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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Udienze Processi di G. FIORITO del 27/09/2011 10:58:09
La giornata di Prioreschi. Live

 

In calendario. 27/09: Prioreschi: frodi sportive. 25 /10: Trofino, se Prioreschi non intende battere il record di Narducci: associazione a delinquere.
Segue Morescanti o Prioreschi: difesa Paolo Bergamo. 8/11: stando nei tempi, sentenza.

Ore 9:30. L’atmosfera già tesa per la pubblicazione dell’intercettazione del 28/11/2004 tra Bergamo e Rodomonti si surriscalda con l’arrivo dell’avvocato Prioreschi. Tuttosport anticipa un’altra novità sulle schede svizzere. Penta ai microfoni di SKY annuncia 4 nuove intercettazioni. Si registra la presenza di una vasta rappresentativa dei media. Nonostante la giornata coincida con le arringhe del processo Meredith.

Ore 9:40. Arriva Luciano Moggi.

Ore 9:50.. Appello.

Dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Moggi si propone con una dichiarazione spontanea in contrasto con l’articolo della Gazzetta dello Sport di un paio di giorni or sono nel quale Ceniti faceva riferimento ad alcuni contrasti tra Moggi e Ranieri originati dal non aver gradito l’allenatore del testaccio, all’epoca in cui allenava il Napoli, alcuni giocatori imposti dall’ex dirigente juventino, che si sarebbe vendicato costringendolo ad emigrare all’estero. Moggi riporta la smentita del presidente del Napoli, mentre la Casoria boccia le obiezioni del pm.
L’ex dirigente bianconero continua insistendo sulla sua estraneità nei confronti della politica federale, benché chiamato da Carraro come consulente della Nazionale. La sua intenzione è di confutare l’episodio successivo alla morte di papa Woytila, quando il ministro Pisanu, per un certo tempo suo compaesano, lo interpellò sulla possibilità di far slittare il campionato. Moggi si mostrò favorevole al rinvio di un giorno, ma da un’intercettazione (trascurata ed emersa per il lavoro di Penta) del 3/4/2005 abbiamo appreso dalla viva voce di Galliani, che come al solito si rivolgeva al telefono con Meani in tono dispregiativo verso la Juventus e i suoi dirigenti, che lo slittamento di una settimana fu voluto dal presidente rossonero ai fini di recuperare Kaka da un infortunio.
Moggi conclude con un’amara considerazione sulla mancata difesa dell’avvocato della Juventus ai tempi del processo sportivo del 2006, causata dall’arrivo degli eredi di Gianni Agnelli dopo la morte quasi contemporanea di Gianni, Umberto e dell’avvocato Chiusano. Definisce la Triade un prodotto dell’interregno umbertiano e fa risalire a una sorta di lotta intestina per l’eredità degli Agnelli la decadenza della società bianconera di questi anni.
La Juventus della Triade era costituita di campioni, tutti capitani delle nazionali europee, un mostro di bravura da combattere con tutti i mezzi. Elogiato da Ferguson e abbattuto, come disse Enzo Biagi, con una sentenza pazzesca. Mentre altri si dedicavano alle cessioni di Pirlo e Seedorf per Brkic e Coco.

Prende la parola Prioreschi per la difesa Moggi


Le schede svizzere.
Fu fatta a suo tempo dalla difesa un'eccezione di utilizzabilità delle intercettazioni delle schede straniere, respinta nonostante la mancanza di una rogatoria presso gli uffici svizzeri. Ma per la modalità di intestazione di De Cillis delle schede di Moggi, Bergamo e Pairetto, secondo Di Laroni l’accertamento è stato effettuato a Chiasso, dalla parte italiana e secondo Auricchio è intervenuto l’ufficiale di collegamento svizzero presso il ministero dell'Interno. Il punto è che si sarebbero parlati a voce, mancando una prova tangibile quale un fax o un’informativa di servizio, in merito ad uno degli atti più rilevanti del processo.
Il 22 dicembre 2009 il maresciallo Nardone testimonia al processo di aver acquisito la documentazione riguardante le schede svizzere presso il negozio di De Cillis , recandovisi fin lì con l’automobile di questi e avendo svolto attività in territorio straniero senza rogatoria internazionale.
Per il codice di procedura penale si tratta di prove non utilizzabili, che invalidano qualsiasi discussione sulle ragioni dell’accusa.

Il reato di frode sportiva.
Questo processo è un imbroglio, nel senso che non essendoci delle cose certe, ognuno tende a indirizzare e confondere le idee. L’inquirente deve accertare anche i profili a discarico degli indagati. Ma Narducci ha fatto il contrario. Ed ecco spiegato perché non si trovavano certe telefonate. Le intercettazioni devono essere contestualizzate, ma in questo processo, al parlare di panini, sono arrivati i pani di droga. C’è stata cioè una libera interpretazione delle telefonate. Secondo l’università di New York, al telefono si dicono il 37% del totale delle bugie proferite, nelle mail il 15% e negli sms il 21%, mentre di persona il 27%. Ebbene, anche Moggi dice le bugie, ma diventano capi d’imputazione.

