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Sabato 15/12/18, ore 20,30
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Inchiesta/Intervista di N. REDAZIONE del 18/02/2013 07:34:53
Esclusiva GLMDJ: risponde Mark Iuliano

 

Ci sono giocatori che hanno in sorte il fatto di essere ricordati anche per degli episodi. Mark Iuliano è sicuramente uno di questi.
Per molti, che non hanno una completa memoria storica, è “solo” il protagonista di una delle azioni più discusse del calcio moderno.
Per noi, invece, che abbiamo imparato ad apprezzarlo negli anni, è stato tra i campioni di un ciclo fantastico, che lo ha visto vincere 4 campionati, 3 supercoppe italiane, una coppa intercontinentale, una supercoppa europea e, sì, anche una coppa intertoto, perché i grandi giocatori si vedono anche nei momenti meno fortunati di una squadra.
Mark Iuliano ci ha gentilmente concesso un’ intervista, per la quale lo ringraziamo, così come lo ringraziamo per le molte gioie che abbiamo condiviso con lui in quei meravigliosi anni.

Se dovessi scegliere un'immagine che faccia da copertina all'album della tua carriera, quale sceglieresti?
Sono tanti i momenti che ricordo con piacere, ma l’immagine più bella potrebbe essere il gol scudetto che ho segnato a Bergamo il primo anno alla Juve.

Nei libri di Nedved e Pessotto, nelle dichiarazioni di chi ha allenato la Juve di Lippi e della Triade, ancora oggi trasuda uno spirito fortissimo fatto di competizione, umiltà e complicità. Era davvero così quella Juve? Quale è stato il segreto?
Una Juve eccezionale con tanti grandi campioni, tra cui ricordo solo per brevità: Montero, Vieri, Zidane e Peruzzi. Tutto funzionava per il meglio e la società ti lasciava lavorare con tranquillità. L’obbiettivo che tutti noi avevamo, a partire dai grandi campioni già abituati a vincere ai nuovi arrivati sovente alla prima esperienza in un top club, era di lottare per vincere con grande determinazione e professionalità. Uno spirito di gruppo unico che ti stregava e che ha reso quella squadra una vera “armata” invincibile.

Torricelli-Ferrara-Montero-Pessotto-Iuliano nel '96. Barzagli-Bonucci-Chiellini-Caceres nel ‘13. Quali sono le differenze tecnico-tattiche fra le due difese? Quale delle due ritieni migliore e perchè?
I numeri parlano chiaro, sono due grandi difese entrambe molto tecniche, poco battute che hanno giocato un calcio molto veloce che ne metteva ancor più in risalto le grandi qualità. Quella attuale forse segna un po’ di più, con Caceres, Chiellini e Bonucci, mentre noi abbiamo registrato qualche gol sporadico mio e di Ferrara.

Nel 1998 fu convocato per i mondiali francesi Bergomi, un giocatore ormai a fine carriera. Tu facesti una stagione positiva, nella Juve campione d'Italia e vice campione d'Europa, ma non fosti convocato da Maldini. Ritieni quella convocazione di Bergomi a tuo scapito una specie di risarcimento danni per il presunto rigore non concesso a Ronaldo?
Bella domanda! Così si narra ma spero proprio non corrisponda a verità. Ci rimasi un po’ male poiché feci un anno straordinario e probabilmente meritavo la convocazione. A riprova ricordo che fui convocato a Parma con il Paraguay, vincemmo lo scudetto e purtroppo perdemmo la finale di Champions League con un Real Madrid sia pur inferiore a noi.

Ritieni che una certa stampa e tutta la tifoseria anti-juventina d'Italia ti abbia visto come colui che aveva spezzato il sogno interista-antijuventino?
Così si trasforma la verità. Si è sempre parlato di quella partita come se noi avessimo rubato lo scudetto, ma la gente ha la memoria corta. In quanti ricordano che eravamo avanti in classifica e vincevamo già 1 a 0 al momento del presunto fallo? I rigori, poi, si possono anche sbagliare. La verità è una sola, quella era una super Juve e nella vita alla fine conta una sola cosa: quello che ha vinto nella sua carriera Iuliano e quello che ha vinto Ronaldo.

