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Farsopoli di N. REDAZIONE del 02/12/2014 10:23:20
Facchetti-Moggi, ci vuole coraggio

 

Nel processo che Gianfelice Facchetti ha intentato contro Luciano Moggi si è assistito ad un altro momento di sconfessione dell'impianto accusatorio di calciopoli e della molto presunta e assai smentita superiorità morale dell'inter di Moratti e Facchetti senior. Tutto ruota intorno ai rapporti che Facchetti intesseva con i designatori e le pressioni che avrebbe fatto per smuovere in senso lui favorevole una statistica con un arbitro.

«Facchetti è venuto nel mio spogliatoio prima della partita, dove c'erano anche gli assistenti e l'ispettore della Figc, e mi ha detto: “ho letto il suo tabellino con noi, quattro vittorie, quattro pareggi e quattro sconfitte. Beh, cerchiamo di far crescere la casella delle vittorie”. All'inizio non avevo dato peso alla cosa, fu l'assistente a dirmi che Facchetti era stato sconveniente. Così la sera telefonai immediatamente a Paolo Bergamo per spiegargli l'accaduto». Bertini, l’ex fischietto, ha confermato in aula quanto abbiamo avuto modo di sentire dalle intercettazioni telefoniche. Intercettazione scartata dagli inquirenti e che è la conferma di almeno un contatto diretto tra un dirigente e un arbitro (anche la frequentazione con l'arbitro in attività Danilo Nucini è certificata).

Pairetto ha confermato: «Facchetti mi chiamava per sapere chi avevamo intenzione di inserire nelle griglie arbitrali per i sorteggi. Ma erano colloqui sereni, tranquilli, senza malizia. Ed ancora «erano molti i presidenti di società che chiamavano, era abbastanza normale, nessuno e nemmeno Facchetti mi ha mai chiesto, però, di inserire arbitri nelle griglie, noi continuavamo a mettere quelli che avevamo scelto noi». Stimolato dal Giudice sul punto ha spiegato: «Noi ai presidenti cercavamo di spiegare le buone ragioni delle nostre scelte e che gli errori degli arbitri, se c’erano stati, erano cose che capitavano, che la cabala, invocata da molti, non c’entrava nulla». Alcuni dirigenti lo chiamavano per ricordare che quel fischietto «aveva dato un rigore dubbio in un’altra partita o portava sfortuna». La difesa della famiglia Facchetti ha tenuto a precisare che le telefonate partite dal telefono di Facchetti e dirette verso Pairetto erano due ed in entrambe non si parlava di griglie; hanno dimenticato che se ne parlava però nelle telefonate con Bergamo.

Presente in aula come teste chiamato dalla difesa anche Zanetti, il vice presidente dell’Inter che ha dichiarato di non ricordare nemmeno di aver partecipato a quella trasmissione.

Assente Massimo Moratti che ha presentato un certificato medico e che potrebbe essere presente il 2 febbraio, data della prossima udienza e giorno in cui si potrebbe avere anche la sentenza. Ci chiediamo se Moratti avrà mai il coraggio di presentarsi all’interno di un’aula di tribunale a parlare dello scandalo. Lo scopriremo il 2 febbraio anche perché ad oggi, ha sempre giustificato le sue assenze e mai le accuse che gli sono state mosse da una giustizia che non lo ha mai potuto giudicare nel merito perché i fatti erano prescritti.

Nella precedente udienza del 5 novembre, Moggiha ribadito quanto aveva detto nella trasmissione “Notti Magiche” di M. Criscitello del 23 ottobre 2010 che gli costò la denuncia della famiglia Facchetti: “Confermo quello che dissi quattro anni fa: Giacinto Facchetti chiese a un arbitro di vincere la partita di Coppa Italia con il Cagliari. E l'arbitro era Bertini". Un’affermazione che ha trovato riscontri oggettivi sia dall’audio delle intercettazioni per viva voce dei protagonisti, sia dall’arbitro Bertini che ha ribadito, all’interno di un’aula di tribunale, quanto affermato dal defunto Facchetti.

Ci vuole coraggio per aggirare ancora una volta la realtà. Se calciopoli non avesse mostrato a tutti la vera faccia della giustizia italiana, avremmo la certezza che qualsiasi giudice, dopo pochi minuti di camera di consiglio, non potrebbe non assolvere Moggi. I fatti sono talmente chiari che è difficile immaginare una giustificazione plausibile per condannare l’ex direttore della Juventus.

A gennaio ci sarà l’ultimo grado dei processi penali per gli imputati di calciopoli con il giudizio della Cassazione, mediaticamente serve appoggiare ancora la farsa, lo vediamo da come le testate che nel 2006 sono state in prima linea ed a sostegno dell’accusa, riducono al minimo le novità sull’argomento (anche se importanti) e questo ulteriore riesame di calciopoli potrebbe pericolosamente risvegliare l’interesse del pubblico intorno ad una vicenda mai chiarita.

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