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Farsopoli di G. FIORITO del 16/02/2012 07:52:11
Fair play finanziario. La crisi dell'Inter

 

A quasi sei anni dal 22 maggio del 2006 nel quale L'Espresso metteva, anzi si metteva in edicola con "Il libro nero del calcio", domandandosi se "nonostante la fiducia d Guidio Rossi" Lippi avrebbe dovuto dimettersi da CT della Nazionale prossima vincitrice dei mondiali, stante "la sua subalternità" a Moggi, Luca Piana propone una sorta di lavacro pubblico delle coscienze, mettendo le mani sugli affari dei fratelli Moratti e non tanto indirettamente dell'Inter.

Anche i ricchi piangono, lacrimava una delle prime telenovelas che iniziarono a imperversare nei palinsesti televisivi più o meno allo scoccare di un'altra epica vittoria azzurra ai mondiali di calcio, quella dell''82. Ma un vecchio adagio siciliano intima alle madri troppo solerti e premurose al pianto dei loro piccini di non viziarli troppo, poiché dai loro occhi non scaturisce olio.
OIL si intitolava il documentario di Massimiliano Mazzotta che ha permesso di conoscere con immediatezza di immagini e suggestioni musicali di bellezza spietata il pianto di una regione intera e di una popolazione sulle quali si stava abbattendo la barbarie di una raffineria.
La SARAS è la fonte di lucro dei Moratti e secondo Luca Piana sarebbe da circa un anno in cerca di un acquirente che se ne sobbarchi parte delle spese divenute insostenibili a causa della crisi che sta investendo i paesi europei. L'embargo imposto dall'UE all'Iran, dal quale proviene uno su dieci barili del petrolio raffinato a Sarroch e l'aumento dei prezzi dei carburanti che sta determinando il calo dei consumi europei, spingono i petrolieri nazionali a chiedere a Mario Monti lo stato di crisi. Stretti come sono nella morsa della doppia concorrenza degli USA, divenuti esportatori in esubero di produttività e della Russia, forte competitrice sulla fetta di mercato rimasta appetibile delle pompe bianche, considerate fuori dai circuiti delle grandi compagnie, ma avvantaggiate dalla corsa alle liberalizzazioni.

I Moratti si trovano al bivio. Vendere ai russi o trovare il coraggio di investire, visto che proprio poveri non sono, prendendo per buona l'indagine che Luca Piana ricava dopo aver loro messo le mani in tasca.
Alle partecipazioni rintracciabili negli atti delle loro società e proprietà immobiliari, estese da Milano a Cortina d'Ampezzo, all'isola di Saint-Louis, a Parigi, a New York, si sommerebbero i 1.800 milioni di euro scivolati nei loro conti personali e mai spesi, che due soldi da parte è sempre prudente tenerseli, derivati dal collocamento in borsa di SARAS nel 2006. Una maledizione per gli investitori e al centro di indagini giudiziarie a seguito della mail di un banchiere che faceva riferimento a 500 milioni di euro di debiti di uno dei fratelli Moratti.
La cifra è curiosamente la stessa che Gianni Dragoni quantificò per l'acquisto dello scudetto da parte del presidente dell'Inter nel suo articolo del 24 aprile 2007 sul Sole 24 Ore.
Ma non deve trarre in inganno, perché se l'Inter si è inghiottita 1.200 milioni di euro nei 17 anni di gestione di Massimo, costati un miliardo di euro di ricapitalizzazioni dei soci, contrariamente alla favola metropolitana che vuole solo lui gingillarsi con la squadra nerazzurra all'uso degli sceicchi, senza badare a spese, neppure il fratello Gian Marco sembra essere un genio della finanza, avendo foraggiato le spese folli delle campagne elettorali della moglie Letizia e accumulato passivi per oltre 200 milioni di euro con investimenti sbagliati nel settore delle nuove tecnologie.