In questi giorni si parla molto di antipatie, tu ne hai mai avute verso una squadra o un avversario?
Spesso i giornalisti enfatizzano le dichiarazioni dei giocatori al fine di crearne un “caso”. Io non ho antipatie verso alcuna squadra. L’unica sfida che poteva essere più sentita era quella con l’inter, ma forse l’antipatia era la loro verso di noi poiché alla fine a vincere eravamo sempre noi. La storia del calcio ha insegnato che squadra vincente corrisponde sempre a squadra antipatica, e la mia Juve è stata molto antipatica. L’unica Juve che ricordo molto “simpatica” a tutti è quella dell’anno in B.

Sicuramente hai seguito Calciopoli, a distanza di più di sei anni e dopo un bel po' di cose che sono venute fuori, cosa ne pensi?
Eravamo la squadra più forte a cui hanno tolto ingiustamente due scudetti. Noi giocatori “bianconeri” abbiamo sempre vinto sul campo e mai abbiamo avuto la sensazione di partite “pilotate”. Non è un caso che questo “teatrino” di calciopoli ancora oggi, dopo oltre 6 anni, non ha ancora alcuna prova a supporto. Ho un’unica certezza: noi ci allenavamo più degli altri , correvamo più degli altri ed eravamo la squadra più forte sul campo.

Molti interisti, anche di primo piano, ritengono giusta l'assegnazione dello scudetto 2005/06 a tavolino ai nerazzurri, come risarcimento di una serie di ingiustizie, subite in particolare nella stagione 1997/98. Tu cosa ne pensi?
Non avrei mai voluto uno scudetto a tavolino conquistato e meritato sul campo da altri.

Calcioscommesse, quello dei calciatori è davvero un ambiente molto corporativo? Osvaldo ha detto che non denuncerebbe un compagno, tu come ti comporteresti? Come giudica la condanna subita da Antonio Conte?
I calciatori sono ancora la parte più sana del calcio ed è del tutto normale che sia un ambiente corporativo; così come è giusto che quella minoranza che ha sbagliato paghi i propri errori. Nel caso Conte ci sono due gravi errori: l’ingiusta condanna di un uomo che ho personalmente conosciuto ed apprezzato come simbolo di professionalità e correttezza, cioè quello che la Juve ci ha insegnato; l’altro e quello di avergli concesso di allenare. Ad errore si è aggiunto errore, una assurdità che potrei solo definire “il tentativo di rimediare al primo errore”.

Ogni episodio favorevole alla Juve è sempre stato enfatizzato: tu lo sai bene. Come si viveva dentro lo spogliatoio questa pressione mediatica?
Non ci abbiamo mai dato alcun peso. Vincevamo sovente con ampi margini di gol, a dispetto di qualsiasi presunto “aiutino”. Le partite di cui spesso ho sentito parlare sono quelle che ha dispetto del singolo episodio abbiamo poi vinto alla grande, e questo nessuno lo ricorda. Ricordo ad esempio Juventus Empoli finita 3 a 0 o Juventus Udinese con un perentorio 4 a 0. Per amor di verità dovrebbero riconoscere a quella Juve di essere stata la più forte sul campo.

Era o non era rigore quell’impatto con Ronaldo? Del Piero sbagliò apposta il rigore che poco dopo fu assegnato in favore della Juventus? Perché fu data tanta enfasi al primo di questi episodi, mentre il secondo non viene mai ricordato?
Il sacrosanto rigore che Taribo West provocò sul Del Piero non credo fu sbagliato di proposito. Su Ronaldo vorrei solo dire che nel basket quello viene definito “fallo di sfondamento”. Io di certo ero fermo e non ho cercato in alcun modi di fare fallo. Quello che conta alla fine è solo quanto ha deciso l’arbitro, e questo vale sia per gli errori a favore che per quelli contro.

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