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Domenica 27/09/2020 ore 20.45
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Udienze Processi di N. REDAZIONE del 30/05/2011 16:19:40
Requisitoria Narducci/9

 

Processo calciopoli. Trascrizione integrale requisitoria del 24 maggio 2011

Un’altra delle modalità utilizzate e che permettono di attribuire a questo gruppo di persone il carattere del sodalizio ex articolo 416, è quella che riguarda lo svolgimento di tanti e tanti incontri o riunioni o momenti riservati di discussione fra gli appartenenti al sodalizio stesso. Incontri nella quasi totalità dei casi – in verità – se non nella totalità più correttamente, che hanno risposto anzitutto a regole di assoluta riservatezza e cautela nella organizzazione e nello svolgimento poiché era opportuno non… evitare che terze persone potessero sapere che questi incontri stessi vi erano stati.
Per quanto riguarda la loro frequenza e l’arco di svolgimento, questi incontri o riunioni si sono svolte nel corso dell’intero campionato dal settembre al maggio del 2005. Se li si vuole numerare e indicare numerativamente forse si tratta di circa 13/14 incontri che avvengono fra gli imputati di questo processo. Non sempre ovviamente contestualmente fra tutti, ma certamente, per la maggior parte, gli incontri sono avvenuti fra: L. Moggi, A. Giraudo, P. Bergamo e Pairetto (designatori); in diverse occasioni la questione l’incontro ha coinvolto il vicepresidente della federazione Innocenzo Mazzini; in altri il presidente dell’ass. italiana arbitri Tullio Lanese e anche allorchè alcuni fra loro non hanno partecipato a questi incontri riservati, di essi venivano informati sia per quanto riguarda la data di svolgimento, il luogo di svolgimento, sia per quanto riguarda poi l’esito.
Tra molti di questi incontri riservati si inseriscono poi dei capitoli di incontri non meno significativi, anzi, tante volte egualmente significati, che sono gli incontri riservati e personali che intervengono unicamente fra Luciano Moggi e Maria Grazia Fazi.
La Fazi non viene chiamata a partecipare a quelle riunioni più generali e si pone costantemente, come abbiamo iniziato a vedere in alcune telefonate che io commentavo questa mattina, come elemento di collegamento fra il rapporto di L. Moggi e i designatori ; ovviamente in particolare con il designatore Paolo Bergamo per il rapporto che esiste fra la Fazi e Paolo Bergamo più che con Pierluigi Pairetto.
Ovviamente quando parliamo di incontri di questa natura, noi non abbiamo fatto riferimento a qualcosa che abbia a che fare con una sorta di banale incontro conviviale fra più persone, qualcosa che abbia a che fare con un pranzo o con una cena o un incontro fra personaggi del mondo del calcio, fossero anche designatori, non ci interessa assolutamente nulla; noi facciamo riferimento e ci interessa dal punto di vista della prova che può essere desunta dagli stessi - per come vedremo – solo incontro incontri nell’ambito dei quali si discutono questioni che riguardano, magari insieme ad altre cose, le attività dell’organizzazione, il modo attraverso il quale comporre questioni interne alla organizzazione tra alcuni dei membri della stessa e le migliori capacità di riuscita complessiva. E non parliamo più, e non parliamo certamente in generale di qualcosa che qui è stato sollecitato ad esempio dall’imputato P. Pairetto come se ci fossimo occupati solo di vicende, che pure magari potrebbero avere la loro rilevanza, riguardanti discussioni o fatti di cosidetta politica federale. Cioè di qualcosa che riguardava la determinazione di cariche di assetti delle federazione italiana giuoco calcio, o qualcosa di assimilabile a questo. Parliamo ovviamente di incontri in cui, pur avendo magari le discussioni ad oggetto anche questo tipo di argomenti e lungamente nel girone di ritorno del campionato, una delle immancabili questioni è sempre quello della sorte che avranno dopo Bergamo e Pairetto, magari della sorte della signora Maria Grazi Fazi; si discute ovviamente di altro ed in particolare di come devono essere gestiti gli arbitri e gli assistenti per garantire che l’esito del campionato abbia un determinato risultato.

Circostanze di questo tipo si intravedono sicuramente fin dall’inizio – siamo nel periodo, nel settembre del 2004 - allorché attraverso le intercettazioni è possibile provare che il martedì 21.09.2004 avviene un incontro a casa di Antonio Giraudo e che vede la partecipazione altresì di Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo. Di questo incontro è informato Tullio Lanese e Innocenzo Mazzini di cui pure è prevista la partecipazione, salvo poi per Mazzini non andare a questo incontro serale a casa Giraudo, ed incontrare pur tuttavia in altro momento e riservatamente a Torino, in quella stessa giornata, sia Moggi che Giraudo.
La sequenza di contatti che prova come l’incontro avvenga è desumibile dalle telefonate che indicherò, pu senza insistere particolarmente sul contenuto delle stesse. Innanzi tutto quella sulla, avvenuta il 17.09.2004 alle ore 17.45, il progressivo è il 254, fra L. Moggi e A. Giraudo che iniziano a parlare di questo incontro con un riferimento a Pinochet (da intendersi Pierluigi Pairetto). Poi in quella della stessa giornata, 17.09. alle ore 22.58, il progressivo è il 195, che interviene fra L. Moggi e P. Bergamo in cui si parla della serata a casa Giraudo che dovrà avvenire di li a qualche giorno ed in cui vi è un riferimento alla –chiaro – alla vicenda di Maria Grazia Fazi, nell’ottica di, testuale: “qualcosa di un –testuale- casino che non deve scoppiare”. Ancora quella del 18.09.04, alle ore 15.48, il progressivo è il 219, in cui L. Moggi ricorda ad Innocenzo Mazzini che viene atteso per la giornata di martedì. Quella del 21.09.2004 delle ore 16.00, il progressivo è l’844, fra Pierluigi Pairetto e Tullio Lanese, da cui si desume chiaramente che Lanese conosce questa vicenda e che sarà informato dopo da Pairetto. Ci sono tre telefonate che sono..provano di come Innocenzo Mazzini sceglie di incontrare anticipatamente Moggi e Giraudo a casa ..in altra sede, cioè presso la sede della società Juventus, ove si reca per interloquire con L. Moggi e A. Giraudo e sono: la telefonata 29.2004 delle ore 10:54, progressivo 296 fra Moggi e Mazzini; quella, stessa giornata, ore 12.08, il progressivo è il 389 fra Moggi e la segretaria Morena e quella del 21.09.2004 ore 13.17, il progressivo è il 165 che interviene direttamente fra L. Moggi e Innocenzo Mazzini .

A un certo punto queste persone della sera si trovano tutte presso la abitazione di A. Giraudo e intervengono alcune telefonate fra le persone presente e altre che vengono contattate. In particolare per due conversazioni, grazie al fatto che appunto il telefono viene tenuto acceso mentre le persone sono li, e funzionano altri telefoni e conversazioni, possiamo ascoltare degli spezzoni in ambientale.
Sono dunque presso quella abitazione quattro persone: due Moggi e Giraudo e i due designatori. Ascoltiamo una prima volta qualcosa, si tratta della telefonata alle ore 21:09 del 21.09, il progressivo è 869, interviene fra P. Pairetto e il figlio Luca che si trova da altra parte. E’ possibile ascoltare in ambientale le voci di A. Giraudo e L. Moggi nella stanza, nella abitazione e – è un po’ tutta in ambientale questa prima parte – questi spezzoni che sono già indicativi del tenore di discussione che avviene là dentro.
Se guardate la trascrizione effettuata dal perito, essa non è fedele; se la ascoltate quando viene attribuita una frase, è nel foglio 166, all’uomo 1 che è da identificarsi in Antonio Giraudo, il perito dice che la frase, le parole, mette tra virgolette questo: “Parlando lontano dal telefono mentre il telefono squilla mette un’altra volta ..e poi inizia..inizierebbe a parlare un’altra volta.”. Se si rilegge con accortezza la.. se si riascolta la telefonata sappiamo invece che la frase testuale che sullo sfondo Antonio Giraudo pronuncia è la seguente, che manca quindi: ”Non voglio rimettere un’altra volta sul Milan perchè ho il vizio di chiederti “ e questa parte il perito non la trascrive, la interpreta male o non la ascolta.
Così come non si ascolta quello che dice Luciano Moggi, che è l’uomo 2, di cui non viene trascritto nulla perché sarebbe tutto incomprensibile, invece Luciano Moggi immediatamente dice:”non si può “ questo si intuisce della conversazione. E ancora non si comprende quello che ancora dice l’uomo 1 (che è Antonio Giraudo) la cui frase testuale che è invece monca nella trascrizione “è un rischio troppo alto”; salvo poi prendere di nuovo la parola Pairetto perché Pairetto inizia la conversazione con il figlio Luca.
Dunque un frammento di questo colloquio ci fa immediatamente capire che si è sviluppata una conversazione che ha ad oggetto il campionato; è certamente il Milan che ovviamente si anticipa come competitore della Juventus. Alle 21.23, viene intercettata altra telefonata fra P. Pairetto e il figlio Luca, il progr. è il num. 870, in cui si fa riferimento alle persone presenti e poi soprattutto dopo che si raggiunge una prova ulteriore, anche se non mi sembra onestamente in contestazione, che L. Moggi sia presente in quella stanza e lo si ricava dalla conversazione ad incastro fra le due telefonate. E’ la conversazione delle 21.58, che ha il progressivo 871 poichè, in questa circostanza, Luciano Moggi dice una serie di cose facendo riferimento ad altre telefonate che ha in corso con un tale Raffaele e parla del comando generale e sappiamo per altra intercettazione che infatti alle 21.58, il progressivo è il 427, su utenza Moggi in intercettazione, egli conversa con un ufficiale della guardia di finanza che è Raffaele Romano, con il quale parla da li.

Che gli argomenti di discussione abbiamo una diretta ed immediata rilevanza per griglie, sorteggi ed incontri che si andranno a fare è dimostrato dalla telefonata delle 22.36, il progressivo è l’856 e poi da quella delle 22.44, che ha come prog. 878. Si ascolta in ambientale Luciano Moggi dice di andarli a prendere e poi nella conversazione fra P. Pairetto e il figlio questi chiede al figlio di andare a prendere il calendario delle partite della domenica, di domenica, e di fare veloce e vedere di trovarglieli salvo poi in quella telefonata delle 22.44, P.Pairetto dirà al figlio che egli ha trovato già il calendario delle partite di domenica di cui doveva parlare con Moggi, Giraudo e Bergamo e che quindi non ha più necessità. In riferimento a queste partite – ne tratterà poi il collega Capuano – deve essere fatto con riferimento alle date che emergono con certezza da queste telefonate. Abbiamo detto che questo incontro avviene la sera del 21.09 martedì e pur tuttavia il giorno successivo, 22 settembre mercoledì, si disputa una terza giornata di andata del campionato. Possiamo dunque affermare che – e poi vedremo in che termine – quando si..queste persone hanno necessità di guadare le partite, siccome si parla si parla della domenica e si fa riferimento alla quarta giornata del campionato di andata che si svolgerà in data 25-26 settembre del 2004, non dunque delle partite del giorno successivo.

