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Domenica 27/09/2020 ore 20.45
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Inchiesta/Intervista di N. REDAZIONE del 28/12/2011 09:42:23
Jacobelli: Elkann e Rossi spieghino

 

Xavier Jacobelli, Direttore di quotidiano.net, risponde a GiulemanidallaJuve.com

Esposto Juve.
L'esposto Juve era un atto dovuto per i tifosi bianconeri. Presentato con troppi anni di ritardo. Naturalmente, non per colpa dell'attuale dirigenza, ma di quella in carica nel 2006. All'epoca, l'errore più clamoroso fu quello di non adire tutte le vie legali a disposizione. Ivi compreso il Tar, s'intende, davanti alla cui soglia la Juve arrivò, salvo fare dietrofront. Sarebbe istruttivo se, un giorno, l'ingegner John Elkann spiegasse le ragioni di quella catastrofica ritirata.

Intercettazioni selezionate e tagliate, prescrizione scattata ad orologeria, scudetto consegnato senza nessun documento ufficiale, baffi rossi disattesi... Tante situazioni e nessun chiarimento; può essere sufficiente per un calcio che si grida migliore? Perché nemmeno le istituzioni sportive si sentono in dovere di chiarire?
Perché l'ipocrisia è il cemento di un Palazzo dove hanno fatto finta di cambiare tutto perché tutto restasse come prima. A questo proposito, credo sia illuminante l'intervista pubblicata nei giorni scorsi dal Corriere dello Sport-Stadio e rilasciata da un investigatore che ha chiesto l'anonimato, al collega Edmondo Pinna. Il non pronunciamento del consiglio federale sul ricorso Juve, addì Roma, 18 luglio 2011, è il manifesto dell'“incompetenza”, messa nero su bianco. Di chi avrebbe dovuto comunque prendere una decisione, in un senso o nell'altro.

Guido Rossi e la sua figura emblematica. Quanta responsabilità ha per le decisioni del 2006 e quanta ne ha ancora oggi ostinandosi a non dare spiegazioni?
Se avesse voluto, Guido Rossi avrebbe potuto non assegnare il titolo 2006, a norma di regolamento e forte di un precedente relativo alla stagione '26-'27. Leggansi queste dichiarazioni rilasciate a Telelombardia il 14 aprile 2010 da Gerhard Aigner, capo della Commissione Saggi ed ex segretario generale Uefa:
Aigner: «Calciopoli? Non sono sorpreso da quello che sta uscendo»
In questi anni, l'uno dopo l'altro i Tre Saggi si sono smarcati dall'ex presidente della Telecom. Per il poco che vale la mia opinione, credo che quel titolo non dovesse essere assegnato a nessuno. La mossa di Rossi, invece, si è rivelata uno dei peccati originali se non il peccato originale che ha portato alla situazione attuale. Aggiungo essere risultata totalmente inaccettabile l'arroganza del medesimo Rossi, oltre al lessico volgare cui ha fatto ricorso nella circostanza in cui un cronista gli ha chiesto conto di Calciopoli. Rossi aveva ed ha il dovere di spiegare per filo e per segno come siano andate le cose. E bisogna non smettere mai di chiederglielo, così, forse, gli si sturano le orecchie.

Giustizia e compromesso. A quale di questi due termini corrisponde secondo lei un “tavolo politico”?
Al compromesso.

È passato un po' di tempo ormai dalla prima seduta al tavolo organizzato da Agnelli e Petrucci, è affiorata qualche indiscrezione ancora inedita?
Dal nulla non può che scaturire il nulla.

Sempre in relazione al tavolo e ai vari commenti precedenti e successivi, spicca la posizione defilata del Milan e del suo AD. Quale idea si é fatto a tal proposito?
Il tavolo della pace, da noi di quotidiano.net ribattezzato con largo anticipo il Tavolo della Pece per quanto vischiosa e oscura fosse la ragione della sua convocazione essendo votato al sicuro fallimento, è stato un tentativo velleitario e inutile di rimettere insieme i cocci del 2006. Anch'io sono rimasto particolarmente colpito dalla posizione defilata del Milan e di Galliani. Così come è stato evidente l'errore politico di avere convocato una cerchia di presunti eletti per dibattere una questione che, invece, riguarda tutto il calcio italiano.

Visto quello che è accaduto nella fase dibattimentale del processo di Napoli, si è fatto un'idea diversa rispetto a quel che si voleva far credere nel 2006? Se sì, qual è?
Che non è stata fatta giustizia a 360 gradi e che il nostro calcio ha perso un'occasione storica per fare pulizia.

La giustizia sportiva è un organismo che garantisce indagini e verdetti credibili?
La giustizia sportiva ha un'anomalia congenita: non è uniforme e, a volte, procede a ritmi tartarugheschi. Altre volte, invece, agisce in fretta e furia, come nell'estate 2006 quando, di fronte alla gravità della situazione che andava profilandosi, invece avrebbe dovuto prendersi tutto il tempo necessario per celebrare i processi. Anche a costo di mandare a quel paese Blatter che voleva chiudere la vicenda in quattro e quattr'otto. Ogni ipotesi di riforma della giustizia sportiva non può prescindere dal radicale rinnovamento dei suoi ranghi. E per radicale intendo tabula rasa.

