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Attualità di P. CICCONOFRI del 02/10/2014 08:43:42
Il Corsera e quella giustizia sportiva …

 

Dopo la condanna di Malagò, il dibattito sulla Giustizia Sportiva è tornato in primo piano ed a metterne in dubbio la sua credibilità dopo averla esaltata per convenienza, sono proprio i media.

Daniele Dallera, per “Il Corriere della Sera” ha voluto dire la sua su quella che definisce “giustizia domestica”: ”Bene questa giustizia da ballatoio familiare è inaccettabile (come un’eventuale sostituzione in corsa): è peggiore di qualsiasi «doppia fatturazione»”. (Link)
La Giustizia Sportiva è sempre la stessa, anche quella che attraverso modifiche in corsa ha provveduto a radiare gli ex dirigenti juventini dopo le condanne di calciopoli. Ma in quel caso, complice il semplice tifo calcistico da tastiera, Dallera non ha avuto nulla da eccepire, anzi, lo ritroviamo prodigo di consigli verso la Menarini in un articolo di qualche tempo fa: ”Se la signora Menarini ha bisogno di un consiglio su come condizionare e corrompere un arbitro ha scelto bene: Luciano Moggi è l’uomo giusto. Ma, attenzione: ora come designatore c’è Pierluigi Collina, molto lontano, quanto a etica e professionalità, da Bergamo e Pairetto, i due maghi Silvan del sorteggio arbitrale…. L’ex direttore generale della Juve è sospeso e non può esercitare alcuna funzione ufficiale”. (Link)

Scriveva il 30.09.2014 lo stesso giornalista del Corsera Accuse, sospetti che vanno provati, non buttati lì, anche se la Procura di Roma sta ancora indagando perché il gip vuole vederci chiaro. Ed è arrivata la vendetta del nemico personale di Giovanni Malagò, che dà la dimensione della faida, dove la giustizia annega in quest’acqua inquinata da risentimenti e colpi bassi”.
Un po’ come allora, la giustizia sportiva è da sempre uno strumento di faida usata per tirare colpi bassi. E l’acqua inquinata dai risentimenti, non sembra essere solo quella dei protagonisti del calcio di oggi e di ieri, ma di molti addetti all’informazione. L’uso di due pesi e due misure, la vicinanza ad una maglia piuttosto che ad un’altra o il mero interesse, sono da sempre gli unici elementi riconoscibili in certi articoli che finiscono in testate a diffusione nazionale.

Se però chi ha la possibilità di denunciare certe anomalie di una giustizia sportiva sempre più allo sbando, anche seguendo quella che dovrebbe essere una corretta etica professionale, si schiera palesemente mosso da tifo o da semplice interesse, allora non può pretendere di essere credibile. Soprattutto verso quel pubblico attento di tifosi che da anni non fa altro che denunciare gli abusi e gli errori della giustizia sportiva non solo quando fa comodo…


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