Al collega spetterà trattare altro incontro che io ricordo essere avvenuto il 02.12.2004, di nuovo a Torino, questa volta presso l’abitazione di Pierluigi Pairetto a Rivoli fra Moggi, Giraudo, ancora Pairetto e Bergamo in relazione del sorteggio del 3 dicembre 2004 e delle successive partite. In quello stesso mese, dicembre 2004, ve ne sarà un altro; si svolgerà di nuovo presso l’abitazione del designatore Pairetto e ad esso parteciperanno ancora Moggi e Giraudo questa con Tullio Lanese, presidente AIA. Di questo incontro iniziano ad affiorare le prime tracce di organizzazione nel corso di quella telefonata di cui ho già parlato, del 9/12, in cui il presidente dell’AIA ritiene che la prima persona meritevole di essere informata del rientro in servizio di Palanca e Gabriele sia Luciano Moggi. E poi si sviluppa attraverso un’altra serie di telefonate e di progressivi che il collegio potrà andare a verificare e cioè: quella del 17.12 alle ore 13:06 progr.27837 fra Moggi e Lanese; quella delle ore 20:49 del 21.12 progr. 30687 fra Lanese e Giraudo e quella delle ore 00.34 del 22.12, prog 30714, fra Lanese e la moglie del Lanese che nella conversazione è la S.ra Lalla. A questo incontro che termina ad una certa ora della sera o della notte del 21.12, viene ripreso in un paio di conversazioni che vengono registrate il giorno successivo. Tutte e due in data 22.12.2004; la prima fra Pairetto e Lanese alle ore 11:52 ha come progr. il 31.072, e nel corso della quale, questo dovremo leggerlo sulla base delle dichiarazioni poi che sono state dai diretti interessati e di altre che poi andremo a vedere dopo. Lo scambio di battute testuale fra Pairetto e Lanese è il seguente; si sta parlando della serata precedente “tutto bene, credo veramente che sia “”si infati dice Pairetto –senza problemi si possa tentare di lavorare bene”, “si si si – e dice ancora Lanese- a gennaio, fine gennaio ci rivediamo di nuovo”, “si si –risponde Pairetto, facciamo un check “, “si ogni tanto, si; tanto non ci sono problemi , non ci sono problemi di nulla”. Sarà ripresa questa indicazione alle ore 09.59 del 22.12 il progr. è il 13833 fra Moggi e Lanese che è ancora più esplicito sulle questioni di cui si sta parlando e quando, nel passaggio fra i due interlocutori dicono “che tutto procede bene, mi sembra bene tutto tranquillo, sta tranquillo” dice il Presidente dell’AIA a Luciano Moggi che “c’è il massimo della collaborazione” , “come” chiede Luciano Moggi e ancora Lanese: “il massimo della collaborazione” e quando ancora Luciano Moggi non comprende, “dico tranquillo che c’è il massimo della collaborazione da parte..”, “ si si mi sembra tutto bene insomma”, “ si si, tutto ok, tutto ok ci sentiamo”.
Quando rispondono alle domande in sede di interrogatorio e di dichiarazioni rese comunque nelle fase dele indagini, in particolare – come è possibile rilevare dalla sentenza allegata – Tullio Lanese asserisce due cose essenzialmente: e cioè primo di aver partecipato ad un incontro senza sapere quali erano le persone inviate a casa Pairetto e che in particolare Giraudo e Moggi arrivano in quella circostanza senza che lui ne fosse informato salvo – come rivela il giudice – essere smentito da una testuale telefonata, quella citata prima del 17/12, nella quale egli invece dimostra di sapere esattamente quali persone andrà ad incontrare. La seconda, che è quella che viene ripresa nelle dichiarazioni spontanee rese qui in aula da Pierluigi Pairetto nell’ultima udienza di istruttoria parlamentare , tesa a sostenere che per l’uno e per l’altro quello era un incontro non dedicato alle questioni di organizzazione del sodalizio e di gestione della classe arbitrale o altro, ma unicamente per definire una questione, che era una questione di politica federale, cioè la volontà di Lanese, in particolare come definisce anche Pairetto, di far acquisire un peso politico maggiore alla componente associazione italiana arbitri all’interno della Federazione Italiana gioco calcio, anche perché nel futuro mese di febbraio, si sarebbe andati a definire la questione del presidente federale e delle elezioni di Franco Carraro.
Quella espressioni in particolare chiesta rilevata- fare questo check - nel senso fare ogni tanto un’analisi dello stato delle cose di salute, in realtà non è neppure una espressione nuova e utilizzata solo in questa occasione da Tullio Lanese perché nelle telefonate del settembre del 2004 in cui si parla della vicenda della M. G Fazi e del pericolo che essa rappresenta, appare un’espressione testuale di questo tipo, io le ho indicate nella precedente udienza.

Ed è altresì da tenere in considerazione la circostanza secondo cui, come può essere agevolmente verificato da 100 e più telefonate che qua e là sono disseminate nella attività del perito. In realtà noi da parte di questi interlocutori non abbiamo avuto mai nessuna particolare difficoltà o riservatezza o attenzione ad usare un linguaggio riservato e criptico, se sono stati in gioco solo ed elusivamente questioni di cosidetta politica federale. Ne ascoltiamo veramente centinaia e centinaia, alcune le ho citate anche questa mattina, in cui in realtà se si deve parlare di queste cose , tanto più di una assolutamente lecita questione di componenti e di peso politico e di componenti della federazione, le persone non decidono certamente né di parlare in modo riservato, né di incontrarsi in modo riservato. Quel check, anche con la presenza di Lanese, di Lanese informato, per altro è un check o analisi dello stato delle cose, che non si interrompe neppure quando viene eletto Franco Carraro, 14.02.05 data a partire dalla quale non dovrebbe essere più necessario dover fare un check della situazione se l’argomento fosse di quel tipo, perchè continuiamo a registrare anche dopo quella data altri incontri-riunioni riservate. Ma se fosse vero quello che sostengono sia Tullio Lanese, sia qui soprattutto P. Pairetto e cioè il fatto che qualcuno si muove per andare a perorare sostenere una causa e per cercare adepti ad una causa, che dunque evidentemente dovrebbe essere quella che riguarda Tullio Lanese, l’AIA e gli arbitri come peso politico, noi dovremmo ascoltare una telefonata, che è quella fra Lanese e Luciano Moggi, di tipo diverso. La telefonata che ho letto, quella molto breve, non è fatta di rassicurazioni che Moggi rivolge a Lanese, nel senso del Moggi rassicura Lanese circa il fatto che quel suo progetto o - evidentemente sostenuto dagli altri - perché evidentemente deve aver persuaso gli altri verrà sospeso, ma si verifica esattamente tutto il contrario. Chi è che rassicura l’interlocutore per 3 volte di seguito che c’è il massimo della collaborazione? Luciano Moggi a Tullio Lanese o esattamente tutto il contrario? Il Presidente dell’AIA verso il dirigente della società Juventus?
E se è Tullio Lanese che offre il massimo della collaborazione a Luciano Moggi, stiamo forse parlando del progetto politico componente AIA o stiamo evidentemente parlando di ben altro rispetto a quelli che sono gli obiettivi di questa organizzazione?

Tutto questo, via via che avanza il campionato e maturano altre vicende, diventa pian pian sempre più chiaro, diciamo e esaustivo rispetto a queste indicazioni che fino alla fase di dicembre noi individuiamo.
Soprattutto perché –l’ho già detto altre volte –lo abbiamo iniziato a vedere questa mattina quando ho fatto quel commento alle telefonate che riguardano la griglia (09.02.2005), proprio più o meno agli inizi del mese di febbraio comincia a registrarsi una particolare fibrillazione ed allarme e L. Moggi A. Giraudo insieme ritengono che stia accadendo qualcosa e cioè che non tutto stia andando così come si è programmato sin dall’inizio e che a un certo punto – visto che soprattutto ad inizio febbraio del 2005 la posizione della squadra e della competitrice – il Milan - in verità ha una posizione di classifica di quasi appagliamento, si stia verificando qualcosa che ha molto a che fare con la posizione di due amici come Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo e sul grado di affidabilità o meglio, inaffidabilità che un certo gruppo di arbitri manifesta nei confronti della squadra di Luciano Moggi.

Che questa sia la situazione, fibrillazione, indicazione di richiamare all’ordine i designatori e serrare le file perché ci dobbiamo avviare alla fase finale del campionato (febbraio-marzo-aprile-maggio) comincia a venir fuori chiaramente da una prima telefonata che intercorre il 06.02alle ore 11:05, il progressivo è il 31466 fra Moggi e Giraudo.
Nonostante tutti gli sforzi di essere criptici verso tutto il mondo intero e intellegibili sono tra loro, la telefonata è abbastanza agevolmente interpretata. I due iniziano a parlare di una situazione che è una situazione interna la squadra e di situazioni che non vanno in quel momento all’interno della squadra : problemi, casini e cose di questo tipo. E ad un certo punto – si parte dal foglio 625 – della perizia trascrittiva per questa conversazione,è A. Giraudo che avvia il discorso dicendo “come anche, dobbiamo anche riprendere l’altro ambiente che non è più l’ambiente (squadra che può interessare poco) , quelli che sembrano degli amici ma poi non ci danno più niente. Se non avessimo (incomprensibile) più che palese “ e Luciano Moggi: io ieri sera ho fatto una chiacchieratina quando sono arrivato io gli ho detto –riprende – gli ho detto perché sai aiutarsi va bene da tutte le parti ma aiutarsi. Aiutare non va bene più bene”, “esatto, bisogna mettere apposto i due ambienti: l’ambiente interno e l’ambiente esterno”, “si, no, bisogna chiamare anche un’altra volta, bisogna avere anche la pazienza di chiamare tutti quanti”, “si si ho capito””si”; dice A. Giraudo: “perché è un po’ in generale, ma è diventato che tutti amici qui, li o è una cosa clamorosa, ma nel dubbio oramai siamo penalizzati” . E stiamo cominciando a capire di cosa parliamo “non so se c’è la paura di dare..”, e Giraudo: “si, secondo me la paura di essere macchiati dopo, di essere complici, hai capito? Dicono che magari poi gli fanno le polemiche, però qui siamo arrivati che nel dubbio ci dai… nel dubbio puoi dare a favore o contro, nel dubbio dai sempre contro? E questo non va neanche bene perché giustamente dobbiamo riprendere l’interno ma anche l’esterno questo non va mica bene “ e Giraudo precisa: “sono tutte e due cose che devono viaggiare insieme; perché la prima cosa sicuramente in casa nostra dobbiamo mettere a posto le cose, eppure questa perché non va mica bene neanche questa”. Che cosa significhi rimettere a posto le cose e che cosa significa ambiente esterno da rimettere apposto, comincia ad essere chiaro sin da subito, allorchè segue una conversazione che ha il numero progressivo, la 17298, che avviene il 06.02.2005, alle 15:07, fra Luciano Moggi e Pierluigi Pairetto. E che porterà ad un incontro che avverrà di li a poco. Questa telefonata è molto breve e semplicemente è il rimprovero di Moggi a Pairetto che dice: “ti vergogni pure a rispondermi da ieri sera ti chiamo” e Pairetto dice: “non l’ho ancora acceso, insomma sono impegnato, sono a Viareggio” e così via. E’ quella la giornata in cui si devono disputare le partite e alla fine dice Moggi: “ascolta finite le partite chiamami”, “d’accordo”. Al termine di quella giornata infatti, e poco dopo il termine di quelle partite, registreremo a partire dalle 17:15 in poi, varie conversazioni che interverranno fra l’utenza 741 di Moggi che si trova nella città di Napoli e l’utenza di Pairetto 123, che si trova e aggancia celle della città di Torino.

