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Attualità di E. LOFFREDO del 21/01/2013 07:48:16
Stefano Palazzi uno e terzo?

 

Nonostante le rielezioni federali e di Lega di Serie A la settimana appena trascorsa è stata dominata da un altro evento politico: l'assoluzione di Cannavaro e Grava e il conseguente annullamento della penalizzazione di due punti al Napoli. Diciamo che per noi la sentenza è giusta nel dispositivo, ma forse viziata nei motivi. L'assoluzione non ci appare quale figlia di una corretta applicazione delle norme, né di una coerente adesione alla giurisprudenza fino ad allora costante delle corti federali. La giusta assoluzione del Napoli sembra concepita da manovre politiche in cui il presidente napoletano ha dispiegato tutto il necessario arsenale, dapprima mediatico per l'orientamento delle opinioni, poi di quello politico per far maturare in seno agli ambienti federali la convinzione che l'assoluzione della squadra azzurra fosse cosa necessaria. Chi pensa che queste sono righe dettate dal tifoso ripercorra il dibattito che si è svolto nelle scorse settimane sulla responsabilità oggettiva. Lo scopo ultimo era quello appunto di far cadere il costante orientamento delle corti della FIGC su tale istituto. E infatti si è poi avuta quella interpretazione evolutiva che ha piegato un principio finora intangibile nella giustizia sportiva.

Questo dibattito sulla "non responsabilità oggettiva del Napoli" era stato messo in dubbio da chi ne aveva sempre fatto un architrave per le sue richieste sanzionatorie: il Procuratore federale Stefano Palazzi. Il superprocuratore (confermato da Abete) aveva infatti chiesto per il Napoli solo un punto di penalizzazione, quando il minimo previsto in tali casi è di due punti.

Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare sul Palazzi tifoso o meno, non si può non far notare che in FIGC la pubblica accusa è Palazzi e basta, non ci sono suoi colleghi con i quali possa dividersi il lavoro o che possano subentrare in certi casi. Uno di questi casi, che non esistono nell'ordinamento della Federcalcio, è l'istituto della incompatibilità del Procuratore federale. Palazzi potrebbe anche non essere tifoso del Napoli (personalmente credo che lo sia), rimane però il fatto che è nato e cresciuto in quella stessa città che si pervade e diviene isterica per la squadra di calcio. Qualche dubbio che Palazzi, vista la sua estrazione geografica, non sia impermeabile alle sorti della locale compagine calcistica può legittimamente sorgere. Dubbio che si autoalimenta se pensiamo che in fondo stiamo parlando non solo di sport, ma di ingenti movimenti economici e finanziari e di come la città partenopea voglia fanaticamente identificarsi nella squadra di De Laurentiis. Se poi pensiamo che gli stessi giudici di primo grado hanno sconfessato Palazzi infliggendo una pena superiore alla sua richiesta, allora abbiamo anche un dato che certifica la non impeccabilità del Procuratore federale. Il tarlo si insinua ancor di più leggendo le parole di uno dei legali del Napoli, l'avvocato Grassani: «La scelta da parte dell’accusa di non fare richieste ulteriori rappresenta un episodio senza precedenti». Alla luce di tutto questo, la terzietà di Palazzi può essere affermata oltre ogni ragionevole dubbio?

Quando e se si vorrà riformare al giustizia sportiva, non sarà forse il caso di prevedere casi di incompatibilità in cui un procuratore debba astenersi? E allo stesso tempo, non sarebbe il caso di eliminare l'esclusività del ruolo in una sola persona? Queste e altre previsioni potrebbero evitare in futuro i sospetti del tifoso e che alcuni fascicoli restino a stagionare nei cassetti per quattordici mesi fino a prescrizione.

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