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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 28/12/2008 22:02:19
IL TRITACARNE

 

Non sappiamo se negli altri paesi europei si soffre della stessa pruriginosa curiosità di cui sono afflitti gli italiani. Certo è che la nostra curiosità viene costantemente alimentata con la trascrizione (o peggio con i riassunti neanche troppo fedeli), delle intercettazioni misteriosamente uscite dalle procure e con le foto del vip di turno in versione desnuda.
Alcuni giorni fa la signora Rutelli, al secolo Barbara Palombelli, essendo (sembra) erroneamente finita in alcune pubblicazioni, si è lamentata dell’uso indiscriminato e grossolano che i giornalisti fanno delle intercettazioni. La nostra ha tuonato: “non si può gettare una persona nel tritacarne mediatico delle intercettazioni!”. Alleluia! Anche la Palombelli, che è anch’essa giornalista, si è accorta dello scarso senso di responsabilità dei suoi colleghi.
Sinceramente, non ci interessano le disavventure di lady Rutelli, sarebbe però curioso sapere cosa pensa del contegno tenuto due estati or sono dall’allora ministro e collega di partito del consorte, l’On. Melandri.
La vicenda che ha coinvolto “la sora Palombelli”, è stata per noi solo lo spunto per alcune riflessioni.
Ci siamo chiesti: ma in Italia si continua ad intercettare? Che interrogativo puerile, certo che sì! Le procure di tutta la penisola seppur soffocate dai debiti, proseguono la loro ineliminabile opera di ascolto e vigilanza; è per reprimere il crimine organizzato! Quanti Moggi ci sono ancora in giro…
La riflessione più curiosa però, è scaturita dall’accorgerci di come si vuol far credere che sia cambiato l’atteggiamento verso le pubblicazioni delle intercettazioni.
Buona parte dell’Italia sembra essere percorsa da un rigurgito di garantismo e serietà. Così in televisione possiamo assistere a chi si compiace di come sia mutato il modo di percepire le intercettazioni sui giornali. E seppur isolati, si cominciano ad ascoltare commenti che cautamente invitano a non emettere frettolosi verdetti di colpevolezza.
Che bello, la società intorno a noi sta imparando a ri-civilizzarsi. Sembra.
In realtà non è cambiato nulla. È solo un diverso schema di gioco. Un gioco in cui quello che conta è fare in modo che la massa, il gregge, continui a non pensare in autonomia, continui a guardare nella direzione che gli indica il “pastore mediatico”. Quel che conta è distogliere lo sguardo.
Bisogna guardare altrove, un po’ più avanti, un po’ più indietro, un po’ più in là.
La stampa e i mezzi di (dis)informazione in questo sono come un indice che indica dove guardare. E da quella parte il gregge indirizza gli occhi.
Così si guarda al recente passato, non per avvedersi della propria incoerenza con i sopravvenuti garantismi, ma per riaffermare che oggi non è come ieri. Il furfante di due anni fa, rimane tale perché la condanna popolare di allora era cosa buona e giusta. Ma il perché ancora non si sa.
Oggi trionfa la presunzione di innocenza.
In due anni la metamorfosi è completa, ci siamo evoluti giuridicamente.
Le accuse vanno dimostrate in modo incontrovertibile: ci vogliono le prove! E le prove o i surrogati di queste, non sono tali finché non le pubblica un giornale. Eccolo il cane (pastore) che si morde la coda!
Se dunque essere intercettati non è più sinonimo di colpevolezza, bisogna comunque continuare ad distogliere il popolino, che sebbene meno dipendente da verbali (riveduti e corretti), ha bisogno di veder pubblicati i vizi dei personaggi noti.
A breve, grazie ad annunciate riforme, saremo forse costretti a diminuire la nostra dose di altrui conversazioni telefoniche. È necessario tuttavia continuare ad alimentare il voyeurismo popolare. Si deve condannare, se non “giustizialmente”, almeno moralmente i furfantelli che conosciamo.
Per fortuna esistono ancora le riviste scandalistiche, che con cadenza settimanale offrono le immagini senza veli di questo o quel personaggio pubblico, la relazione extraconiugale di Tizio o Sempronia, l’inciucio politico tra Caio e Mevio.
Noi allora aspettiamo di vedere le foto di un tale ex Direttore generale in costume adamitico, siamo curiosi di sapere se il tale (che si professa un buon cristiano) nasconde relazioni extraconiugali, vogliamo scoprire se consiglia questo o quel presidente.
È un nostro diritto! Il nostro sacrosanto antistress!
Nostro sacrosanto diritto, ma solo finché non vedremo pubblicate le foto sconvenienti di chi “non deve” finire nel tritacarne mediatico.
 
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