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Attualità di E. LOFFREDO del 22/09/2014 08:50:03
Deferimento per Malagò?

 

In questi giorni si ipotizza un deferimento per Giovanni Malagò, il presidente della federnuoto infatti ha denunciato alla procura della stessa federazione il presidente del CONI (tesserato FIN). La storia assumerebbe contorni grotteschi se non fosse che denunciare il capo dello sport italiano è una cosa che potrebbe diventare un ulteriore motivo di imbarazzo e sofferenze per lo sport italiano.

Tra Paolo Barelli (presidente FIN) e Giovanni Malagò i rapporti sono tesi e non da poco tempo. È una contrapposizione che nasce nella galassia dei circoli romani e che si è trascinata, inasprendosi, fino a oggi. C'entrano forse anche diverse appartenenze politiche, il presidente FIN è stato parlamentare del PDL mentre Malagò è sempre stato considerato molto vicino alla sinistra veltroniana. I due si ritrovarono a coesistere in occasione dei mondiali di nuoto del 2009 (Malagò presiedeva il comitato promotore, Barelli era già allora presidente FIN). Quei mondiali non furono esenti da inchieste sulla regolarità dei lavori per gli impianti (Malagò fu coinvolto e assolto dal GIP nel luglio 2012). Se serpeggiavano dissidi tra il presidente del circolo Canottieri Aniene (Malagò) e il fratello di quello del circolo Flaminio sporting club (Barelli) è probabile, fatto sta che proprio intorno ai meriti per la riuscita di quel mondiale, e forse anche per collegate questioni di poltrone e potere, si registrarono i primi evidenti attriti tra i due. In più a rinfocolare i dissidi ci si mise anche la questione dei rimborsi/premi spettanti agli atleti dei due circoli, con quelli del circolo Aniene che lamentarono una disparità rispetto proprio a quelli del Flaminio.

Negli ultimi mesi i rapporti tra CONI e FIN hanno rispecchiato quelli tra i relativi presidenti. In un'inchiesta della Procura di Roma - partita su esposto proprio del CONI contro la FIN – il pm aveva chiesto l'archiviazione per Paolo Barelli circa presunte irregolarità nelle fatturazioni per lavori di manutenzione della piscina del Foro italico. Nel commentare la richiesta di archiviazione del pm il segretario generale del Comitato olimpico oltre a prenderne atto affermò «la correttezza della procedura seguita quale atto dovuto nell'esercizio della propria funzione di vigilanza sulle federazioni sportive». Atto talmente dovuto che come riportato dal CorSera il CONI ha presentato un nuovo esposto inducendo il GIP a respingere la richiesta di archiviazione e a chiedere al pm ulteriori indagini.

La guerra nel frattempo è diventata anche mediatica, con la FIN che dal proprio profilo twitter ha fatto notare come per i recenti successi nelle piscine degli europei di nuoto non sia giunta la canonica telefonata di congratulazioni da parte del CONI. Siccome “la guerra è guerra”, il presidente della federnuoto è passato al contrattacco e, come dicevamo in apertura, ha denunciato alla procura federale della FIN il tesserato Malagò per alcune frasi dette durante la giunta del CONI del 4 marzo «È risultato che tali contributi siano stati parzialmente utilizzati dalla Fin (23 fatture dal valore complessivo di 845 mila euro) per i lavori alle piscine del Foro Italico, oggetto dell'accordo con Coni Servizi e le stesse fatture, già presentate al Ministero per attestare il vincolo di destinazione del finanziamento statale, sono state altresì prodotte nell'ambito dell'accordo transattivo sottoscritto tra Fin e Coni Servizi per il rimborso dei lavori sulle piscine del Foro Italico» (Link), un'accusa alla quale evidentemente Barelli non ci sta.

Ora che accade? Il procuratore della federnuoto deferirà davvero Malagò per illecito disciplinare derivate da inosservanza dei «principi di lealtà, di rettitudine e di correttezza morale che devono sempre ispirare i comportamenti delle società affiliate e dei soggetti tesserati» (art. 11 co. 1 del Regolamento di Giustizia FIN)? A questo punto tutto può accadere. Il nocciolo della questione però è diventato un altro: ci si chiede infatti se gli organi di giustizia di una federazione affiliata possono deferire il presidente del CONI, il quale per parte sua quasi si equipara ai politici nell'esercizio delle proprie funzioni, lasciando intendere di godere di una immunità funzionale per l'occasione in cui sono state pronunciate quelle frasi. La Reppubblica al riguardo scrive: «Frase che secondo un'interpretazione non poteva essere utilizzata dalla giustizia sportiva: questo sosteneva stamattina Malagò» (Link). Ma davvero esiste questa immunità per capo dello sport italiano? Non siamo riusciti a rinvenire nulla del genere né nello Statuto del CONI né nel Decreto Legislativo 242 del 2009 (Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano). Sarebbe però davvero inusuale vedere il presidente del CONI che, inibito per un anno, contesta l'operato di una sacra giurisdizione domestica.

Al di là di tutto, e per usare una terminologia sportiva, è lecito e leale che Malagò e Barelli si facciano una guerra che sembra personale utilizzando in modo strumentale il comitato olimpico e la federnuoto? Gli organi di giustizia che formalmente sono indipendenti dal CONI e dalla FIN con quale serenità giudicheranno la questione? E nel caso ciascuna delle due giustizie domestiche desse soddisfazione alle ragioni del rispettivo presidente di riferimento, con quale credibilità potranno presentarsi agli occhi degli sportivi italiani?

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