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Attualità di P. CICCONOFRI del 23/12/2014 10:59:15
La Gazzetta non vuole Moggi e accusa la Rai

 

Da calciopoli ad oggi la Gazzetta dello Sport si è sempre distinta per il suo costante appoggio alle teorie calciopoliste sposando, senza remore e senza particolare timore nel mostrarlo, il sostegno totale all’accusa. Lo ha fatto nei modi e con ruoli diversi che nel corso degli anni abbiamo documentato.

Oggi, all’indomani della Supercoppa, Sebastiano Vernazza firma un pezzo con questo contenuto:

“Grazie mille a Juve e Napoli, un po’ meno alla Rai. No, non ci riferiamo alla telecronaca, che è stata all’altezza, ma all’allucinazione che abbiamo avuto alla fine, quando Enrico Varriale ha preso la linea per lanciare il salotto dei commenti post partita. Come ospite d’onore il “bravo presentatore” ha introdotto Luciano Moggi “ex dirigente delle due squadre” . Ciascuno a casa propria è libero di invitare chi vuole, ma la Rai non è né Sky, né Mediaset , appartiene a tutti gli italiani, almeno quelli che pagano il canone. E allora in quanto abbonati costretti a versare l’annuale obolo, abbiamo il diritto di dire che la presenza di Moggi, radiato dalla giustizia sportiva per le note vicende di calciopoli, stonava con la grande bellezza della finale appena conclusa. In sede di giustizia penale Moggi risulta al momento condannato a due anni e quattro mesi per associazione a delinquere. A fine gennaio si esprimerà la cassazione e tira aria di prescrizione che la pleteora si “bravi” al servizio di Moggi sui social ed in rete farà passare spaccerà per piena assoluzione, perché così vano le cose in Italia, paese in cui il revisionismo ha fatto danni su questioni molto più impotanti. Alla Rai, coinvolta suo malgrado in calciopoli a causa di certi giornalisti “moggiani”, si stanno portando avanti, e per riabituare gli italiani a Moggi non si sono fatti scrupolo di usare la finale di Supercoppa”. (Link)

Questo è il giornalismo che vorrebbe condizionarci, quello che dal 2006 si erge a giudice supremo condannando e giudicando ancor prima di conoscere il verdetto dei tribunali. Perché, per chi non avesse seguito, le accuse per la Gazzetta sono ferme al 2006. Tutto lo spaccato di realtà emerso all’interno delle aule di tribunale, che indagini non così chiare avevano contribuito ad insabbiare, ora non è più un segreto. Un giornalismo che ancora non vuole entrare nel merito delle motivazioni, ma che è fermo a quella teoria colpevolista che rifiuta, solo per convenienza, di ricostruire quella realtà che “piaccia o non piaccia” è emersa in tutta la sua gravità.

Sebastiano Vernazza ha palesato che il rancore verso Moggi è ancora al centro di una vera e propria scelta del quotidiano rosa. Addirittura sente il diritto di imporsi su scelte della Rai (su cui avremmo molto da dire), non considerando che il suo giudizio non può certo valere più del nostro.

Cari lettori, il nostro invito rimane quello di documentarvi prima di sposare le teorie di una stampa che non riesce mai ad essere super partes e che si auto investe del diritto di poter giudicare in modo unilaterale, parlandovi solo di quello che più è congeniale a sostenere certe tesi, imponendosi con una linea di livore che non può più essere credibile, tantomeno giustificabile.

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