutti gli effetti di una guerra economica, politica e mediatica. I tanti miliardi di Tether non li tengono al sicuro dalle procure moralmente corrotte e dalle mafiette massoniche del cortiletto italico. Nel fare tutto ciò, sarà necessario anche colpire inesorabilmente la proprietà antisportiva precedente, a cui dovranno essere attribuite molte delle colpe riguardo alle mancate difese del club negli scorsi decenni, i danni subiti, e tutte le relative inadeguatezze conseguenti. Perché una cosa è certa, chi scientemente non ha gestito e difeso l’onorabilità del club negli ultimi venticinque anni, sarà il primo a voler sparare contro il nuovo padrone del club. Ancora di più se questo dovesse cominciare a rendere nuovamente competitiva la Juventus in termini sportivi. Ormai li conosciamo fin troppo bene quelli là; gli olandesi ex-torinesi sono fatti così. Di fatto saranno sempre il nemico numero 1.

Discorso analogo va fatto per FIGC, UEFA, e FIFA. Se Tether o altro nuovo super-azionista, pensa di poter gestire il club semplicemente mettendo soldi e competenze sportive, evidentemente non ha capito in quale vespaio si è andato ad infilare.
Meglio essere chiari: se il nuovo azionista non ha un progetto complessivo che riguarda tutti questi innumerevoli aspetti, gli verranno sostanzialmente rubati/rosicchiati i fondi messi a disposizione, verrà depauperato il valore economico reale del pacchetto azionario di controllo, e sarà tutto inutile. E probabilmente costoro pagheranno un conto salatissimo anche a livello personale. Se l’investimento in bianconero è solo uno sfizio da tifosotto facoltoso, una sorta di bel sogno adolescenziale, un maldestro e istintivo “bisogna fare qualcosa per tornare grandi”, è meglio fare un passo indietro immediatamente. Non è questo di cui ha bisogno la Juventus in questo preciso momento storico.

Quando nei capitoli precedenti, nel mio piccolo ho dato parere sostanzialmente negativo riguardo all’investimento finora costruito da Tether, oltre alle altre motivazioni a sfondo economico già elencate, l’ho fatto perché ci sono da considerare anche tutti questi ulteriori aspetti velenosissimi, fortemente tossici, e con rischio altissimo di potenziale non riuscita del progetto.

Va ricordato inoltre che ogni guerra comporterà morti e feriti, vittime collaterali, ferite profonde in chi la subirà, potenziali disastri, e che bisogna essere pronti a subirne delle dolorose conseguenze. Non sarà affatto indolore. Fare la guerra ad interi mondi politici, imprenditoriali, industriali e finanziari, non sarà affatto una passeggiata di salute. In troppi dimenticano che Calciopoli è strettamente legata e collegata ad altri scandali, soprattutto spionistici, ha colpito anche alcune vittime che hanno pagato con la propria vita, e altre risultate poi completamente estranee ai fatti hanno pagato un prezzo altissimo sia in termini personali, che professionali. Decidere di riaprire con la forza ciò che in tanti vogliono che rimanga chiuso, comporterà effetti devastanti a tutti i livelli. A Tether serve un vero progetto con un senso, ma nessuno sa se sono in grado davvero di costruirselo.

Ardoino finora è stato molto vago. Già il fatto di sognare Mourinho come allenatore (qualcuno ricorderà un vecchio tweet di Ardoino su questo tema), non depone proprio a suo favore, e non per motivi tecnici o per le qualità professionali dell'allenatore portoghese, ma per quanto egli con lo scopo di schermare mediaticamente la squadra, abbia strategicamente cavalcato con la sua solita boria antisportiva un comodo antijuventinismo da bar, e quanto ciò abbia contato nei trofei farlocchi dell’Inter post 2006. Non sappiamo molto sulla cultura gobba del bravo amministratore delegato di Tether. La domanda quindi sorge spontanea: che tipo di Juventino è Ardoino? Semplice? Da bar? Buonista? Rancoroso? Vendicativo? Passionale? Non è dato saperlo.

Queste mie lunghe, logorroiche ed estenuanti riflessioni, spezzettate in cinque caitoli web pubblicati negli ultimi mesi, non possono che concludersi dunque con una domanda precisa senza possibilità di fuga: se Tether diventasse il primo azionista della Juventus, avrebbe un vero progetto totale da sviluppare, e soprattutto avrebbe la forza e il coraggio di cominciare una guerra senza precedenti contro tutto e contro tutti? La stessa domanda ovviamente si può estendere ad eventuali cordate imprenditoriali, a Bin Salman, o a chiunque voglia comprarsi la Juventus. Questa è l’unica questione che davvero conta. Questo è il vero elefante nella stanza. Tutto il resto è solo una conseguenza.

Augurando un buon 2026 a tutti i lettori, chiudo con la citazione di un vecchio proverbio indiano che recita così: “quando vedi tutto grigio, sposta l’elefante”.
E con questo, direi che ci siamo capiti...

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