Tuttavia l'Inter rimane una palla al piede non da poco, se Marcel Vulpis, direttore di Sporteconomy.it, dedica un'ampia finestra all'interno dell'articolo di Luca Piana al dettaglio delle perdite nerazzurre, alle quali non ha giovato nemmeno la tradizionale onda lunga benefica del triplete, forse perché cartonata anche quella.
A giugno 2011 il passivo è rimasto di 87 milioni di euro nonostante una diminuzione dei costi di 53 milioni e un ricavo di 13,5 per un accordo con la RAI sull'archivio delle immagini tivu.
Ma c'è dell'altro. In 3 anni 310 milioni di perdite, che oltrepassano la soglia di tolleranza prevista dal progetto del fair play finanziario della UEFA di Platini. La riduzione dei costi iniziata con la partenza di Eto'o, che ha decurtato i 20 milioni di euro dell'ingaggio, proseguirà prevedibilmente a fine campionato con gli addii a Samuel, Chivu e Cordoba, superando ancora il costo dei dipendenti della società il 70% in rapporto al valore della produzione stabilito dai parametri UEFA.

Due le domande. 1) Piacerà a tifosi e sponsor la politica gestionale di privarsi dei campioni? L'Inter non è squadra operaia nel dna e con Mourinho lo ha dimostrato. Il suo ritorno o l'arrivo di Guardiola potrebbero rimanere per il presidente sceicco e i suoi tifosi solo un miraggio.
2) Cosa rischia la società nerazzurra se non corre immediatamente ai ripari? Quanto a morosità è in buona compagnia. Fabio Licari ci informa che i 53 campionati europei hanno prodotto nel 2010 un deficit di 1,6 miliardi di euro, sebbene le entrate siano cresciute da 12 a 12,8 miliardi. Il 56% dei club versa in rosso e la quota sale tra le squadre che giocano anche le coppe europee. Il 64% del fatturato se ne va mediamente per erogare gli stipendi. 13 club non rispettano le regole. Seppure tutelati dalla privacy imposta dall'UEFA, non è difficile risalire ai buoni e ai cattivi. Club più virtuosi: Arsenal, Real Madrid, Bayern e Napoli. Club scialacquatori: City, United, Inter, Chelsea, Milan, Barcellona, Valencia, Liverpool, Paris Saint Germain.
I dirigenti, non ultimo l'interista Paolillo,promettono di darsi una regolata. Parlano di un Platini coraggioso e di etica. Senza rendersi conto che investire sui campioni per vincere invece che curare la sicurezza delle strutture sportive, non reca più utili alle società e ai tifosi. Almeno a giudicare dal modo in cui i 3 giorni della merla si sono abbattuti senza pietà sul campionato italiano.
Senza considerare che una società non economicamente sana che vince ne frega un'altra finanziariamente più integra, che possiede già uno stadio o ce l'ha in costruzione e nemmeno fa conto di comprare Tevez.

I controlli sui club partiranno sui bilanci 2012/2013, le sanzioni dal 2014. Conti a posto dal prossimo anno, dunque. Nemmeno per sogno. Basterà che il rosso non superi i 45 milioni del primo biennio o dei successivi trienni, da ridurre in seguito a 30. Spese per lo stadio e per i vivai escluse, perché spese buone. Perdite da ricoprire con ricapitalizzazioni e donazioni, però, senza ricorrere a prestiti, che è difficile non catalogare alla voce "altri debiti".

Manica larga su tempi e modi, ma alla fine sanzioni pesanti. Quando mai? Se il club dimostra buona volontà e appena inizia a far scendere il passivo, può richiedere altro tempo per rientrare nei parametri. Tanto le sanzioni arrivano per grado. Un timido avviso. Poi con calma e per favore una multa. Alla fine del percorso, una penalizzazione di punti, riduzioni delle liste UEFA o mancata iscrizione di nuovi acquisti, per incorrere nei casi più recalcitranti nella perdita dei premi CL o EL. Salvo ricorsi in tribunale da parte dei club.

39 club europei hanno accettato di sottoporsi a un test per il biennio 2009/2011. Ci sono anche Milan, Inter, Napoli e Udinese.
Vinca il migliore. L'Inter ha già fallito.

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