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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di F. ZAGARI del 08/03/2009 16:03:14
Per una nuova Juventus

 

La Juventus potrebbe avere un grande futuro, se solo l’attuale dirigenza la piantasse d’essere un avanzo del presente.
Quando le scelte di John Elkann portarono alla presidenza di Corso Galfer Giovanni Cobolli Gigli e Jean-Claude Blanc, in molti scrivemmo che per salvare il salvabile di una storia vergognosa, ci si sarebbe dovuti battere nelle sedi opportune, dimostrando l’innocenza di una squadra imbattibile. Missione fallita, la Juventus non fu difesa.
Nell’estate del 2006 la Juventus perse i propri campioni, l’Europa e la “serie A”, acquistando “sorrisi”, bidoni e una dimensione di secondo piano, amministrata da tante parole che portarono risultati marginali.
Oggi ci sono ancora coloro che, da surrogati, siedono su di una poltrona senza coltivare un futuro. Pensateci: continuano a ripetere di volere rappresentare la Juventus, ma loro non hanno minimamente presente che cosa voglia dire essere da Juventus; si sono insediati ai posti di comando a spese degli altri, senza assumerne lo stile.
Dalle pagine de “Le Figarò” Jean-Claude Blanc, amministratore delegato, racconta di “cento giorni per non morire” , di aver dovuto prendere delle decisioni, stabilendo nuovi budget senza Champions League, rinegoziando con gli sponsor, cercando di convincere i giocatori più rappresentativi della squadra a rimanere nonostante la retrocessione.
L’amministratore delegato aggiunge, soddisfatto, che alcuni pensavano che si sarebbero impiegati dieci anni per rimettere in sesto la squadra, evidenziando che il nuovo corso non proporrà un modello "due campioni per ogni maglia", ma un club che stia in piedi da solo, con la volontà di formare giovani in grado di crescere e finire poi in prima squadra, anticipando i tempi in cui i vari Del Piero, Nedved e Buffon termineranno la carriera agonistica.
In un'intervista al “Corriere della Sera”, John Elkann sostenne che le spese di Moggi e Giraudo erano insostenibili, e che la nuova gestione avrebbe puntato ad un funzionamento sano dell'attività sportiva e nello stesso tempo a tornare in Champions, per l'ambizione e per rendere sostenibile il business, aggiungendo che la Juventus dell’epoca “Triade” costò un sacco di soldi .
Il riferimento fu esplicito: “La Juve punterà ora ad un modello sostenibile: il costo del lavoro non può essere l'80% del fatturato”.

I dati, ad oggi, sono impietosi.

a. la gestione della Triade ha sempre tenuto (eccezion fatta per la stagione 2001/02 – 75,1% -) i conti in pieno controllo, mantenendo il rapporto tra monte ingaggi e fatturato ben al di sotto di realtà come Manchester Utd e Lione;
b. i dati confermano che quell’80% è pura fantasia, visto che dalla stagione 1997/98 - insediamento di Moggi, Giraudo e Bettega che faticosamente avevano sistemato i disastri di Boniperti, il quale, negli ultimi anni, aveva elargito un monte ingaggi superiore al 100% dei ricavi complessivi – alla stagione 2005/06, il rapporto tra ingaggi e fatturato ha oscillato da un minimo del 51,1% ad un massimo del 58,7%;
c. la gestione del “sorriso” ha portato in soli due anni (stagioni 2006/07-2007/08) il costo del personale intorno al 60% del fatturato (59,1%);
d. gli enormi aumenti di ingaggio concessi ai senatori e, contemporaneamente, gli ingaggi a caro prezzo di “bidoni” del calibro di Boumsong e Andrade (i quali hanno notevolmente peggiorato la qualità media della rosa) sono le cause principali di questo declino che sembra essere inarrestabile.
e. i dati ufficiali della stagione 2007/08 di Inter e Milan, che dispongono sicuramente di una rosa numericamente e qualitativamente superiore, sono praticamente identici a quelli della società bianconera.

Se a tutto questo si aggiunge che, nonostante un cospicuo aumento di capitale - evento mai concesso a Moggi e Giraudo dall’azionista di maggioranza – sulla panchina bianconera non ci sono più allenatori come Lippi e Capello, e nella rosa mancano calibri da “90” come Cannavaro e Ibrahimovic, ci viene da domandarci con quale faccia un amministratore delegato abbia il coraggio di dichiarare che questa società possa stare in piedi da sola, proponendo per ogni maglia due “bidoni” allo stesso prezzo di due campioni.
Probabilmente Jean-Claude Blanc dimentica che il monte ingaggi attuale è uguale a quello della Juventus di Fabio Capello stagione 2004/05 – con evidenti differenze sia nei risultati che nella forza della squadra - , e che gli attuali giovani (da lui evidenziati come il futuro della società) sono figli della vecchia gestione.
Nella storia della Juventus c’è sempre stata la passione di tanta brava gente, di molti che hanno veramente creduto in un progetto, per il quale si sono battuti, hanno profuso energie, impegno e abnegazione. Una storia che ha avuto nella famiglia Agnelli un cognome che è sempre stato sinonimo di garanzia e competitività.
Quella Juventus ha provato a traghettare il “popolo bianconero” in una terra nuova, dove il futuro appariva radioso e vincente, mentre oggi c’è chi cerca di legittimare il presente sperando di confondere ancora con le parole la storia, accusando d’immoralità il recente passato. Roba da psichiatria.
Giovanni Cobolli Gigli e Jean-Claude Blanc hanno colpe enormi, a cominciare dal giorno in cui accettarono le false sentenze di “Farsopoli”. Tutta roba qui scritta e prevista, per tempo. Se nel loro futuro continueranno ad essere presenti, vendendo zucchero ai tifosi come ha fatto sulle pagine de “Le Figarò” l’amministratore delegato, Inter, Milan e Roma non avranno rivali in campionato, così come Barcellona, Real Madrid e Manchester United in Europa. Se, invece, guarderanno al patrimonio culturale e sportivo della squadra più titolata d’Italia, dimettendosi e suggerendo alla proprietà di vendere, allora vedremo nascere, finalmente, una nuova era. Si chiuderà una piaga, aperta con la vergognosa campagna mediatica dell’estate 2006, con l’influenza di un sistema che si è poggiato su codici inesistenti e creati ad arte per affondare la più grande amministrazione che una società di calcio avesse mai avuto. Quel che occorre loro, oggi, non è il coraggio, perché sono al disfacimento. Basta un pizzico d’orrore per se stessi, che è sempre stata roba da indossatori di scudetti altrui, e non da Juventus.

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