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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di A. AMODIO del 20/10/2006 19:13:36
Tanti consensi per l'ex DG Juve

 

Già presso l’Hotel Twiga di Falerna Lido Luciano Moggi mostrava tutta la sua serenità. Quella di un uomo, che sa fare il proprio lavoro, e che si è visto catapultato in un bailamme di illazioni ed accuse. Lui ha sofferto tanto «specie per i primi quindici giorni» ci ha confidato davanti al suo immancabile sigaro. Poi ha cominciato a parlare. E lo fa tuttora. La cosa più brutta? «Che queste persone siano passate come un carro armato sulle famiglie», ricordando i nipotini di 2 e 4 anni coinvolti – loro malgrado – in questa brutta vicenda. Non hanno avuto pietà neanche di loro, «stì mascalzoni» aggiungiamo noi.

È piacevole chiacchierare con quello che per noi juventini di vera fede è e resterà «il direttore». Riceve qualche visita, strette di mano e qualche telefonata. Il fido assistente Nicola è sempre vicino a lui, non l’abbandona un istante. Poi si parte in corteo: il teatro Grandinetti di Lamezia ci attende. Quando arriviamo è già pieno. Moggi viene accolto con un boato: applausi, canti da stadio ed è soprattutto gettonatissimo per alcuni autografi. Sul palco una cortina di giornalisti lo attende. Lui non si scompone per niente. E dopo l’introduzione di Pietro Melia, giornalista di Rai3 Calabria, che scopriamo «tifoso juventino», Lucianone attacca a parlare: «Sono emozionato di essere tra tifosi che hanno a cuore come me la Juventus. Sono successe cose terribili, ci hanno additati solo mediaticamente nonostante non ci sia stata né una partita truccata, né un arbitro corrotto. È stato un teorema che anche lo stesso Sandulli ha licenziato con la non colpevolezza. E allora dov’era il sistema?» Ribadisce: «Per 15 giorni ho sofferto molto con la mia famiglia, ho dovuto prima ascoltare e capire. Poi sono venuto a capo di una situazione terribile. E non pensavo minimamente di dovermi trovare – come stasera – a discutere tra tifosi della Juve che si chiedono perché la squadra è andata in Serie B prima a -30 e poi a -17. Per questo credo di essere l’unico difensore di me stesso ma soprattutto della Juventus».

Domanda di Melia: «Cobolli Gigli dice che dovrebbe stare zitto!». Risponde Moggi «Prima di parlare dovrebbe ricordare la convenzione del 10/12/1948 che riguarda i diritti dell’uomo dove si dice che ognuno può dire parole e fatti soprattutto senza essere molestato. Potrò ritenermi colpevole solo se lo sentenzierà la giustizia ordinaria quando saremo giudicati. Due gradi di giustizia sportiva ci hanno condannati mandando la Juve in Serie B ingiustamente, ma io combatterò fino alla fine perché la giustizia sportiva è una cosa impropria».