Che ci sia questa necessità di richiamare all’ordine e di rinserrare le file è poi nella conversazione del 06.02.2005 alle ore 22:58, il progressivo è il 17402, sempre fra A. Giraudo e L. Moggi. Si parla di Rosetti; infatti qui la storia di Rosetti di cui parlavo stamattina, di quello che è successo in quella partita e che poi porterà alla punizione di Rosetti e Luciano Moggi ad un certo punto dice, sta facendo riferimento a quelle conversazioni riservate che abbiamo visto, “bisogna dunque rivolto a Giraudo – gliel’ho detto a Pinocchio, io con coso non ci voglio parlare, chiamalo te, fallo venire martedì perché ce lo tirano nel …”, ”guarda è chiaro come la luce del sole; noi ce la mettiamo del nostro” e così via. Poco più avanti, dopo riferimenti ad altri arbitri –Massimo De Santis – dice Giraudo: “ noi dobbiamo incazzarci con quelli che pensiamo che sono amici e non lo sono, questa è la verità”, “ma io parlo di quelli” dice Moggi “non è mica con quei due che vuoi far venire a mangiare da noi che abbiamo problema noi in questo momento “, sta chiaramente riferendosi ai designatori, “ ma io parlo di quelli; quelli li bisogna portarli”, “benissimo ma io infatti te l’ho detto; è chiaro che c’è qualcosa che non funziona, su questo non c’è dubbio. Su 7/8 partite in pratica ce ne fanno di tutti i colori” e ancora “guarda ti dico sarebbe opportuno pura d’accordo, martedì farli venire su per farci una chiacchiera ma di brutto muso perché così non si può andare, perché a noi ci assassinano in tutto” ; e risponde Giraudo: “ma io son più per parlare con, ma adesso sto al telefono non ti --incomprensibile- anche spiegare. Io più che con quei due lì, vorrei parlare con quelli, come qualcun altro, con quelli che ci abbracciano, ci baciano ci spiegano che dobbiamo mettere Birindelli, Oliveira, ci spiegano le tattiche invece di fare il loro dovere; questa è la verità ”. E Lucinao Moggi: “ma tu parli di chi, degli allenatori no? E Giraudo: “no no, io parlo di de..dell’arbitro di ieri nostro”, “a si certo certo ma tutti, hanna paura tutti quanti ora” L’arbitro di ieri nostro è quel Massimo di cui si parla un secondo prima vostro Massimo che ha diretto la partita Palermo-Juve che si è disputata il sabato 05.02 .”Hanno e poi tutto fa capire perché Massimo De Santis sta arbitrando così a partire da quel momento; ma è tutti, hanno paura tutti quanti ora “, sono ”eh ma si ho capito, sono tutti incolonnati; sono tutti incolonnati è la dimostrazione anche paura”; “Paura di che cosa ? paura scusami..” dice Giraudo “ ma son loro che le incolonnano, è lui che le incolonna fidati di me “”e vabbe allora, se incolonna anche qui quello di ieri (De Santis) allora è finita”. ”E’ tutta una cosa contro di noi, la sostanza è questa . Se vogliamo stare zitti, stiamo zitti”, “ io non è che voglio stare zitto, voglio parlare con quelli giusti” dice Giraudo. “Quelli giusti sono anche loro” cioè i designatori, perché Moggi insiste su questo “senti Antonio, stai a sentire, se qualcuno di quelli che fa anche incautamente, involontariamente un favore a noi è bandito, scappa dalla prima griglia, scappa da tutto e dai… quegli altri hanno sempre bene”, “è proprio così”, “poi questi dicono, gli arbitri, ma chi ce lo fa fare”, “vabbè poi te lo spiego a voce chi ce lo fa fare che non sarebbe nemmeno giusto”. E dopo Moggi:” io comunque ho chiamato Gigi “ è Pairetto ovviamente “ l’ho fatto nero tanto per essere” , “che hai fatto?; e lui “sono convinto che non ha colpa e siamo in questo momento, siamo da tutte le parti circondati; è impossibile lavorare e lottare in questa maniera”, “no da tutti in tutti i settori, se va bene in questa maniera lasciamolo andare”. E un poco più avanti si torna a quella questione e si capisce che cosa sta accadendo, che troviamo in quelle telefonate di cui parliao questa mattina e che è quando Moggi lascia capire chiaramente: “e vabbè per carità così per carità non ti dico, non è che vado a fare troppi reclami; ora aspettiamo Rosetti in prima griglia domenica se invece succede il contrario, scappa dalla prima griglia per 10 settimane e lo vogliono mandare in terza griglia, sarà mica una cosa giusta va bene. Che ti devo dire, se poi è normale questa maniera” e così via. Ed è quel Rosetti che infatti dovrà essere punito e non arbitrerà la seria A il 13 e 20 febbraio e torna il 27 febbraio per Palermo-Roma, per non avere il suo … per la partita Milan-Lazio . La giornata dell’08/02 si chiude con una telefonata in cui, è quella delle 12:45, progr 31956, discutono, colloquiano brevissimamente Antonio Giraudo e Luciano Moggi ed in cui Giraudo ricorda al secondo di dire, “ricorda al secondo verso le 10, le 8 –questa la testuale trascrizione - liberi un attimo che ho fatto venì Pinochet a casa mia un attimo. E poi –dice Giraudo –lì dobbiamo decidere di essere un po’ più duri in generale, poi ne parliamo oggi”, “ne parliamo oggi, si va bene, ma con lui, con lui no, ma guarda che Rosetti lo sai che non è dipende da nessun altro, dipende da Pairetto.

In quella stessa giornata, Luciano moggi incontra Maria Grazia Fazi; l’incontro avverrà a Roma, presso l’Hotel Jolly. Viene anticipato dalla Fazi nella conversazione del 07.02.2005, alle ore 19.10, il progressivo è il 354 a P. Bergamo. Nel corso della quale telefonata, il riferimenti allusivo ma chiaro è ad una cene delle beffe di Bergamo ed un suo pranzo delle beffe del giorno dopo con il numero due. E, ancora confermata da una telefonata che è una telefonata di appuntamento del 10.02, alle ore 10:24 dell’08.02, il progressivo è 416 tra Fazi e Moggi, appuntamento all’01:00 a l’Hotel Jolly a Porta Pinciana, di resoconto della Fazi a Bergamo nelle ore successive quando l’incontro, che è stato un incontro del pranzo, insomma di quell’orario di pranzo è terminato. Alle ore 16:08 dell’08/02/2005, il progressivo è il 474, Grazia racconta a Bergamo come è andata e che cosa si sono detti. Questa sempre, come dire, molto significativa per la chiarezza del linguaggio che usa la Fazi, vivaddio. E dice: “Credimi, ho dato giuarda tante di quelle botte che se ne arrivano un quarto e arrivano”, “ è strano –dice Bergamo – vedremo perché- mi ha chiamato già Gigi”è Pairetto; “ha chiamato davanti a me –dice la Fazi- Moggi ha chiamato Pairetto davanti a me”, “Nooo”, “Si, l’ha dovuta fa vedè subito una, alla fine gli ho detto lui è convinto che un altro anno ci siete e io ‘Lucià lascia stare, ci sono o no non conta niente pensa a tè, non è un discorso tra me e loro è che a te che devi vincere questo e il prossimo. Se seguita così, se non dai, se hai tolto la credibilità prima a Bergamo e non gliela dai adesso, tu quest’anno non lo vinci il campionato. Paolo tu non puoi immaginare, non puoi immaginare guarda credimi …Alla fine abbiamo finito –dice Grazia –te lo giuro su quanto ho di più caro al mondo si è chiusa una porta” e così via. E ancora “io guarda queste soddisfazioni me le devo prendere per noi sai “ dice Bergamo “beh certo a voi figurati”, sta parlando in senso figurato con Moggi “ che ve cambia con voi con il signor Pinocchio. Come mi sono divertita. Non puoi immaginare gli ha fatto una telefonatina davanti a me..quanto avrei dato per avere il videotelefono. Lui ha detto ‘si lo sento anche io e non è niente adesso, non è niente di quello sente’ ma glielo messa tutta, tutta addosso Paolo” e ha tenuto il telefono acceso e ancora più avanti “e mi fa lui – racconta Grazia – ‘Grazia sono nel casino, io Luciamo moggi e loro i due designatori’ Perché, gli ho detto, sei nel casino? Gli ho detto io ho già letto i giornali ha fatto una dichiarazione che ti ridico tutta: leggendo e sentendo parlare le persone sembra che la classifica sia diversa; non mi sembra, gli ho detto, quindi quale è il casino scusami? ‘no no, hai capito perfettamente a cosa mi riferisco sono tutti allo sbando’, chi tutti allo sbando? Ho detto vabbè, non è niente ho detto, perché tu non ti rendi conto di quello.. della fatica, di quello che è il lavoro vero. Ho detto,allora riniziamo tutto dall’inizio ho detto, riniziamo da quello che è successo, quello che ho dovuto subire io e così via. Il signor Bergamo gli ho detto no che lavora, quello che riesce a fare è sempre pure poco con quell’altro che rompe Perché la cosa più brutta Luciano è chi ha più padroni, gli ho detto; chi risponde sempre allo stesso padrone può anche qualche volta non essere disponibile ma ce ne ha sempre uno. Chi deve dì di sì a tanti è molto diverso” e riprende, questa telefonata si tronca improvvisamente , e si devono risentire alle 19.34 di quello stesso 08/02, il progressivo è il 490. Di nuovo l’Hotel Jujjy, “Grazia sono nel casino”, si riprende da lì: “ e quale è il problema ? - chiede lei – e dice ‘no no mi rendo conto che è la situazione che non va, siamo completamente allo sbando’; Ma allo sballo chi? gli ho detto, scusami, ‘però mi sono incazzato avrebb..dice Moggi ‘ con chi ti sei incazzato? gli ho detto scusami; ‘ eh mi sono incazzato con Pinochet’; gli ho detto il Signor Pinochet, si lui che gli dai del tu, ‘poi mi sono incazzato De Santis, con Rodomonti, con Cassarà e con Rosetti’ ma vedi d’altronte Luciano le situazioni non è che io, come qualcuno ti ha fatto credere , avevo chissà quale potere su loro, solo che ho dato qualche fastidio a qualcuno, adesso tutti i grandi arbitri, poi vuoi che ti dica gli ho detto, vuoi che ti dica che loro si sentono tutti autonomi perché sanno tutti che l’anno prossimo non ci saranno né Bergamo, né Pairetto?... Mi aspetto l’avviso di garanzia vuoi che si parli laddove è Bergamo – è sempre la Fazi che parla- ha provato per lo meno a difenderlo, per lo meno a rivedere una situazione che era brutta e lo è tutt’ora, gli ho detto, solo peggiorata se preso da parte ti faccio nomi e cognomi che non si sa per quale motivo difende perché io lo ricatto, non si sa per quale cosa ci sia in mezzo a questo sorteggio”. E ancora sta raccontando :” hai perfettamente ragione ma tanto –dice Moggi- Lanese prima o poi la paga perché mi ha fatto anche altre cose, adesso ti faccio vedere quello che dico a Pairetto. Ha alzato il telefono – mammamia Paolo – e lì avrei voluto vedere la videocamera per fargli la linguaccia, ma io una persona non l’ho mai trattata così, ma guarda non immaginare le cose che non gli ha detto ‘la devi finì’”, “ e a proposito di Lanese no e scusami a proposito di Rosetti? “ chiede Bergamo , “A proposito di Rosetti, si si ‘la devi finire di essere una sanguisuga –dice Moggi al telefono con Pairetto – ti abbiamo dato tutto e tu hai preso da tutti, adesso ti faccio anche l’elenco; basta!, se non ci fosse quell’altro (Bergamo), ti farei vedere che fine di farei fare prima di giugno’. Io li per lì ho detto ‘forse mi sta a piglià in giro’, siccome l’ho guardato in un modo come per dire ‘non ti permettere di prendermi in giro’, ha staccato il telefono e mi ha fatto vedere Pairetto ”

