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Domenica 19/05/19, ore 20,30
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Eventi di G. GALAZZO del 22/05/2009 07:26:41
22 maggio 1996

 

Non ricordo che giornata fosse quel 22 maggio 1996: poteva esserci il primo cielo velato dall'afa oppure quella tiepida, limpida aria che prelude all'estate. Ricordo però, come fosse oggi, quello stato di tensione emotiva che, fin dal mattino, mi possedeva cuore e mente: sensazione condivisa con milioni di tifosi juventini, perché La Coppa dei Campioni - o Champions League, che dir si voglia - ha sempre rappresentato per chi ama i colori bianconeri più rimpianti che soddisfazioni, più rammarico che gioia. Ed una volta Dolore. Autentico, indelebile, tragico Dolore.
Che ci fosse attesa era immaginabile: biglietti evaporati in un attimo e centinaia di migliaia di richieste rimaste senza appello. Unica (o quasi) eccezione, il fortunato possessore del biglietto che mi ero garantito. Avrei chiesto troppo alle mie emozioni e qualche giorno prima mi dissi: "No, Cara Juve, perdonami, ma non ci riesco". Pazzo io o pazzo amore, fate voi: tant'è.
Vincere quella finale, giocata in Italia e contro i campioni d'Europa in carica, ha ripagato anni di attesa e cancellato in un attimo tutte le paure che quella "maledetta coppa" incuteva in ognuno di noi. Non ha cancellato quel Dolore: impresa impossibile, inutile girarci intorno, ma finalmente il 22 maggio 1996 sarebbe per sempre rimasta la data che consacrava la Juve sul tetto d'Europa.
Era la Juventus plasmata, due anni prima, dalla competenza di Moggi, Giraudo e Bettega e consegnata nelle mani di Marcello Lippi. Era un team, e sopratutto un gruppo, destinato poi a segnare un'epoca vincente.
La Juventus di Lippi, vincitrice nel 1995 di campionato e coppa Italia e finalista di coppa Uefa, ha affrontato il girone di qualificazione ai quarti di finale sconfiggendo fuori casa il Borussia Dortmund di Kohler, Sammer Moeller e Riedle, i Glasgow Rangers, impattando a Bucarest contro lo Steaua e vincendo in casa contro lo stesso Steaua e Rangers; unica ininfluente sconfitta casalinga ad opera di un Borussia, capace negli anni successivi di regalarci anche amari ricordi.
Nei quarti un soffertissimo doppio incontro con Il Real Madrid (in cui era fresco esordiente il talento Raul) ha consentito alla Juventus di raggiungere i francesi del Nantes in semifinale, vinta grazie al 2-0 del Delle Alpi che ha consentito di gestire senza troppi patemi la partita di ritorno, persa 3-2 in territorio francese.
Ed è stata finale: contro l'Ajax allenata da Van Gaal, che aveva sconfitto l'anno precedente il Milan ed era arrivata alla finale segnando una ventina di gol e subendone solo due: un'autentica orchestra di calcio, capace di coniugare potenza e armonia grazie ai fratelli De Boer, a Kluivert, a Litmanenn e Davids, tanto per citarne alcuni.
Non a caso, l'Avvocato Agnelli, per scacciare i timori pre-partita, così mise in contrapposizione le due squadre: "loro sono i pittori fiamminghi , noi i tosti Piemontesi". Come dargli torto?
Peruzzi, Torricelli, Ferrara, Vierchowod, Pessotto, Conte, Paulo Sousa, Deschamps, Del Piero, Vialli, Ravanelli, Jugovic, Di Livio, Porrini e Padovano. Una squadra tosta che consentiva di abbinare il sacrificio, la corsa e le giocate di classe ad una determinazione e consapevolezza di forza mentale e fisica.
La partita di quel 22 maggio confermò tutte le caratteristiche di quella Juventus, capace di sbloccare il risultato nei primi 15 minuti e poi di intimorire l'Ajax anche dopo il loro pareggio, nato in mischia sul finire della prima frazione: occasioni mancate per un soffio da Vialli, Del Piero, Jugovic e Padovano. Furono 120 minuti di strapotere fisico e freschezza atletica, grazie al dinamismo di Di Livio, alle sgroppate di Ravanelli e Vialli, ai recuperi di Torricelli. Però era la Coppa dei Campioni, la Coppa maledetta: era scritto che si doveva vincere soffrendo sino all'ultimo respiro.
Ferrara, Pessotto, Padovano, Jugovic sono freddi e implacabili dal dischetto; Peruzzi ipnotizza Davids e Silloy riscattando, da fenomeno, l'errore che aveva causato il pareggio nei tempi regolamentari. "Alza la Coppa, Capitano!!!" , non è l'urlo di quel tale fazioso che commenta le partite in paytv, ma quello della gente bianconera: un urlo di autentica gioia e liberazione. E' la vittoria che i giocatori sentono di dover dedicare a quei 39 angeli dell'Heysel e ad Andrea Fortunato, è la vittoria che regala un felice addio al Capitano Vialli finalmente vincitore di un trofeo inseguito per tutta la carriera.
Le dichiarazioni di Lippi, nella sua sempre composta gioia, evidenziavano la forza di quel gruppo: "Voglia di vincere, serietà che ha fatto cambiare mentalità in fretta ai giocatori, impegno nel lavoro, abnegazione. E' un piacere allenarli". Poche parole per un concetto semplice: società competente e squadra forte, progetto serio e vincente. A qualcuno fischino pure le orecchie.
E pensare che hanno provato anche a gettare fango sopra quella splendida vittoria: "E' ufficiale: la Juve di Vialli, Del Piero e Ravanelli era dopata!". Queste le accuse che lanciava la stampa a seguito delle dichiarazioni di un mediocre allenatore fallito (diffidare sempre di un mediocre che non sa di esserlo) e del successivo processo per doping. Fortunatamente, in quel caso la Juventus ha saputo e voluto difendersi, altrimenti la farsa avrebbe avuto inizio prima del 2006.
Può farci infine sorridere il ricordo che quella vittoria contro l'Ajax liberò, di fatto, un posto in Uefa: a beneficiarne fu l'Inter, finita settimana nel campionato.
Beffa e monito vanno a braccetto. Con il ricordo.


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