Riprende Melia che ricorda: «Mancano Padovan e Barillà di Tuttosport, giornale di riferimento della Juventus, non vorremmo che ci fosse stato il veto della società?». Risponde Moggi: «Questo non lo so e mi auguro che non sia cosi». Poi lo stesso Melia da la parola al padrone di casa Domenico Miceli, presidente del Juventus Club Doc di Lamezia Terme. «La Juve siamo noi – afferma – e la testimonianza arriva da tifosi arrivati dalla Sicilia, da Bisceglie con gli Arditi, dalla Campania e dall’intera Calabria. Per quanto riguarda la nostra situazione ci hanno voluto affossare, una squadra come la Juventus che ha vinto tanto e che poteva ancora vincere. Qui siamo in tanti anche Pietro Melia, Ruggero Pegna, Alessandro De Sensi e tanti altri come i politici dall’assessore Talarico agli altri che hanno voluto dimostrare la loro sensibilità verso la Juventus e che la Juventus è sempre in piedi». È la volta di Ruggero Pegna, il famoso promoter di spettacoli, «star del mondo degli artisti» come lo definisce Melia. Inizia il suo intervento regalando un libro a Moggi, «scritto – dice – da un malato di leucemia dopo i suoi primi sei mesi di malattia». E ricorda l’aneddoto di Barcellona (marzo 2003) quando «pur di arrivare nel posto di curva mia moglie mi prese sulle spalle, non avevo la forza eppure al gol Zalayeta saltai per la gioia». Come dire: la Juve riporta alla vita. E proprio per ricordare il suo ritorno alla vita scrisse quel libro. Poi ricorda che qualche mese fa aveva predetto «vinceremo scudetto e mondiali» e chiede perciò – fra il serio ed il faceto – a Big Luciano «esiste una imprecisione forse, ma il 29° scudetto lo abbiamo vinto?». Moggi risponde: «Nessuna imprecisione, lo scudetto è nostro». Parla da juventino doc Moggi e quindi fa un excursus della sua carriera a Torino iniziata con la prima squadra nel ’94. «Fu il dottor Umberto Agnelli a chiamarci, allora c’era un deficit, ma guardate oggi siamo riusciti a vincere qualcosa come 13/14 trofei e soprattutto abbiamo risanato la società. Non abbiamo chiesto niente agli azionisti, abbiamo dovuto faticare per indovinare gli acquisti ed è cosi facendo che la Juventus ha dimostrato carattere e qualità tecnica. Solo con sacrifici non ipotizzabili abbiamo potuto realizzare una gestione applaudita e non vituperata. E vincendo troppo siamo diventati antipatici anche se non ci aspettavamo quello che è successo. In questi ultimi mesi molti dicevano che Cannavaro e Lippi non dovevano andare ai mondiali, ma poi la finale è stata fatta tra la Juventus francese e quella italiana. Io sono e resto un acceso tifoso della Juve, perché prima nel settore giovanile e dal ’94 con la prima squadra sono state tante le soddisfazioni che ho avuto. Certo la vita non da solo quelle ma tutto ciò che è accaduto è stato fatto ingiustamente, mentre altri si godono la A altrettanto ingiustamente».

Alla domanda «da chi si è sentito tradito e chi ti è stato vicino?», Moggi risponde «Credo che Cannavaro abbia detto delle cose che poi ha cambiato perchè gli sono state imposte. Idem Lippi, che resta una persona squisita e limpida. Se la Juve ha vinto quello che ha vinto le scelte sono state buone non il contrario. Sulla Gea voglio puntualizzare che solo Mutu (grande campione) apparteneva all’azienda in cui era mio figlio. Il maggiore fastidio di tutta questa storia deriva dal fatto che io 7/8 mesi fa avevo detto che c’era in atto uno spionaggio industriale che si sta verificando tuttora. Ma se spiano De Santis e Vieri non mi interessa; se lo fanno con la Juve e la Figc vuol dire che non va bene e spero salti fuori qualcosa che c’è nel fascicolo “Ladroni” di Como, perché se Telecom ha fatto le intercettazioni è stato sollecitato da qualcuno» Facile capire che Buora avrebbe incaricato Tavaroli. «Sul passaporto di Recoba – aggiunge Moggi – si può dire che era davvero falso. Vi faccio una confidenza io non ho cambiato mestiere, facendo l’opinionista su Libero mi sto divertendo. Oltretutto i miei legali stanno mettendo a punto tutto perché ci hanno condannati ancor prima di essere giudicati, anche usando il termine “Moggiopoli” da parte di quel giornale roseo che non voglio nemmeno nominare. Lo stesso “roseo” che nel 1998, l’anno in cui si scoprì il passaporto falso di Recoba e che ci fu quel famoso rigore non dato a Ronaldo, disse che quella partita non si sarebbe neppure dovuta giocare perché doveva essere assegnato il 3-0 a tavolino proprio per la vicenda Recoba. Nel 2001, infatti, scrive il Procuratore Federale: «A Recoba è stato consegnato un passaporto della Questura di Roma che non era mai stato emesso». Tornando alla nostra vicenda, invece, in Federazione è arrivato Rossi che proveniva da Telecom ed era un ex del Cda dell’Inter, che ha dato alla stessa Inter lo scudetto dell’onestà o della vergogna dipende dai punti di vista. Con Moratti ero amico, ora non lo so. Con lui avevo un contratto, se lui ne parla lo tiro fuori. Ma proprio lui mi chiamò una volta per dirmi: «Perché tu vinci sempre». Risposi: «Per vincere ci vogliono i coglioni». E lui «ma io ne ho acquistati tanti di coglioni e non vinco mai». Nel teatro scatta una fragorosa risata e cori pro – Moggi.

Poi Big Luciano diventa serioso, e ricorda ancora: “La cosa più brutta è stata vedere la cattiveria che hanno avuto le persone nel distruggere le famiglie. Io combatto ed ho combattuto anche questo. A chi afferma che oggi si sta giocando il calcio della seconda repubblica dico soltanto che le turbolenze fanno male anche a chi è abituato a prendere tanti aerei come lei”.