E poi inizia tutta una serie di considerazioni sul gruppo degli arbitri che stanno vacillando e che non sentono più la guida e che non garantiscono più quella fedeltà . Così da far capire chiaramente alla Fazi quale è lo stato delle cose ora che c’è fibrillazione, “perché io lo conosco il mondo come va è giusto? E quando si esagera, tu ti devi fidare – Moggi - oramai per sei mesi , degli ultimi quattro che son rimasti, no? Non so quattro vabbè per un ultimo anno e quattro mesi gli ho detto, ti ripeto on è così “.

All’esito di quella telefonata commentata prima ,ne segue un’altra delle 18:01, di quel giorno 09.02.2005, in cui il progressivo è il 547, di nuovo P. Bergamo e la Fazi si soffermano nuovamente, da un lato sul contenuto dell’incontro che c’è stato il giorno precedente, per cui la Fazi ritorna sostanzialmente su cose già dette prima - quello con Moggi - sia sul fatto che Bergamo ha avuto modo di ascoltare L. Moggi nel corso della nottata e delle ore precedenti. Ttanto è vero che dice alla Fazi di aver parlato con quello che scherzosamente chiama il suo “fidanzato” e ovviamente allusivo rispetto all’incontro con Moggi e al fatto che ha parlato nel corso di queste telefonate, di queste conversazioni telefoniche, da un lato della strigliata che è stata data a Pairetto da Moggi, sia dell’incontro stesso avuto con la Fazi che Bergamo ha fatto finta di non sapere, di non conoscere come circostanza.
Che questa conversazione, queste conversazioni siano avvenute è dimostrato dal fatto che, prima di questa telefonata delle 18:01, dal tabulato delle utenze riservate noi abbiamo circa 5 contatti telefonici in orari diversi a partire dalle primissime ore dopo la mezzanotte del 01.012, sempre fra l’utenza 284 di Bergamo e la utenza 741 finale in uso a Moggi. I contatti avverranno nei seguenti orari: alle 00:45; 01:3 ancora alle 10:22, alle 14:06, alle 16:02 di quella giornata.

Un altro incontro è quello che avverrà il 17.02.2005, nella città dio Torino, anzi per la precisione presso l’abitazione di Pierluigi Pairetto, con L. Moggi, Giraudo e T. Lanese. Un incontro che si svolge quando ormai è già avvenuto, certamente l’elezione del presidente Federale che risale al 14.02. Dell’avvenimento è informato anche certamente I . Mazzini e quale sia ancora il tema della discussione, insieme altri, è provato da una telefonata che avviene immediatamente dopo lo svolgimento di quell’incontro il 21.02.2005 alle 18:47, il progressivo è il 1394 fra Mazzini e Moggi.
Moggi chiede a Mazzini se è stato chiamato da qualcuno dei designatori e Mazzini risponde di non essere stato chiamato da nessuno. E dopo aver affrontato una discussione su altre questioni non importante per noi, le parole testuali che usa Mazzini sono queste, che si ricollegano a tutti i temi di discussione di quel periodo: ” No perché è grave se questi, se questi sono dequalificati e i fischietti pensano che sia tutto bollato”; ”si ma appunto ti sto dicendo magari te no ti preoccupi molto comunque io mi sono già fatto sentire ora fallo te dai” è l’invito di Moggi a Mazzini che risponde affermativamente:”certo, che lo fo io”; “ e poi dopo magari fatti sentire in serata”. E’ chiaro che l’argomento con il vice presidente della federazione sono ancora i fischietti intesi ovviamente come arbitri e il fatto che in questo momento la sensazione che questi possono avere è che il sistema sia controllando, da qui l’invito ad un sodale con Mazzini di interessarsi della questione e di interloquire egli con i designatori.

Nel frattempo ancora vi saranno altri due, altri tre incontri dedicati per la maggior parte alle questioni che riguardano, da un lato il pericolo rappresentato dalle dichiarazioni che la Fazi può rendere al pm di Torino Guariniello che il 25 di febbraio si recherà a Roma per esaminarla insieme a M. Martino e che forma oggetto sia di un incontro che avviene tra la Fazi e Bergamo. La Fazi si reca nella città di Livorno per interrogare Bergamo, per incontrare Bergamo e dall’altro di un incontro che sarà sollecitato da parte di Giraudo al designatore Bergamo, con il quale viene concordato un appuntamento a Torino il 28.02.2005.
I dati di riferimento per ricostruire questi passaggi riguardano la telefonata progressivo 1924 del 26.02.05 alle ore 10:37 sulla utenza in uso a Fazi conversazione con Bergamo; quella dello stesso 26.02. ore 10:42, il progressivo 30017sull’utenza in uso a P. Bergamo con la moglie Alesandra Vallebona ; e, dalla lettura dei tabulati dei tabulati dei telefoni intercettati che dimostrano quale è il percorso effettuato da M. G. Fazi presso..per raggiungere l’abitazione sita a Collesalvetti Livorno e le celle che sono agganciate in quella località.

Seguirà ancora altro incontro tra Luciano Moggi, Tullio Lanese e Pierluigi Pairetto il 23 di marzo del 2005 a Torino in una fase che precede lo svolgimento di alcuni incontri che poi tratteremo, in particolare il primo Fioretina-Juve e poi altri.

Della questione di come raccontarsi e possibilmente contenere i pericoli rappresentati dalle indagini in corso da parte della procura di Torino, forma oggetto di altre conversazioni che attestano che il 30.03.2005 sempre a Roma e sempre presso l’hotel Jolly, la Fazi incontra Luciano Moggi. I dati di riferimento sono i seguenti: telefonata delle ore 09:54 del 30.03 prog. 5065, tra Fazi e Moggi; telefonata del 30.03.05, ore 12:24, progressivo 5024 tra Fazi e Bergamo; telefonata del 02.04.05 ore 13:43 progr. 5359 telefonata tra Fazi e Bergamo di nuovo.

Altro incontro, è quello preceduto da una serie lunga di appuntamenti e di colloqui telefonici che si svolgerà il 30.04.2005 nella città di Torino tra Maggi, Giraudo, T. Lanese e P.Pairetto. I dati di riferimento per la ricostruzione dell’incontro sono i seguenti: la conversazione del 20.04.2005, ore 17:35, il progr. 96264 fra Tullio Lanese e Pairetto; sempre tra Lanese e Pairetto immediatamente dopo, 20.04.2005, ore 17:52, progr. è 45550; quella tra Lanese e ancora, sempre Pairetto della stessa giornata alle ore 17:58, il progr. 96288. Ancora quella che avviene nella giornata dell’incontro, ore 11:13 quindi 30.04.2005, prog. 99813, fra Lanese e Pairetto e ancora quella delle ore 12:41 della stessa giornata , prog. 6262 fra Lanese e Giraudo.
Quella che merita di essere segnalata, più di tutte è la telefonata che in quella giornata, alle ore 19:11 intercorre fra I. Mazzini e il designatore Bergamo, il progressivo è l’11819. Discutono i due di quello che è la situazione esistente in quel momento e che dunque formerà oggetto di quell’incontro Torinese.
E i passaggi testuali sono questi. Mazzini dice:” Perché pensano che siano tutti contro di loro, capito?” e aggiunge rivolte a Bergamo: ”però te però bisogna che tu gli dia comunque la sensazione, anche se fai in un’altra maniera”. E quando Paolo Bergamo dice ad I. Mazzini: “Quando ti trovi davanti a queste situazioni non c’è una mezza strada, capito? E che le cose impossibili non si possono fare di fronte al fatto che loro “ ed è chiara sempre l’allusione a Moggi e Girado, “vedono nemici dappertutto”. Paolo Bergamo risponde ad un certo tratto di questa conversazione: ”Ho capito ma sbagliano”, “però insomma” dice Mazzini: “tanto vengon sempre alla fede” e Bergamo, testuale, risponde : “Anche perché il lavoro viene fatto, perché non puoi passare dalla domenica all’altra ad allacciare”, “no no”, “capito? Comunque stasera speriamo che le”; espressioni che stanno a significare sostanzialmente, tradotto in termini comprensibili e più chiare il fatto che, alla fine i due dirigenti Moggi e Giraudo, devono comunque fare i conti con i designatori e questa lealtà devono mostrare, questo significa in altri termini all’espressione “prestare alla fede”. Così come altrettanto esplicitabile in termini più chiari quello che dice Bergamo che ricorda come il lavoro, il lavoro che loro fanno, viene fatto perché non puoi passare dalla domenica all’altra ad allacciare, in altri termini il fatto che loro in quanto designatori sono insostituibili e senza il loro apporto questa possibilità di raggiungere gli obiettivi diventa praticamente impossibile, perché non può essere affidata agli incontri occasionali, rapporti occasionali decisi ad alterare o combinare le partite di volta in volta.