La reticenza dei media ha permesso una lettura parziale dello scandalo. Dall'interno di questo mondo cosa può raccontarci di quel periodo che non è stato già scritto?
Ognuno risponde delle proprie azioni e del proprio modo di informare l'opinione pubblica. Anche perché il giudizio del lettore è implacabile.

Secondo lei, gran parte dei media, dei giornalisti, opinionisti e uomini di campo, danno l'impressione di voler cancellare ogni discussioni su calciopoli? Si può giustificare solo con il desiderio di guardare avanti?
Chi desse l'impressione di voler cancellare ogni discussione su Calciopoli, commetterebbe un madornale errore. Per guardare avanti bisogna avere la forza e il coraggio di voltarsi indietro e capire che cosa sia esattamente successo.

L'ambiente della giustizia sportiva è così facilmente indirizzabile o c'è qualcosa che all'esterno non possiamo comprendere legato magari a una precisa politica sportiva?
Non frequentando il Palazzo, non ne ho la più pallida idea.

Ci descrive Carraro in quattro aggettivi?
Poltronissimo è il neologismo che, a suo tempo, venne coniato per il personaggio. Non è un aggettivo degno dell'Accademia della Crusca, ma credo che il termine renda bene il soggetto stesso.
Lo dimostra il fatto che, nel luglio 2006, annunciò in diretta tv, urbi et orbi, il suo addio al calcio. Le risulta sia effettivamente avvenuto in questi cinque anni e mezzo?
Lo stesso Carraro è tuttora, e non potrebbe essere altrimenti poiché lo dice la carica stessa, membro a vita del Cio. Dopo essere stato presidente del Milan dal 1967 al 1971,

* dal 1966 al 1968membro del Consiglio direttivo della Lega nazionale professionisti
* dal 1968 al 1972 Consigliere federale
* nel 1971 presidente della Commissione per i rapporti fra la FIGC ed il sindacato calciatori
* dal 1971 al 1973 presidente del settore tecnico
* dal febbraio 1973 vicepresidente della FIGC
* dal 1973 al giugno 1976 presidente della Lega nazionale professionisti
* dal 1º agosto 1976 al maggio 1978 presidente della FIGC ;
* dal luglio 1977 al maggio 1978 commissario straordinario della Lega calcio
* dal 1978 al 1987 presidente del CONI
* dal 9 luglio 1986 al 29 luglio 1987 commissario straordinario della FIGC
* dal 21 febbraio 1997 al 28 dicembre 2001 presidente della Lega nazionale professionisti
* dal 28 dicembre 2001 all'8 maggio 2006 presidente della FIGC
* dal 2004 al 2009 membro del comitato esecutivo dell'UEFA.
* dal 1982 membro del Comitato Olimpico Internazionale
* dal 2011 è commissario straordinario della Federsci.

Ho tratto questo impressionante curriculum da Wikipedia. Mancano tre aggettivi per completare la risposta alla sua domanda. Non ce n'è bisogno.

Se rivendicasse qualcosa e si ritrovasse in mano una serie di “incompetenze”, in Italia come in Europa, in sede sportiva e ordinaria, le sorgerebbe qualche dubbio su ...?
Mi sorgerebbero molti dubbi sul sistema in vigore

Il Colonnello Auricchio disse che, secondo lui, il Milan non possedesse televisioni o comunque non avesse media compiacenti; in virtù anche degli ultimi avvenimenti, che hanno visto due simulazioni (Ibrahimovic a Bologna e Boateng contro il Siena) e una bestemmia (ancora Ibrahimovic, a Cagliari) praticamente ignorate da quasi tutti i commentatori/giornalisti sportivi sia in TV che nei quotidiani, al contrario di quanto accadde poco più di un anno fa con l'ormai famosa simulazione di Krasic sanzionata poi con 3 giornate di squalifica dal giudice sportivo, quali sono le sue impressioni a riguardo?
La prova televisiva dovrebbe essere adottata a 360 gradi e utilizzata sempre, per punire chiunque simuli o bari. Più in generale, la tecnologia dovrebbe essere introdotta subito per aiutare gli arbitri e gli assistenti a sbagliare molto meno. Blatter che, tramite l'Ifab o International Board che dir si voglia, è l'unico deputato a decidere, non ne vuol sentir parlare e le sue recenti aperture al meccanismo che permette di stabilire il gol o il non gol, sono insufficienti, artificiali e surrettizie.
La verità è che avere la moviola in campo significherebbe togliere agli arbitri gran parte del potere di condizionare le partite (come non pensare al furto subito dall'Irlanda di Trapattoni, grazie al colpo di mano di Henry non visto dall'arbitro Ovrebo durante Francia-Eire? E agli errori sesquipedali commessi dagli arbitri durante Sudafrica 2010, immortalati dai maxi-schermi televisivi da centinaia di milioni di telespettatori, ma oscurati dalla Fifa?. La moviola in campo non significherebbe l'azzeramento dei contenziosi: alcuni episodi controversi rimarrebbero comunque, ma il loro numero verrebbe drasticamente ridotto. E non ci sarebbero più nè figli nè figliastri.


Ringraziamo il Dott. Jacobelli per la disponibilità.
 
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