FIGC.
Narducci dice che la frode per corruzione non ci riguarda, ma solo gli atti fraudolenti. Poi la FIGC come parte civile dice invece che questo è il processo della corruzione. Sarebbe corruzione far designare arbitri amici nelle gare di cartello, ma qui si contestano alla Juve partite contro avversari di bassa classifica e già Maddalena a Torino affermò che la formazione delle griglie seguiva le regole. Secondo il verbale dell’udienza del gennaio 2011 inoltre a guadagnare di più era l’arbitro Collina, mentre di meno proprio De Santis, con Dattilo, Racalbuto e Cassarà che rimangono fuori dalla testa della classifica, annullando l’impostazione della FIGC che voleva far ricavare guadagni e prestigio agli arbitri della cupola.

Occorre fare un distinguo. Anche perché se Moggi sognava di vincere sull’Inter e lo raccontava, poteva essere che venisse indagato. Le fattispecie distinte del reato sono due: la corruttela del partecipante alla gara e la commissione di atti fraudolenti volti al condizionamento del risultato. Si tratta di due condotte distinte e autonome, ma davanti alla corruzione, si può parlare di reato di pericolo, nel secondo caso assolutamente no. In merito all’individuazione degli atti fraudolenti la Cassazione nel 2007 li circoscrive, sottoponendoli a un artificio o a un raggiro, altrimenti qualunque azione scomposta, qualunque fallo nel normale svolgimento di una partita, vi ricadrebbe. Appare allora evidente che la norma non si riferisce ad atti derivanti dal gioco. Da ciò ne consegue che, una volta che i sorteggi non erano truccati, ci si sia ritrovati a parlare di rigori e fuorigioco, che non possono essere intesi come atti fraudolenti.

Scorrettezze.
In questo processo si può affermare che le prove non sono state acquisita in modo corretto e sono state occultate, violando il codice di procedura penale. Gli interrogatori non sono stati condotti domandando dei fatti, ma delle impressioni e dei sentito dire. Una specie di paranoia collettiva. E’ stato tutto inquinato in questo processo. Ad es., Gazzoni dichiara cose diverse in fase istruttoria e poi in tribunale perché viene messo di fronte, interrogato dai carabinieri, ad un reato costruito ad arte per accusare. Secondo Prioreschi, i pm sapevano che avevano un palmo di rogna su questi interrogatori: perché il verbale nella prima domanda posta al teste era già una sentenza. La stessa cosa accade con Gianfelice Facchetti, che addirittura porta in aula il de relato neanche firmato di un morto, quasi si trattasse di una seduta spiritica. Nucini poi avrebbe dovuto essere accompagnato da gente in camice bianco. Mentre Manfredi Martino viene imbeccato sulle gare combinate, per poi prendere le distanze da quel verbale che aveva contribuito a redigere. Poi vi è una consuetudine strana: la durata degli interrogatori in relazione ai verbali redatti. Cuttica viene interrogato per 7 ore e senza nemmeno un bicchiere d’acqua e si ottengono 4 pagine. Collina 5 ore e 3 pagine. Paparesta 10 ore e 26 pagine. Copelli 5 ore e 5 pagine. Baldini 6 ore e 20 pagine, ma era un amico.

La genesi dell’imbroglio.
La genesi è costituita dall’informativa di Auricchio del 18 settembre 2004, che risponde a un’informativa del 15 luglio. La delega ai carabinieri di Roma si capisce adesso, vedendo quel che è successo al comune di Napoli (nomine ad assessore e a capo di gabinetto di Narducci e Auricchio) .
Secondo la delega bisogna accertare i rapporti del Messina con arbitri e GEA, che partivano dalle dichiarazioni di Dal Cin su una presunta “combriccola romana”. E siccome Dal Cin aveva parlato solo di sue sensazioni, succede che si contravviene all’art. 194 del codice, secondo il quale le sensazioni, non essendo prove, non potrebbero essere messe a verbale, al quale vengono aggiunte le dichiarazioni di Cellino, Spinelli e dei due procuratori Canovi e Morabito. Secondo Auricchio si parte da ipotesi investigative, secondo Di Laroni da un’indagine conoscitiva, ma si dovrebbe indagare invece sui reati. E le prove sarebbero le chiacchiere da bar di cui parla Cellino?
Gli indizi di reato le voci di corridoio di Dal Cin? Su fatti che Prioreschi definisce oggettivamente falsi, per i quali nessun giudice al mondo avrebbe concesso le intercettazioni, partono invece ai danni di Moggi padre e figlio. Cioè, siccome Moggi è un mostro, intercettiamolo e vediamo se frugando tra le partite dei campionati risulta essere vero. Si è trattato di una caccia all’uomo.
L’informativa conclude che la GEA, nata dall’alleanza di poteri forti, è una fusione tra Capitalia e il sistema calcio, che poteva condizionare il mondo del calcio e quindi i designatori, senza tenere conto di chi li aveva nominati. Auricchio al processo ha smentito l’informativa, affermando che la combriccola romana è una cosa diversa, si trattava di un gruppo di amici. Con una faccia di bronzo, secondo Prioreschi, su quella combriccola, che altro non era che un’ipotesi investigativa, è stato fondato tutto. Non esisteva, ma su quell’ipotesi investigativa sono state massacrate persone e distrutta l’azienda GEA.


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