Nell’ultima fase, quella che si realizza tra il mese di aprile e maggio, gli argomenti entrano anche più direttamente nel vivo. Il 29.04.2005 inizia una serie frenetica di contatti che, infine attraverso vari appuntamenti , condurranno Maria Grazia Fazi ad un singolare appuntamento con L.Moggi. Questo singolare appuntamento e colloquio si svolgerà all’interno del santuario del Divino Amore a Roma .
Tutto il percorso di telefonate, in cui intervengono svariate altre persone perché interessate a questo colloquio e alla sua realizzazione, coinvolge anche la figura di Mariano Fabiani oltre ad altri due collaboratori di Moggi che rispondono ai nomi di Nello De Nicola e Armando Obrè. I dati di riferimento sono i seguenti: la telefonata del 29.04 alle ore 12:32, il progr. è il 7256 fra Nello De Nicola e la Fazi; quella dello stesso giorno alle ore 20:31, il progr. è il 7258 fra Fazi e Bergamo; quella delle ore 11:27, della stessa giornata, il progr. è 2726 fra L. Moggi e Nello De Nicola; quella del giorno 02.05.05, delle ore 18:08, il porgr. È il 3035 in cui colloquiano Armano Obrè e Mariano Fabiani, sino ad arrivare alla telefonata, che è la telefonata resoconto di questo incontro, anzi due telefonate per l’esattezza, che avvengono tra la Fazi e Bergamo proprio in data 02.05.
Alle ore 20:55, il progressivo è 2444, giunge sull’utenza fissa dell’abitazione di Bergamo, telefonata da parte di M. Grazia Fazi. La fazi fa il resoconto di questo incontro e l’argomento è ancora una volta il fatto che il suo interlocutore è nel terrore, ha paura e racconta un po’ come è andato questo colloquio che si è svolto all’interno del santuario Basilica, dopo che Moggi ha fatto uscire tutte le persone presenti. La Fazi dice testualmente ad un certo punto che Moggi è impaurito, pensa che tutti sono contro di loro e che tutto si sarebbe aspettato nella vita tranne quello che gli aveva fatto l’amico nostro, alludendo cioè proprio all’interlocutore della Fazi Paolo Bergamo. E la Fazi continua dicendo: “Che cosa è successo contro di noi, tutti ci stanno girando contro – ha detto Moggi - ma ti posso giurare che non siamo morti. So perfettamente la fatica che fa Paolo, è l’unico che ci è rimasto vicino e pensa Grazia, lui mi aveva avvisato. Poi abbiamo toccato l’argomento nei minimi particolari, tutto quello che gli hai fatto quest’anno, le telefonate poi ti racconto; poi siamo arrivati all’argomento Guariniello, gli ho raccontato tutto un’altra volta, gli ho raccontato dell’incontro con Gigi Pairetto “ e la Fazi continua dicendo che gli ha parlato della grande fatica che fa Bergamo, di quello che ha fatto in tutti questi anni e che è sempre l’ultima cosa che faranno – testuale “sarà quella di abbandonarti”, parla di Pairetto e dell’altro designatore.
Poi prosegue ancora e dice, questo è uno dei pezzi più importanti del resoconto del colloquio: “ e poi aspetta, quello che ha detto di De Santis te lo racconto tutto mercoledì, ma che cosa possiamo fare secondo te?” È la domanda di Moggi a Lei, “Ho detto, secondo me, una volta tanto gli ho detto, una volta dammi retta: non hai fiducia di quello che ti ho dimostrato io e qualcun altro, ma almeno di quello che ti è stato dimostrato fidati; lascialo lavorare, Paolo Bergamo lascialo lavorare, ti mancano ancora 4 partite. Ho detto, certo, non so come fa perché nemmeno due titani potrebbero lavorare così, nemmeno loro potrebbero lavorare contro tutto, contro tutti, mettici quello che vuoi ma dagli fiducia. ‘La fiducia non gliel’ho mai tolta te lo dimostrerò’”. E poi riprendendo: “Silenzio Paolo, non pensare minimamente che siamo stati noi, no? Ah, siamo stati noi e voi dico, e tutto questo per far vedere a De Santis che voi eravate forti? Ho detto quanto avete sbagliato! ‘hai ragione!, e lo so che c’ho ragione so perfettamente però credimi proprio sono contenta, indubbiamente vi auguro di finire un ottimo campionato; ‘ti farò vedere che noi, le persone che si comportano bene con noi’. E ve bene, gli ho detto, si fammi vedere le persone che si comportano bene con voi poi che abbiamo per lo meno, che non abbiamo pesci in faccia. Ho detto non dico questo perché io vi chiedo soltanto questo e niente altro”.

Seguito altro nuovo incontro fra Moggi e Fazi nella giornata dell’08/05/2005 di nuovo presso il santuario del Divino Amore a Roma. Si arriva ad un altro snodo decisivo, siamo proprio a quel passaggio decisivo che è rappresentato dalla partita Milan-Juventus di cui ho parlato stamattina e le telefonate che raccontano di questo incontro, sono ovviamente quelle di resoconto della Fazi a Bergamo, in particolare le telefonate sono: quella delle ore 17:17 dell’08.05.05, il progr.è il 7834 Bergamo – Fazi; quella delle 18:19, dell’08.05 il progr. 7894 tra Luciano Moggi e Fazi e quella 15.05.2005, di alcuni giorni dopo alle ore 19:20, il porgr. è l’8352 di nuovo tra Moggi e Fazi: Che sono essenzialmente le telefonate in cui il commento è quello per la situazione, la svolta che si è determinata e che grazie ai due designatori ai due ragazzi di cui parla la Fazi con Moggi, si avvia al compimento perché ormai la questione del campionato si avvia a chiusura con quella che oramai diventa la oramai più che probabile vittoria della squadra di Luciano Moggi.

Nella parte finale del campionato, entrano in scena, dinamiche anche parzialmente diverse da quelle che si sono verificate fino a questo momento. Il collega dovrà fare riferimento ad un incontro che si svolge il 14.05.2005, in località Bagni Rivoli di Firenze, presso l’albergo dove parteciperanno Mazzini e Bergamo con Andrea Della Valle e Diego Della Valle. Immediatamente dopo questo , il campionato e quella fase si chiude, con quello che l’ultimo incontro individuato e accertato, che si svolgerà nella città di Livorno il 21 di maggio del 2005 tra Bergamo, Luciano Moggi, Antonio Giraudo ed Innocenzo Mazzini.

I dati di riferimento sui momenti antecedenti l’incontro sono i seguenti: telefonata del 18.05.2005 delle ore 17:31, il prog. il num. 9309 fra I. Mazzini e la moglie Carla: quella del giorno 19.05 delle ore 09.50 il progressivo è il 47868 fra Mazzini e Bergamo; quella del 18.05 ore 22:36, il prog. è il num. 8760 fra Bergamo e Fazi: E poi più in particolare due conversazioni; la prima avviene il 20.05.2005, dunque nella giornata antecedente l’incontro alle ore 10:25, il prog. è 47973, tra Fazi e Bergamo. Stanno parlando dell’incontro che avverrà e Bergamo che parla allusivamente in modo criptico del numero uno e del numero due, dell’amico di Firenze che inequivocabilmente per quello che ne seguirà e per le terminologie sempre utilizzate è Innocenzo Mazzini; del fatto che oggetto di questo incontro sarà sicuramente quello che è avvenuto per una anno con riferimenti chiari al fatto che una delle vicende che si tratterà è quella di Massimuccio, da intendersi ovviamente come Massimo De Santis a proposito del quale rispetto ai futuri interlocutori, Bergamo dice testualmente alla Fazi che: ”Massimuccio non è mica la mia voce, è la voce sua”. E di quello che chiaramente si profila nel corso anche di questo ultimo incontro emerge quando Bergamo dice testualmente alla Fazi, che gli raccomanda di avere un atteggiamento senza, testuale “prostrarti, nessun capo di cenere” e così via, lui dice: “Ma a me serve anche l’ultima domenica, nel senso di dire inutile che ti mando quelli che mi creano confusione”, “Ma scherzi?” dice la Fazi e Bergamo: “Ti devo mandare quelli che ho preparato essere lì e che sai che sono uomini tuoi”. “Bravo, bravo, ma la cosa più..” e Bergamo ancora: ”Se poi invece tu sbagli” ed è chiaro che il suo interlocutore è Luciano Moggi, “gli devo far capire ha sbagliato lui perché io in questo momento ho bisogno di far capire che la gestione di Massimo l’ha sbagliata lui”. “Certo”, “Non perché voglio rivalutare Massimo, no, non me ne frega niente perché lui che là è”. E la Fazi gli dice: ”Non lo fare questo discorso così esplicito e diretto; sii più furbo, più accorto, non devi dire al tuo interlocutore hai sbagliato tu nella gestione di Massimo De Santis, adotta altre parole”.

E ancora. L’argomento sarà ripreso e potremo avere un’idea abbastanza precisa di quello che si è discusso a casa Bergamo quando il 22.05 alle 12:43.,il progressivo è il num. 9115; Bergamo farà un resoconto un a M. G.Fazi del colloquio. E’ chiaro che si parla che si parla di questo, non certo di altro, perché Fazi – e siamo ad un giorno dopo appena – alle 12:43 chiede come è andata e Bergamo la rassicura dicendo che è andata bene, ed è andata bene con tutte e due i suoi interlocutori a parte, testuale “Massimo” ed è certamente ancora massimo De Santis disintegrato-morto. E Fazi che chiede a Bergamo:”Ma gli hai detto..”, “No” dice Bergamo “Ma sai, gli ho detto anche che Massimo ha lavoro prima per loro”, “eh insomma hai fatto male, e come no?” e viene ancora rimproverato dalla Fazi e lui ribadisce: “lui (Massimo) quando è partito non ha mica lavorato per me. Ma figurati! Quando è partito per dirmi le cose me le ha dette certamente; abbiamo detto che non era vero”. E ancora un po’ più avanti nel colloquio, la Fazi dice: “te l’ho detto che l’ho sentito ieri. Mi ha detto che domenica ci vai”, “Eh, gli ho detto –dice Bergamo – ricordati questo gliel’ho detto in macchina, che soltanto la tenuta della signora ci consente di andare ancora avanti, perché se questa si faceva prendere dall’orgasmo, eravamo tutti morti gli ho detto”; “E li l’ho vista giusta io quando capendo che non c’era stato niente e avevo sbagliato, io per correttezza ho mantenuto un rapporto e questo rapporto poi ci ha pagato”. Sta chiaramente parlando di quello che lui ha appena ricordato il giorno prima, parlando di M. G. Fazi che se si sarebbe fatta prendere dall’orgasmo avrebbe determinato la morte di tutti, ovviamente nel senso di disvelamento di tutti i meccanismi.

