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Eventi di P. CICCONOFRI del 03/08/2009 13:54:35
Un calcio nel cuore delle Marche

 

«So benissimo cosa ho fatto e cosa non ho fatto. Come mi sono comportato. Dovevo solo tenere sotto controllo un mondo popolato di diavoli e non certamente di santi. Dovevo evitare che non ci fosse il giusto rispetto per la mia società. Se avessi comprato arbitri, aggiustato partite e truccato i campionati come sento dire, mi sarei arreso davanti all’evidenza. Avrei mollato tutto, lasciato il calcio, preso la mia famiglia per andare lontano, a vivere su qualche isola dorata. Non l’ho fatto e non l’ho mai pensato perché non sono un delinquente che deve fuggire inseguito dai carabinieri. Ora devo dimostrare chi è veramente Luciano Moggi e ce la farò.»

Con questo brano, tratto dal libro “un calcio nel cuore” di Luciano Moggi, è stato introdotto, in un caldo pomeriggio estivo, l’intervento del Direttore che, proprio nel cuore delle Marche, a Penna San Giovanni, ha presenziato all’iniziativa “festival culturale un libro al mese” portando il suo libro, non risparmiando, come è nel suo stile, qualche frecciatina e qualche battuta.

Presentato al pubblico marchigiano come “ juventino”, la sua prima battuta è proprio rivolta a chi juventino non lo è: «probabilmente sapranno che la loro squadra è molto più coinvolta della Juventus» chiosa il direttore mentre un applauso si alza spontaneo tra il pubblico presente.
Un’intervista condotta e coadiuvata da Enzo Bucchioni del Quotidiano Nazionale, Bruno Ferretti del Messagero e Mario D’Ascoli.

«Nel libro ho cercato di dire qualcosa ma non si può dire tutto perché c’è un’aula di tribunale in cui verrà fuori qualcosa di importante». Luciano Moggi presenta il suo libro e lo fa a suo modo, tra il sorriso divertito dei presenti alle sue battute che non risparmia nemmeno agli autori del libro: «non mi hanno contattato … D’Ascoli è un amante delle cene e dei pranzi … sempre a casa mia … mi hanno detto vorremmo fare un libro ... e io mi fido di loro …» dice sorridendo, rispondendo alla domanda del giornalista che chiedeva come era nata questa collaborazione.

«Un’operazione giornalista per capire» - esordisce Bucchioni - «non saremo noi a dire se colpevole o innocente, ma molte cose non tornano». Continua il giornalista: «non si può processare la vita di una persona in dieci minuti e con lui tutta l’ossatura del calcio italiano». Conclude ribadendo il dubbio che hanno lasciato le condanne della giustizia sportiva e l’invito ad aspettare con serenità i giudizi che usciranno dal vero processo calciopoli che si sta svolgendo a Napoli.

«Devo essere grato a Moggi» - dice D’Ascoli - «per la possibilità avuta di collaborare alla stesura del libro, io non Juventino» . «E questo è un errore», interviene Moggi! Applauso del pubblico juventino.
Prosegue il giornalista: «abbiamo capito come molte sentenze siano state ispirate da certa stampa sportiva … ci siamo resi conto delle molte doti professionali, direi indiscutibili, di L. Moggi».

Prosegue il dibattito con il Direttore che ricorda e puntualizza chi sono e il ruolo avuto in calciopoli da Antonelli e Baldini, Castagnini, la guerra interna degli Elkann, il processo GEA, le schede svizzere, le intercettazioni, il processo Telecom e via via tutte le situazioni ingarbugliate, «perché ora so da chi devo difendermi» – puntualizza Moggi –

Non solo calciopoli, ma le grandi trattative, dalla cessione di Zidane passando per Zola e Maradona.
Capello, Lippi, Diego, Ibra e Buffon, non si sottrae a nessuna domanda, spesso ricordando episodi vissuti negli spogliatoi, come quando, con Capello allenatore e prima della partita con il Siena, avendo notato un certo rilassamento della squadra decise che, per non rischiare di complicare una partita sulla carta facile, era necessario dare «una motivazione, una spinta». In accordo con il mister, alla fine dell’allenamento – a cui aveva assistito- piomba negli spogliatoi e fa una scenata dicendo che non gli era piaciuto quello che aveva visto, andandosene subito molto arrabbiato. Capello regge il gioco e rincara la dose. La Juventus vincerà quattro a zero quella partita e Moggi conclude: «la motivazione fu quella di farci vedere quanto erano forti e quanto ci eravamo sbagliati». Luciano sorride, questo era proprio quello che voleva ottenere!

Nelle Marche non poteva mancare un accenno allo storico Presidente C. Rozzi dell’Ascoli, a suo tempo molto vicino a Moggi. Si evoca il passaggio dal Napoli, dove in quel momento L. Moggi rivestiva la carica di direttore generale, di due giocatori importanti come Celestini e Carannante e... Hugo Maradona, fratello di Diego Armando Maradona, che il direttore aveva inserito nella trattativa con un “3x2” - sorriso generale - praticamente regalato per assecondare il grande calciatore del Napoli che voleva far giocare il fratello minore in una squadra italiana.

Non una platea nazionale quella che ha accolto il Direttore, ma gente comune a cui ha raccontato quello che la stampa cerca in tutti i modi di coprire. Un modo come un altro per “non mollare”.
 
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