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22/07/2022
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Editoriale di M. ROCCA del 11/12/2008 13:18:05
Passione Proverbiale, piemontese.

 

"Cotanta blaga ma poc tabac".
Questo proverbio piemontese, risalente alla fine dell'800, significa "esibire una lussuosa tabacchiera ma con all'interno poca.....sostanza". Sta a dipingere un signore che sfoggia un gran bell'involucro ma che poi "dentro" ha poco per sé e nulla da offrire. Si può intendere sia sul piano materiale, come un nobile decaduto che ha dilapidato il proprio patrimonio, che sul piano dell'essere interiore, un buon predicatore dal razzolare indegno.
Ovvio che questa premessa sulla antica saggezza popolare piemontese non è fine a se stessa. Anche perché devo scrivere di calcio o meglio del mondo del calcio e non di tabacco o di nobili e men che meno di predicatori. Fatto sta che questo proverbio continua a ronzarmi nella mente. Nella mente ma soprattutto nel sentimento Juventino.
Un tifoso ha come bene primario la passione sportiva per la squadra che ha eletto come quella del cuore! Bene primario, sennò che tifoso è? Così come un giornalista ha come bene primario l'informazione, sennò che giornalista è? Troppo semplice? "Cotanta blaga ma poc tabac". Troppo semplice.
Un tifoso che per professione fosse giornalista sportivo, dovrebbe avere, nel merito, due beni primari, quello professionale di informare correttamente - documentandosi - e quello sportivo di amore per la propria squadra.
Quindi il salto logico è un giornalista Juventino, nel contesto di Farsopoli, dovrebbe o meglio avrebbe dovuto lanciare tuoni e fulmini, vista l'iniquità di giudizio!
Quanti giornalisti si professano Juventini?
Molti.
Ma tolti i pochissimi soliti noti (Rocca, Ostellino, Moncalvo e pochi altri), il resto, spesso più influenti nel panorama mediatico, c'erano o dormivano? Davano informazioni corrette? Dimostravano il loro amore per la squadra del cuore?
Una cosa è certa: c'è chi confonde la libertà di informare con la libertà di dire ciò che gli conviene o gli viene suggerito e crede di poterlo fare senza preoccuparsi di un confronto cui sfugge scientificamente.
Questa però non è informazione ma solo propaganda e schiavitù materiale, controllo del portafoglio e interesse personale.
Il cuore e il senso del dovere sono solo una bella ed elegante... tabacchiera. "Cotanta blaga ma poc tabac". Appunto.
Lo so non è uno scoop. Eppure si dice Juventino, tanto da dichiararla propria compagna di vita, seconda passione, Roberto Beccantini. Di cui mi sfuggono le opere meritorie in favore della Juventus, ma non la proprietà del giornale per cui scrive. Il suo pensiero lo espone in modo elegante e forbito, dice che si è accorto che la Juventus era colpevole perché alcuni docenti di diritto guardavano di storto Moggi e Giraudo. Lui non crede nei complotti, crede a Guido Rossi. Anche a Carraro e Gussoni. Probabilmente dopodomani anche a Cappuccetto rosso. Evidentemente la prima passione della sua vita è l'Ifil, anche se non si scrive con la "i greca".

Propagandasi per Juventino anche Marco Travaglio, finto censore di un regime che lo ha arricchito e che cita a sproposito tutte le volte che viene confutato, quasi sempre a ragione. Il suo mix di sentimento popolare ben veicolato, brandelli di verità e calunnie personali ha uno strepitoso successo mediatico e fingere di essere Juventino gli serve per sparare ca... spesso inesattezze.
Dalla trasmissione di Aldo Biscardi sbandiera i nostri colori anche Bruno Bernardi. Calato come un passamontagna nella parte del marito tradito, pur essendone, in fondo in fondo, contento. Lui interpreta quello che è rientrato a casa, in anticipo, e ha trovato la moglie a letto con la squadra ospite. Undici più le riserve. Indignato, implode nel "personaggio", trovando così la scusa per fuggire dall'amante. Con la sua voce roca ed ostentatamente stentorea è ambito, più che dalla curva "Scirea", dal fior fiore degli zoologi .
Sulle piccole emittenti impazza Marcello Chirico. Giornalista si chiama lui, di nome, mentre Juventino dovrebbe essere il di lui cognome. Sembra arrangiarsi pur di portare a casa uno stipendio, inventando imitazioni, gorgheggiando e "slogheggiando". E' il teorico del "voltare pagina" e del "metterci sopra una pietra" pur di nascondere Farsopoli sotto il tappeto, rigorosamente di marca Elkann. Secondo me cerca di essere l'equivalente giornalistico di Cobolli Gigli. Stessa competenza calcistica, stesse capacità di showman. Molto divertente... per la controparte.
Ci sono poi quelli che dalle colonne dei quotidiani sportivi (chissà perché è un aggettivo che di volta in volta accostato a quel sostantivo mi provoca moti di ilarità irrefrenabile, quasi fosse la battuta del secolo) si fermano al dito per paura di vedere la luna che sta dietro. Sempre con tanto ma tanto affetto. Ben retribuito.
Siamo sempre lì. "Cotanta blaga e poc tabac". Capito?
Ci diranno di "aver appeso le cetre alle fronde dei salici", noi sapremo che hanno semplicemente appeso il cappello al chiodo. Attaccati sul vuoto del sentimento alla loro ragnatela di interessi, non temono e non seducono nulla se non il loro sterile lamento. Freddo ed essenziale.
Vedo le loro facce e rabbrividisco (io per loro). Sento già i loro discorsi orditi in un tema blasfemo, conosco già la danza dell'indignazione a pagamento e del brusio frusciante di chi non ascolta perché non ha la sostanza per sentire.
Mi ribello a quel ronzio e grido: "Forza Juventus!", di cuore, veramente e disinteressatamente di cuore.
Come sappiamo fare noi di Giulemanidallajuve, senza "blaga"!
 
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