Che questo insieme ad altri sia stato uno degli argomenti principali e di bilancio anche di quello che è stato l’andamento complessivo del campionato, trova conferma in un ulteriore passaggio di un colloquio che avviene sempre in quella giornata, 22.05, alle 18:56, il progr. È il 15052 tra Bergano e Mazzini in cui Bergamo, tornando a parlare di quello che era successo nella giornata precedente, torna a ribadire che si è fatto quel passaggio sul Massimo poi magari dice “se ne parla di persona”e Massimo era stato quello che aveva un po’determinato lo spostamento dell’asse, inteso come meccanismo di equilibrio del mondo arbitrale e in conseguenza del suo atteggiamento che inizia a mutare all’inizio dell’anno 2005.
Le versioni offerte sul punto e anche le domande che sono state fatte nel corso degli esami dei testi che hanno riferito di questo incontro, ovviamente parlo dell’ufficiale di polizia giudiziaria, hanno come dire, teso ad evidenziare che in realtà le ricostruzioni erano ricostruzioni arbitrarie, o avventate o non corrispondenti alla realtà dei fatti. Il problema è solo che, come dire, che questa ricostruzione che è una ricostruzione affidata alla lettura delle parole dei protagonisti dell’incontro o di una parte dei protagonisti di questo incontro, non ha mai in alcun modo fatto riferimento a qualcosa che era assolutamente già chiaro prima che avvenisse l’incontro livornese. Che cosa fosse già avvenuto era chiaro, perché era storicamente successo il giorno prima di quell’incontro e cioè che la vicenda e l’incontro non aveva direttamente ad oggetto cosa avrebbe fatto la squadra o cosa si doveva fare per la squadra di Luciano Moggi, poiché il giorno precedente, a seguito dell’incontro di campionato della partita svolta dal Milan la questione era stata risolta e il campionato era terminato per quanto riguardava l’assegnazione dello scudetto.
L’oggetto però degli argomenti è evidentemente, sulla base della lettura di questi spezzoni di queste fasi, assolutamente anche più significativo ed inquietante se si combinano insieme cosa: il riferimento a quello che è stato il bilancio di un’intera stagione anche con momenti travagliati. Tra questi momenti travagliati anche la gestione sbagliata di Massimo De Santis da parte di L. Moggi, cioè quello che ad un certo punto rischia di far compromettere tutto perché determina lo spostamento dell’asse. Quella che si lega, certo come al solito insieme al problema di che fine faranno i suoi designatori, a quello che deve avvenire perché deve avvenire ancora qualcosa di là a sette giorni; lo vedremo infine e cioè che questa organizzazione si propone una operazione di salvataggio di una squadra che improvvisamente inaspettatamente è diventata alleata e cioè la Fiorentina di Andrea Della Valle e Diego Della Valle.


Tutti questi argomenti, che andremo poi a sviscerare in relazione a diversi passaggi, riguardano come dire, la gestione in particolare del mondo arbitrale, cioè degli arbitri e anche degli assistenti ovviamente non meno importanti da questo punto di vista, nell’ambito di uno scenario, che è uno scenario che si individua sostanzialmente nel corso di tutta quella stagione ma che in realtà abbiamo visto, anche per dichiarazioni di testimoni, di diretti protagonisti che sono stati arbitri e assistenti negli anni precedenti hanno avuto occasione di descrivere. Che cosa, sulla base di quali meccanismi può determinarsi e crearsi, perché questo è già avvenuto ad inizio di quel campionato e porta solo a compimento meccanismi che si sono già sostanzialmente ben delineati nelle stagioni precedenti.

Il fatto che, come emergerà ancora poi dalle intercettazioni, il meccanismo della carriera di arbitri ma anche di assistenti è sancita da lacune regole che ovviamente sono regole non scritte e di potere che determinano questa carriera.
Il meccanismo che anche un meccanismo che si è determinato per effetto di mutamenti di regolamenti e delle norme, è un meccanismo che premia arbitri nella misura in cui, disputando , dirigendo più incontri, partecipando a più incontri - in particolare ovviamente quelli di maggiore rilievo e dunque più partite e certamente più partite di serie A e possibilmente più partite di prestigio- vedono realizzate due aspettative: il fatto che questo può permettere loro ovviamente di fare una carriera più sicura e più rapida all’interno della CAN di serie A e B, ma anche contestualmente ovviamente di vedersi possibilmente aperte le porte dello scenario delle partite internazionali, sia quelle fra squadre di club, sia quelle tra squadre nazionali e dunque sia in ambito Uefa e in ambito Fifa.
Questo significa anche questione che essendo cambiata una norma che prima regolamentava, come dire, l’ aspetto di natura economio-retributiva , permette all’arbitro di guadagnare anche più soldi. Non c’è una retribuzione eguale, indipendentemente dal numero delle partite arbitrate; ma quella, gli emolumenti i guadagni sono direttamente legati al numero degli incontri arbitrati.
All’interno di questo sistema in generale esiste altre regola che chiaramente si afferma , questa carriera dipende da varie cose, ma per il tipo di sistema che si è stabilito, essa avanzerà ovvero si sospenderà o determinerà una retrocessione, nella misura in cui questo arbitro, farà arbitraggi più o meno di favore in direzione della squadra di L. Moggi in particolare, ovvero di squadre ad essa legate per le quali vi sono indicazioni. Si verrà premiati, ovvero si subiranno punizioni nella misura in cui questo garantirà o realizzerà le aspettative.
E’ facile registrare anche quali sono, come dire, i comportamenti reiterati, ricorrenti, significativi, di come immediatamente l’arbitro percepisce - o anche l’assistente- che quel particolare evento ha realizzato, ovvero ha deluso le aspettative.

Faccio riferimento alle lunghe e tante telefonate intercorse con autori, curatori, giornalisti del programma “Il Processo del lunedì” che in quella circostanza particolare erano Aldo Biscardi e Fabio Baldas.
Quello è stato uno di quegli strumenti privilegiati da Luciano Moggi per perseguire queste finalità di tutela ovvero di ritorsione e aggressione. Una trasmissione completamente asservita alle indicazioni provenienti da lui, sotto ogni profilo, nessuno escluso.
Ma la questione si potrebbe dire, ha un rilievo di varia natura, generale perché riguarderebbe, come dire, un rapporto innaturale, non destinato ad avere una diretta influenza sul discorso che ci riguarda sul tema dell’associazione e dei singoli reati di frode, se non fosse che, molti di quei colloqui, proprio perché uno degli interlocutori è Luciano Moggi, hanno rilievo anche sulle imputazione che ci riguardano perché sono essi che, in tanti momenti almeno - non in tutti - ma in tanti momenti, offrono una indicazione precisa, in altri termini offrono un elemento di prova ulteriore circa la appartenenza, ovvero la contiguità fra determinati arbitri, ovvero determinati assistenti e questo sodalizio da Moggi capeggiato. E’ Luciano Moggi che attraverso alcune espressioni testuali o indicazioni che fornisce ai giornalisti ci da indirettamente elemento di prova, ci offre su questi nomi; e la questione ha una sua importanza perché solo una parte di questi fatti o di questi nomi che vengono citati nel corso dei colloqui riguardano partite o eventi che sono stati disputati dalla squadra di L. Moggi; tanti altri casi non sono di questo tipo, ed egli in altri termini non sta facendo allorché soprattutto offe indicazioni su come bisogna affrontare la trasmissione televisiva di commento di una determina giornata domenicale calcistica; non sta difendendo il proprio risultato, cioè il risultato della propria squadra legata magari ad un determinato arbitraggio. Tutto questo non è sostenibile allorché alcune indicazioni, perché questo è il metodo di lavoro, riguardano altri fatti incontri disputati da altre squadre e di arbitri e assistenti che hanno quindi diretto altri incontri. E diventa addirittura ancora più clamoroso se anche nelle situazioni in cui diventa francamente difficile o impossibile, ciò viene rappresentato per il giornalista fare una rappresentazione di un evento nel quale non si può cancellare quello che è stato o più evidenti errori commessi nella gara è pur sempre L. Moggi che, prendendo atto di questa impossibilità di soppressione del fatto, indica anche su quali spalle, ovvero sulla spalle di quale arbitro, ovvero di quale assistente, di quale persona di scaricarlo; scaricarlo poco o in tutto offrendoci prova ulteriore di quali egli sa essere arbitri o assistenti amici, ovvero arbitri o assistenti di altra natura.
Le parole testuali che vengono usate e che si rintracciano nei colloqui non lasciano spazio a dubbi si sorta. Se si parla di arbitro o di assistente come amico, perché è l’espressione utilizzata, quindi di persona che non bisogna “toccare” perché non bisogna far vedere cose che egli ha fatto; mi sembra ad esempio che le parole in questo caso abbiano una diretta correlazione con quello che stiamo cercando di dimostrare.

Se si guarda a quei colloqui, ne viene fuori, l’ho buttata giù, un elenco per carità solo parziale.. nell’elenco degli amici Moggi ci mette: Tiziano Pieri, Dondarini, Paparesta, Bertini, Racalbuto, Maggiani, Mitro, Ceniccola, Consolo. Nell’elenco delle persone, arbitri e assistenti, che gli risultano totalmente indifferenti e della cui sorte egli è totalmente disinteressato, c’è sicuramente l’arbitro Tombolini; ci sono gli assistenti Grilli e Rossomando. Se vogliamo indicare una categoria di persone che egli ritiene particolarmente ostili e odiose certamente ci collochiamo dentro l’arbitro Farina e l’assistente Copelli.
Non è come dire una elencazione casuale – e questo non solo perché solo le parole di L. Moggi evidentemente che ci permette di stilare questo elenco – ma non è neppure, come dire, un elenco improvvisato, affidato all’estemporaneità e alla tensione del momento, perché in realtà poi risulta un elenco coerente con i risultati che sono stati acquisiti nel corso di tutte le attività di intercettazione e quindi, sia riguardo alle persone degli imputati, sia con riguardo ad altre, e cioè i nomi di arbitrati e assistenti che certamente non entrano nel gruppo dei nostri imputati ma che pur sempre in questi elenchi potremmo rintracciare.
Io faccio soltanto una indicazione di dati e di date: 15/11/2004, ore 18:05, il progressivo è il 1616, telefonata fra Moggi Luciano e Fabio Baldas; 06/12/2004, ore 16:12, il progressivo è il 16159, Baldas-Moggi; 15.11.2004, ore 11:46, il progressivo è il 4781, Baldas-Moggi; ancora 15.11.2004, ore 17:23, il progressivo è il 5002, telefonata L. Moggi con entrambi Biscardi Aldo e Fabio-Baldas; 20.12.2004, ore 15: 12, progressivo 12819, L. Moggi-Aldo Biscardi; telefonata 24.01.2005, il progressivo è il 28766, la telefonata intercorre fra L. Moggi e il giornalista Franco Melli; il 17.01, alle ore 16:17, il progressivo è il numero 12547, la telefonata è fra L. Mogi e Innocenzo Mazzini oltre che con Fabio Baldas; 24.01.05 ore 19:08, il progressivo è 28723, la telefonata è fra Moggi e Baldas.

Ad altre poi faremo riferimento quando affrontando la parte di discussione che riguarda l’imputato Leonardo Meani, nei lunghi e ripetuti colloqui con diversi assistenti in particolare. Emergeranno delle circostanze che per un verso certamente riguarderanno Leonardo Meani, ma altro verso riguardano L. Moggi in particolare e il gruppo di arbitri e assistenti a lui vicini e sulla base delle informazioni che le persone che con Meani hanno rapporti a lui riferiscono.
Fra tutte merita di essere segnalata, come telefonata significativa di questo discorso argomentazione che stavo sviluppando, un colloquio tra ..che avviene il 06.01.2005, alle 12:28, il progressivo è 15690, tra Bergamo e la Fazi. Si, la telefonata ha una sua significatività perché segue un evento, magari non particolarmente importante e cioè che c’è stata una partita giocata nella 17° giornata di andata e arbitrata da Pieri. La partita è Reggina-Palermo. Arbitraggio di Pieri che sollecita, solleva molte critiche e discussioni sui mezzi di informazione, televisivi e sulle trasmissioni di commento dei fatti. E’ come dire, degno di rilievo che tra il designatore e la Fazi intervenga ad un certo punto, a commento di questo fatto questo testuale passaggio; dice Bergamo: ”Non è una cattiveria, Pieri l’ha fatta grossa, doveva espellere il portiere della Reggina non l’ha fatto”, “Vabbè meno male, sono contenta pure per lui allora e qui si prende una bella botta “; dice Bergamo: “si”. E la Fazi di rimando:”Mo’ è ora che gliela dai una bella botta visto che non riguarda la Juve, è, è,è?”, e Bergamo: “ah, ah, ah”, “bravo, ‘mo è ora di dargliela” e così via.. E’ già chiaro cosa dicano, non ha bisogno questa volta veramente di interpretazioni e a fronte di quello che dice chiaramente la Fazi, va registrato come P. Bergamo, come dire, in alcun modo non solo non esprime un timido cenno di dissenso rispetto a quell’affermazione perentoria, ma in realtà solo stanziale adesione che è espressa con un triplice “ah, ah, ah”.