Per Luciano Moggi si sono mossi anche gli arditi di Bisceglie, con il loro capo che si è presentato sul palco con una maglia 100% Juve e che ha fatto leggere una splendida poesia per lo stesso Moggi (spero di averla al più presto per riproporla sul sito perché è davvero molto, molto simpatica). Poi riprende Moggi che risponde a Melia se è era la prima uscita pubblica.

“Sì è la mia uscita in pubblico e devo dire grazie alla Calabria. Sono stato invitato da mille parti, mi hanno telefonato da ogni dove ma io che mi sento un po’ sensitivo ho detto di sì a Miceli perché ho avuto una sensazione diversa. Qui ho avuto un’accoglienza come quella della curva di uno stadio ed a voi ribadisco che le sentenze sono inique e non giuste. La sottrazione dei due scudetti va oltre la logica dello sport ed emerge un dato ancora più di tutti cioè che eticamente il calcio ha tirato un po’ la corda. Poi ci sono i movimenti di grandi capitali e di questi però la Gea era un prodotto naturale. Non capisco perché si devono mettere in discussione le vittorie, se la Juventus le ha giustamente conquistate sul campo. E poi ci sono i diritti televisivi che sono un potere, sono cose cioè costruite in un certo modo. Oggi le società di calcio producono se sono gestite come un’azienda e la capacità di vincere o di non saper perdere dipendono da questo. Quando si vince si ha più potere, più carisma, gli sponsor ti cercano. Ed è quando vengono fuori le società come la Juve che vincono per meriti propri che producono i suoi effetti commerciali e che si diventa antipatici. Noi quando non si andava bene reagivamo in maniera diversa e non come hanno fatto gli altri, cambiavamo i giocatori ed azzeccavamo gli acquisti, non come chi li ha scambiati come le figurine che non vincono mai, prendete l’Inter – come ho scritto su Libero – ne ha comprati 36 ma non sono serviti a vincere. La mia competenza – allora – era quella di mandare in campo una squadra competitiva in campo e poi di gestirla, perché – come ci avevano detto – dovevamo sempre pareggiare i bilanci e quindi fare di necessità virtù”.

Quindi nel dibattito è la volta del pittoresco, ma forse qualche volta esagerato Sergio Vessicchio, giornalista di Telecolore di Napoli ed ideatore del sito www.odiocollina.com, il quale esorta la platea: “Stasera gli spioni giocano la Champion’s, ma la nostra Champion’s è qui: Luciano Moggi”. Poi spiega il perché del sito: “Collina ha tramato troppo contro di noi, e Perugia (2000) è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Quindi ringrazia “il grande Feltri che ha dedicato otto pagine a Moggi e due soltanto alle elezioni” e chiama in causa “i maledetti invidiosi che abbiamo sempre battuto”. Paragona “la retrocessione della Juve in B alla crocifissione di Cristo” ed aggiunge: “Mi manca Peppino Prisco, con lui si poteva parlare”. Quindi aggiunge: “La giustizia sportiva è sommaria ed io aspetto con le “uova nel petto” come dicono a Napoli che i carabinieri arrestino gli altri: noi Juventini-Moggiani siamo così (anche se qualcuno gli ricorda lo stile Juve) e lui è certo che Intercettopoli sarà un Cavallo di Troia per l’Inter”.

E proprio a proposito di intercettazioni, Moggi aggiunge: “Questo è un problema che non riguarda solo il calcio, ma la sicurezza della nazione, perché la legge sulla privacy non è garantita. In passato, oltretutto, non appena facevo un affare calcistico dietro c’era sempre l’Inter pronta a carpire tutto. Le intercettazioni Telecom quindi sono servite a far spiare la Juventus, chi altri poteva avere interesse se non c’era dietro qualcuno che tramava contro di noi, ma purtroppo ancora di questo se ne parla poco. Interviene il pubblico. Il primo è Pasquale di Spezzano Albanese (Cosenza) che gli chiede qualcosa sugli Agnelli. “Il dottor Umberto – afferma Moggi – era un manager eccezionale e con lui è nata un’amicizia vera, l’avvocato Gianni aveva la Juventus nel Dna. Fossero stati in vita gli Agnelli non sarebbe successo tutto ciò; le loro perdite sono state traumatiche”. Sul desiderio di tornare alla Juve aggiunge: “C’è, bisogna vedere se me lo permetteranno”.

