Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
Juventus
Mercoledì 18/09/19 ore 21,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. DEL RE del 03/10/2011 07:47:58
Nuovi stadi crescono (forse...)

 

L'8 settembre 2011 è stata una data storica per la Juventus, perchè inaugurava la sua nuova casa, uno stadio di sua proprietà, moderno, pensato esclusivamente per il calcio, senza le famigerate piste d'atletica o ex tali che si vedono a contorno dei campi di calcio in almeno la metà degli stadi della Serie A italiana; per non parlare di autentici obbrobri architettonici quali Cagliari e Siena, oppure senza andare ad approfondire anche la situazione della Serie B.

Ma l'8 settembre 2011 dovrebbe essere un giorno a festa anche per tutto il resto dell'Italia pallonara, perchè in quella data, a Torino, si è dimostrato chiaramente al resto dello Stivale che volontà, programmazione ed investimenti mirati consentirebbero a tutte le società di calcio italiane di dotarsi di un impianto moderno, sicuro ed economicamente remunerativo.

Questo passo appare necessario alla luce di quello che sta avvenendo nel football internazionale da almeno 20 anni a questa parte dove, gran parte delle società calcistiche appartenenti ai campionati europei più blasonati, si sono dotate negli anni di stadi nuovi, oppure hanno rinnovato e reso remunerativi i loro vecchi impianti.

Il concetto di stadio "comunale", per il cui utilizzo si paga un affitto e le spese concordate alle amministrazioni locali, è morto e sepolto anche in Germania, dove era rimasto consuetudine fino al 2006, anno dei mondiali, evento per il quale furono rinnovati/costruiti 12 modernissimi impianti per il football, tutti o quasi di proprietà delle relative squadre che ne usufruivano, o al più di fondi di investimento ad esse legati.

Siamo rimasti solo noi italiani, con l'eccezione della Juventus, a giocare le partite negli impianti del Comune.

Tale "stortura", rispetto a quanto succede nel resto d'Europa, deve essere eliminata e per questo si parla ormai da tre anni almeno (la prima proposta di legge è del 5 giugno del 2008...) di promulgare finalmente la famosa "legge sugli stadi", che dovrebbe consentire alle società di calcio di dotarsi di impianti moderni e sicuri ed ai Comuni di disfarsi di vecchi scatoloni di cemento armato (o tubi Innocenti, come a volte succede...) che comportano al momento più spese di manutenzione che introiti reali versati dalle società che li utilizzano.

Da allora sono state presentate altre quattro proposte di legge, tutte più o meno simili alla prima. Alla fine, l'ultima, del 07/10/2009, è diventata a tutti gli effetti disegno di legge e, udite udite, di fatto sta languendo, da quella data, in Commissione VII – Cultura fra rinvii ed approfondimenti, fra valutazioni corrette e inerenti, quali la necessità di creare uno strumento che seppur possa avvalersi di procedure semplificate di approvazione, non prevarichi le competenze degli Uffici predisposti alla tutela del territorio, dell'ambiente e dei beni culturali; uno strumento che seppur consenta un utilizzo ed uno sfruttamento del bene stadio nei termini di rendita e profitto, anche tramite la variazione degli strumenti urbanistici comunali, non diventi un mezzo per imporre speculazioni edilizie.

Bene, ma di fatto la legge sugli stadi, fra un esame e un rinvio in Commissione, è ferma al 14 Luglio scorso. Nel frattempo, l'Italia ha perso nuovamente la candidatura per ospitare l'edizione 2016 degli Europei di calcio e solo la Juventus F.C. S.p.A., ed il Comune di Torino sono riusciti a fare coi mezzi legali, urbanistici, economici ed organizzativi attuali, quello che il resto dello stivale pallonaro pretende a norma di legge (ad hoc).

E' chiaro che a chi scrive sorga un dubbio: possibile che si voglia una legge che di fatto non serve? Possibile che, se il problema è accorciare ora e subito le distanze col resto d'Europa, si aspetti ancora il legislatore invece che rivolgersi direttamente agli amministratori locali?

E marzullianamente a tali domande mi rispondo: la Juventus non ha usufruito di contributi speciali per l'abbattimento del vecchio Delle Alpi; la Juventus non è passata al di sopra della competente Sovrintendenza alle Belle Arti, o all'Autorità di Bacino del fiume Po; la Juventus ha avuto la possibilità di creare un nuovo polo commerciale, ma non residenziale.

Per finire adesso la domanda la porgo a voi, cari lettori: è davvero necessaria una legge per costruirsi uno stadio di proprietà in Italia?

L’articolo è stato pubblicato da CALCIO GP

Si ringrazia per la gentile assistenza l'utente Pibienne
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our