Il mio collega riprenderà la discussione su queste vicende,m da cui io devo solo per un attimo allontanarmi, per affrontare l’ultima parte di discussione che mi spetta e che si ricollega ad alcune questioni di cui stavamo parlando ora. Tra le persona imputate nel procedimento per il solo reato associativo compare un dirigente della struttura televisiva pubblica che è Ignazio Scardina. Sappiamo che I. Scardina è stato capo della redazione del calcio nella struttura Rai Sport, quella più generale, e che in particolare fra l’altro nella sua qualità di dirigente televisivo, egli aveva la responsabilità di scegliere anche li le chiamano in Rai, griglie, i giornalisti da impegnare in occasione delle partite domenicali di calcio nelle varie località
Noi abbiamo ritenuto, questa è stata valutazione dell’ufficio di procura, che questo fosse l’unico caso di giornalista che, nei confronti del quale, le condotte assumessero non solo rilievo penale ma fossero valutabili sotto un profilo di partecipazione a quello che noi riteniamo essere stato un sodalizio e di contributo dunque alla vita e all’attività di questo sodalizio sotto due particolari forme e per due particolari condotte.
La prima che è quella che è emersa dibattimentalmente, legata al ruolo dirigenziale di Scardina, ai suoi poteri decisione, all’esercizio delle sue funzioni e al fatto che si dimostra come questi poteri in larga parte e soprattutto nel profilo che riguarda le scelte delle persone da utilizzare per seguire gli eventi e commentarli sia stato strumentalizzato e piegato alle attività del sodalizio e di come queste finalità ovviamente erano finalità assolutamente e chiaramente conflingenti con quelle che Scardina avrebbe dovuto assicurare: scegliere in altri termini i più capaci, i migliori giornalisti da utilizzare sul campo di tutti gli eventi da seguire, per altro, come dire, seguendo anche le regole che riguardavano il rispetto dei contratti collettivi e del fatto che ogni particolare evento andava seguito ed affidato a giornalisti in possesso di determinate qualifiche e qualità. Gli scopi del sodalizio, come emerge chiaramente, erano di natura opposta: avere per tanti eventi giornalisti che fossero solo in grado di compiacere, come dire, le aspettative che c’erano per commentare o non commentare, intervistare e non intervistare anche per svolgere attività di “aggressione” nei confronti di avversari secondo modalità e tecniche, in verità indifferentemente usate, sia per quanto ha riguardato il rapporto con il settore televisivo pubblico, sia per quanto riguarda il rapporto con il settore priva. Le dichiarazioni che abbiamo ascoltato in aula, proveniente dai tre giornalisti Sanipoli, Varialle e anche Ciro Venerato, conducono a questo risultato.
Queste dichiarazioni ci dicono in sostanza che attraverso la figura di I. Scardina, Luciano Moggi si è proposto ed è riuscito a realizzare fatti significativi che conducono alla ridimensionamento o a battute di arresto di momenti della vita professionale di una giornalista giornalista come la Sanipoli e contemporaneamente alla straordinaria assicurazione di una carriera a persona che certamente non possedeva nessuna delle qualifiche professionali posseduta dall’altra, ovvero Ciro Venerato che era un collaboratore esterno, collaboratore precario, nella struttura Rai Sport nella città di Milano.
Il risultato è stato, secondo le dichiarazioni rese dalla Sanipoli e da Varriale perché per indicazione e per politica seguita da I. Scardina, si è realizzata una straordinaria anomalia. Ciro Venerato che era persona legatissima a L. Moggi veniva di fatto, quasi pressoché esclusivamente utilizzato per seguire le partite seguite dalla squadra di Luciano Moggi a discapito di persone che possedevano le qualifiche professionali richieste. E che ciò addirittura era avvenuto suscitando proteste redazionali all’interno della sede della struttura Rai sport in occasione dell’utilizzazione del giornalista Ciro Venerato anche per una trasmissione che quella curata e diretta da Varriale che si chiama e si chiamava “Dribbling” e che questo era avvenuto per una famosa intervista rilasciata dal calciatore Fabio Cannavaro.
Quando è stato sentito Ciro Venerato in aula, in verità non solo Ciro Venerato non ha contestato queste dichiarazioni, ma ha asserito che anche con particolare franchezza in diversi passaggi testuali, che egli da collaboratore esterno certamente aveva realizzato un numero straordinario di eventi da seguire, e rispondendo a domande fatte dalla difesa di uno degli imputati che riguardavano proprio quella stagione –ovvero dal difensore da parte civili –egli asseriva che effettivamente se avesse dovuto cercato di dare un’idea delle partite da lui seguite, su 34 in cui comunque era stato sempre utilizzato, almeno 25-27avevano riguardato la squadra di L. Moggi e che certamente quanto al ruolo di I. Scardina era lui che era addetto come funzionario Rai alla preparazione di quelle griglie e quindi anche alla sua designazione e utilizzazione. Quando ha risposto a domande rivolte al pm su cosa accaduto in determinate circostanze e perchè egli si era rivolto a L. Moggi per parlargli di questioni legate alla sua attività professionale, alla sua utilizzazione, Ciro Venerato ha detto che questo era certamente avvenuto in un paio di circostanze e che ciò era stato fatto da lui solo per segnalargli dei problemi che erano avvenuti e che avevano riguardato lui come giornalista e certamente questo, per carità, non allo scopo di esercitare pressione alcuna né su I. Scardina, né su altri possibili funzionari.
Sappiamo che le cose sono andate diversamente per intercettazioni telefoniche registrate in quel periodo e questo è avvenuto con riferimento almeno a due particolari circostanze che riguardano Ciro Venerato in uno ad altra circostanza che riguarda da vicino una vicenda della giornalista Sanipoli che asserisce, circostanze veritiere dunque quando racconta certi fatti. Ci sono due accadimenti e due partite nelle quali attraverso l’intervento di I. Scardina, si realizza qualcosa che non era stato, non si statva o non profilava come possibile, cioè il fatto che Ciro Venerato segua la squadra di Moggi. La prima riguarda l’incontro Lecce-Juventus del 14.11.2004, il secondo l’incontro Juve-Livorno del 09.01.2005.
Che tutto questo avvenga solo per esclusiva ragione affidata, all’esclusivo e deciso intervento di L. Moggi, è affidato a queste telefonate e non al colloquio già assolutamente chiaro tra Venerato e Moggi stesso, ma anche al colloquio che almeno una volta si realizza e viene ascoltato personale tra Moggi e Scardina. Parlo delle telefonate: 07.11.2004, ore 14:19, il progressivo è il 172, Moggi – Venerato; 08.11.2004, ore 16:19, il progressivo è il 1598, Moggi-Venerato; la telefonata del 08.11.2004, ore 20;21, progressivo 18:54, il colloquio è fra Luciano Moggi e Ciro Venerato e poi contiene una conversazione, sempre registrata in ambientale per l’utilizzazione di altro telefono da parte di Moggi, con I. Scardina; ed ancora telefonata del 17.11.2004 alle ore 14:20, il progressivo 5683, conversazione che si realizza fra tre persone perché colui che riceve la telefonata è L. Moggi sull’utenza 335/5443344 all’altro capo del telefono c’è Mariano Fabiani che ha chiamato con la propria utenza 333/1081371 e che poi passa la cornetta, l’apparecchio a Ciro Venerato; ancora 30.12.2004, ore 19:05, il progressivo è 10381, fra C. Venerato e L. Moggi: con la rpecedente dimenticavo di dire una telefonata quella fra Moggi-Fabiani-Scardina che contiene un riferimento non solo al fatto che viene indebitamente cambiata la griglia delle persone allo scopo di soddisfare Moggi che vuole Venerato ma che contiene la chiara affermazione da parte di Scardina secondo cui per compiacere il proprio interlocutore egli ha deciso e quindi fatto in modo che la giornalista Sanipoli non venga mandata a seguire quell’evento. Infine ancora quella del giorno 30.12.2004, ore 19:20, il progressivo è il 10394, telefonata Moggi-Venerato che a riguardo quell’incontro Juventus-Livorno.

Tutta l’altra parte, che tira in ballo la figura di Scardina, è legata ad una vicenda specifica che non lo riguarda quale funzionario RAI o nell’esercizio…attività svolte nell’esercizio di dirigente della RAI. Si tratta di una vicenda che è quella che riguarda la famosa storia di Ermanno Pieroni e di un contributo che Ignazio Scardina, questo ci ha convinto in modo significativo per una scelta di questo tipo, presta alla vita di questa organizzazione, di questo sodalizio, in un momento in cui questo sodalizio può correre un pericolo rappresentato dalle rivelazioni che possono essere fatte da questa persona, che delle cose di Luciano Moggi conosce molto.