Su una domanda specifica su Calciopoli aggiunge: “Vedete se la Juventus sta in B è anche colpa dei teoremi di Palazzi. Vi racconto questo. Hanno preso una telefonata tra me e Giraudo, mentre lui diceva al sottoscritto “bisogna sistemare un po’ le cose in casa nostra e nell’ambiente esterno”. Voleva significare che bisognava guardare ai giocatori che bisognava tenere sotto briglia e non è facile farlo visto che sono 25/26 calciatori ma soprattutto uomini intelligenti, e poi sistemare le cose con i giornalisti, perché siccome ogni giorno mandavamo un giocatore in conferenza stampa loro travisavano qualcosa appositamente ed allora abbiamo deciso di sospendere le interviste. Per il teorema della giustizia sportiva quella telefonata significava altre cose, su cui hanno costruito il castello accusatorio. Io sono stato per due volte alle Juventus: la prima dagli anni ’60 al ’76 nel settore giovanile e la seconda dal ’94 in poi e quindi ritengo di aver operato sempre per il bene della società”.

Salvatore Benfatto presidente Juventus Club Catanzaro Lido, chiede: “La società non ci sta difendendo” e Moggi risponde che “con i giovani Elkann bisogna avere anche un po’ di pazienza”.

Poi ad una specifica domanda di Marco Messina che arriva da Alcamo. Moggi dice che “abbiamo fatto tante battaglie per la Juventus ed io la continuerò a difendere a tutti i costi”.

Un rappresentante di “Difendiamo la Juve” porge la solidarietà a Moggi “per la trappola” e chiede: “Fa più male sapere che la Juve ha ritirato il ricorso al Tar oppure che Cobolli Gigli ci abbia mandato in B”. “Credo che non ci siano dubbi sulla trappola – risponde Moggi – per il resto ognuno fa quel che crede. Calciopoli, comunque, oggi ha lasciato il posto a nuovi giochi di potere e le guerre non finiranno mai. Non c’è dubbio che la “rosea” ha condizionato l’opinione pubblica oltre il beneficio del dubbio ed ha avuto anche l’appoggio di chi ha fatto il resto. Non so se Cannavò si ricorda di alcune cose perché non mi risponde. Dalle colonne di Libero ho parlato di Intercettazioni, di Telecom, di Fideiussioni e del passaporto di Recoba. Ma lui glissa volutamente, parlandomi della bellezza del golfo di Taormina. Il 1° febbraio 2001, però, scriveva: “La giustizia sportiva è una farsa. Se l’Inter sarà colpevole in qualsiasi momento dovrà essere penalizzata drasticamente”. Il 25 maggio scorso l’Inter viene condannata con un patteggiamento, che vuol dire accettare la colpa, ma all’Inter non succede nulla e si scordano pure dell’articolo del 2001. Poi arriva Rossi, fa quello che vuole e se ne va a Telecom da dove era arrivato. Ma vi sembra questa giustizia sportiva? Tuttosport continua a parlare di Intercettopoli, ma gli altri no”.

Uno degli ultimi ad intervenire è il consigliere Chieffallo che dice: “Sapevano che affossando Moggi avrebbero affossato la Juve, allora perché non è andato all’Inter?”. Come dire cosi ci risparmiava tutti questi guai. “Il contratto con Moratti esisteva, ma se lui lo ammette in televisione io lo tiro fuori”.

Quindi è un susseguirsi di applausi e cori da stadio, tra lo striscione degli Arditi di Bisceglie ed i molti che lo attendono nell’atrio per stringergli la mano, tra tanti flash fotografici. Un tripudio vero e proprio. Ma prima con il suo solito “aplomb” toscano rilascia anche un'intervista ad una tv locale. Poi strette di mano e via verso l’Audi sw che l’aveva portato in teatro. Con lui, oltre al fido Nicola, anche il Signor Pezzini quello che raccoglie in tutta Italia firme per il Comitato Pro Moggi, che anche a Lamezia ha avuto molte adesioni. Sì, perché di questo c’è bisogno. Ed è quello che ci auguriamo noi di “Giù le mani della Juve”: più siamo, meglio riusciremo a riavere la nostra dignità sottratta da millantatori e canaglie. Ed allora se vogliamo seguire Moggi, forse nostra unica salvezza, contribuiamo a questa causa aderendo – come dice la locandina preparata egregiamente da Belviso – alla CASA DI TUTTI GLI JUVENTINI!
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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