C’è stato spiegato nel dibattimento, quando abbiamo sentito i verbalizzanti e poi proprio la persona che qui è venuta a parlarcene il diretto interessato, che Ermanno Pieroni, che aveva indubbiamente avuto lunga carriera nel mondo del calcio ed era stato sicuramente persona molto vicina a Luciano Moggi, era incappato, quale dirigente dell’Ancona Calcio, in una vicenda giudiziaria che aveva determinato il suo arresto. Dopo il fallimento dell’Ancona Calcio vi era stata attività investigativa per il reato di bancarotta, questa attività aveva riguardato Ermanno Pieroni che aveva, dunque, affrontato questa storia prima del carcere, poi agli arresti domiciliari, come egli ha detto, a partire dall’Agosto del 2004, infine con una misura attenuata poiché egli veniva sottoposto ad un obbligo di dimora nella città di Ancona. Questa, dunque, è la situazione personale e giudiziaria che Ermanno Pieroni ha quando, agli inizi di Febbraio del 2005, rende alcune interviste. Le fa anche alla trasmissione “Dribbling”, e poi, in particolare, come egli ha riferito, ad un giornalista, Corrado Zunino di “Repubblica”, e questa intervista comparirà su quel giornale l’8 Febbraio. Nell’intervista, che ovviamente prende le mosse dallo stato, ovviamente, particolare di una persona che è stata travolta da una vicenda giudiziaria, quasi tutto il filo del ragionamento di Ermanno Pieroni e delle cose che egli dice, per sintesi, ovviamente, e per affermazioni, riguarda Luciano Moggi. Viene da questa persona, da questo dirigente descritto sostanzialmente come “il male del calcio italiano” e come una delle persone più vendicative che egli, Pieroni, conosce…tanto che Pieroni fa risalire a quella storia famosa che si era verificata tanti anni prima legata ad un periodo passato suo di carriera, del Perugia-Juve, 14 Maggio 2000, l’inizio di una serie di problemi nel rapporto con Luciano Moggi; in sostanza, ancora Pieroni farà riferimento abbastanza preciso ad alcuni avvenimenti o alcuni nomi e dirà che questa persona controlla in realtà diverse squadre del calcio italiano, fa un riferimento a Mario Fabiani, dice che ha molte amicizie nel mondo della Federazione ed ha una particolare amicizia con il Presidente Carraro, che il suo metodo è quello di zittire le persone che sono a lui ostili e che, certamente, dai tempi lontani del Toro e degli anni ’80 è amico del designatore arbitrale Pierluigi Pairetto. Questo è sostanzialmente quello che racconta Pieroni. Che cosa scatena questa intervista che da Luciano Moggi non viene presa affatto sottogamba… perché un’intervista da un lato abbastanza precisa, di tutta evidenza qual è lo stato d’animo di Ermanno Pieroni, univocamente per quello che dice. Dall’altro perché Pieroni, come si dimostra anche da alcuni passaggi di intercettazioni che verranno effettuate e che riguardano proprio Moggi e Scardina, si rappresentano, e a un certo punto Scardina ne riceve conferma diretta perché incontra Pieroni, che questo dirigente è pericoloso non tanto per quello che ha già detto, ma per quello che può raccontare perché può essere chiamato a testimoniare, e perché questo può avvenire tanto più probabilmente perché Pieroni è già dentro una vicenda giudiziaria da cui non è ancora uscito perché è sottoposto ad una misura cautelare e ha anche un’imputazione abbastanza pesante, che è quella della bancarotta fraudolenta con altri.
Luciano Moggi individua in Ignazio Scardina la persona che deve sventare questo pericolo, e quindi affida ad Ignazio Scardina, non tanto come dirigente RAI ma come persona che ha conoscenza del mondo calcistico e certamente una buona conoscenza di Ermanno Pieroni, il compito di neutralizzare questa fonte di pericolo. Scardina porta a termine questo incarico, contemporaneamente peraltro alla…coltivare insistentemente con Luciano Moggi, come dire, il fatto che gli riesca -e alla fine riuscirà- ad ottenere anche un’autovettura procuratagli per interessamento di Moggi, dal solito Vittorio Pastore, con un sostanzioso e significativo sconto praticato, e Scardina realizzerà quest’operazione, di cui poi darò i dati di riferimento, incontrando Ermanno Pieroni, raggiungendolo a Perugia; parlando con lo stesso e procurando ad Ermanno Pieroni, che ne ha bisogno perché evidentemente è in una brutta situazione, altra autovettura, forse di non grande valore, procuratagli da Luciano Moggi per lo stesso canale e di cui si interessa proprio Scardina perché questo è, come dire, il desiderio, la richiesta che è stata fatta da Ermanno Pieroni, ed infine realizzando un definitivo risultato che fa ottenere la certezza che Pieroni è rientrato nei ranghi e che dunque, certamente, a nessuno racconterà più alcunché di quello che paventa…può raccontare dell’intervista perché si realizza nel giro di brevissimo tempo anche un ulteriore risultato…siamo, appunto, abbiamo detto, all’indomani di una fase che si apre nel Febbraio 2005 al Giugno del 2005. Ermanno Pieroni, lo sappiamo, faccio riferimento ad un dato che tra poco citerò, diventa Direttore Sportivo, dirigente sportivo, dell’Arezzo Calcio e lo diventa per l’intervento di Luciano Moggi…e la questione si chiude. Possiamo dire questo perché in realtà è quello che viene fuori anche dal racconto che fanno alcuni dei protagonisti della vicenda, oltre che delle intercettazioni telefoniche. Quello, in verità, più restio a fornire informazioni precise, perché certamente non ha fatto un racconto abbastanza compiuto, è Scardina che ha reso una dichiarazione spontanea e, con alcuni flash in verità un po’ contraddittori e che non tengono conto dei risultati delle intercettazioni onestamente, ha detto in sintesi che egli ricevette da Luciano Moggi la segnalazione che Pieroni aveva fatto quel tipo di intervista, che aveva già in precedenza contattato, o meglio, utilizzato un giornalista, Montincelli, per intervistare Ermanno Pieroni, e che sì, era vero che lui si era recato a Perugia per incontrare Pieroni, lo aveva fatto, ma, dice Scardina: “Io sono andato a Perugia perché questa persona era disperata per una serie chiara di storie, e come vecchio amico di Ermanno Pieroni” dimenticando che in realtà per il tenore dei colloqui che sono stati intercettati, se egli è andato a Perugia ci è andato non per incontrare un vecchio amico in una brutta situazione, ma per seguire le indicazioni di Luciano Moggi. Così Pieroni racconterà di come, in sintesi, si è sviluppato questo rapporto, sostanzialmente asserendo che egli ha intrattenuto rapporti con Scardina dopo l’inizio di questa vicenda e che quell’incontro a Perugia con l’imputato si era realizzato certamente, come dire, per sviluppo di un’indicazione di Moggi, perché nell’incontro Scardina gli parla di Luciano Moggi e del fatto che Moggi, insomma, quell’intervista non gli va giù, ed egli è rimasto decisamente male per le cose che sono state dette, così come è Pieroni ad affermare che Scardina fu lui a procurargli, attraverso Luciano Moggi, l’auto “Panda” che venne ritirata a Torino da Pastore e poi consegnata (intestata esattamente) alla sua compagna.
Luciano Moggi, ovviamente, risponde all’interrogatorio dicendo che sì, quell’intervista certamente aveva creato il suo disappunto, o reazione negativa, o valutazione negativa, ma che non era stata sua intenzione mai e non era stato seguito questo fatto da alcuna attività diretta a comprare Pieroni, e tesa ad impedirgli comunque di parlare di fatti ed avvenimenti. Quando gli viene chiesto nel corso dell’interrogatorio: “Lei, Luciano Moggi, ha qualcosa a che vedere con l’assunzione di Pieroni presso la società Arezzo Calcio?”, Luciano Moggi dice: “Ma perché, c’è qualcosa di male nel far assumere Pieroni che io conosco anche come dirigente abbastanza esperto e come uomo delle cose del calcio presso una società calcistica? Ho fornito un suggerimento che mi è stato richiesto dal presidente dell’Arezzo Calcio, Mancini, ed io sono stato ben lieto di fornirgli il nome di Ermanno Pieroni”.
La sequenza chiara delle telefonate e di quello che si realizza fino alla conclusione di questa vicenda, lo ricaverete da alcune conversazioni che io vi indico soltanto: sono la telefonata del 10 Febbraio 2005, progressivo 18632, fra Luciano Moggi ed Ignazio Scardina; quella del 16 Febbraio 2005, progressivo 20651, fra Luciano Moggi e ancora Scardina; ancora 16 Febbraio 2005, progressivo 20690, Moggi-Scardina; 16 Febbraio 2005, progressivo 20744, Moggi-Scardina, 17 Febbraio 2005, progressivo 21100 sull’utenza Moggi, Moggi-Scardina; 18 Febbraio 2005, progressivo 21592, Moggi-Scardina; 19 Febbraio 2005, progressivo 21876, Moggi-Scardina; 28 Febbraio 2005, progressivo 23965, Moggi-Scardina; 15 Marzo 2005, progressivo 28138, Moggi-Scardina; 28 Aprile 2005, progressivo 700, Moggi-Scardina; 28 Aprile 2005, progressivo 703, Moggi-Scardina. Telefonate che hanno diretto riferimento per affrontare la risoluzione della questione Pieroni al fatto che vengono utilizzate delle utenze telefoniche che possano essere quelle giuste per adottare la giusta cautela e riservatezza nel colloquio con Pieroni, perché Luciano Moggi converserà direttamente con Ermanno Pieroni, oppure ancora al fatto che Ignazio Scardina, per ragioni di sicurezza, affida il resoconto dei suoi incontri con Scardina a Moggi per il tramite di terza persona a cui affida una lettera con l’indicazione a Moggi di leggerla e distruggerla.
E’ di tutta evidenza che quell’attività Moggi è riuscito ad utilizzarla attraverso una persona che ha realizzato un risultato di condizionamento di questo potenziale testimone, fonte di pericolo, che è l’attività di chi, sostanzialmente, nel sistema penale si chiama condotta di subornazione.

Segnalo al Presidente e al collegio che, a proposito di questa storia di Pieroni, delle trascrizioni, e la questione l’abbiamo verificata per un altro caso che segnalerò adesso, noi abbiamo, ovviamente ora dovendo rivedere tutto il materiale, e vedendolo compiutamente per la prima volta, constatato questa situazione: cioè, avevamo, e voi ce l’avete, indicato e consegnato a voi, tribunale, un elenco completo di quelle che noi abbiamo chiesto e voi avete ritenuto essere conversazioni da trascrivere; e quindi la vostra ordinanza è stata fatta ammettendo quella richiesta di mezzi di prova chiamando il perito, e sappiamo…siamo andati adesso a verificare una cosa, dovendo rivedere ovviamente il tutto, e abbiamo, ad esempio, verificato, voi potrete facilmente verificarlo dalle vostre carte, che avevamo certamente indicato due telefonate ora, e poi un’altra che vi anticiperò. Sono due telefonate, in questo caso, fra Luciano Moggi ed Ermanno Pieroni: tutte e due del 25 Maggi del 2005, i progressivi sono il 4002 e 4022. Queste due telefonate non risultano nella trascrizione del perito, le abbiamo inutilmente cercate. Questa situazione, lo dico al tribunale che valuterà come si risolve da un punto di vista (incomprensibile)…telefonata, in particolare una, che riguarda proprio la consegna dell’auto a Pieroni da parte di Pastore e che forma oggetto della conversazione con Moggi, parlo della 4002, la più importante. Anticipo, mi sembra giusto farlo adesso, che siamo andati a verificare un po’ tutto ed abbiamo ritrovato un’altra incompletezza, questa con riferimento ad una conversazione telefonica certamente molto, ma molto, ma molto importante. Abbiamo chiesto, e voi l’avete negli atti, che il perito trascrittore facesse la trascrizione della conversazione, intervenuta il 29 Maggio del 2005, fra Massimo De Santis e Innocenzo Mazzini, progressivo 19963; la telefonata ha ad oggetto il commento alla partita Lecce-Parma che è tra le partite in contestazione, ed anche questo colloquio che avremmo dovuto trovare trascritto non l’ho rintracciato. Lo dico perché ora abbiamo avuto la possibilità di rivedere tutto il materiale, e affidiamo al collegio questo tema. Non perché sia rimasta impregiudicata la richiesta della prova, ma perché non troviamo che è stata data esecuzione alla vostra ordinanza.

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