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Attualità di E. LOFFREDO del 28/04/2015 10:00:46
Cairo d'Egitto

 

Torino-Juventus sarà ricordata per gli episodi di violenza di tifo che l'hanno accompagnata. L'aggressione al pullman bianconero e la bomba carta che a più di ventiquattro ore di distanza non si sa se può più essere attribuita ai tifosi bianconeri o al maldestro confezionamento dei tifosi di casa. Questo emergerebbe «dai filmati visionati dalla polizia» (Link).

Ma non è di chi sia quell'ordigno che ci vogliamo occupare, un idiota resta tale qualsiasi sia la sua fede calcistica. Ci interessa porre l'accento sull'atteggiamento della società granata e del suo presidente in particolare. A un giorno di distanza dalla partita abbiamo visitato il sito ufficiale del Torino e non abbiamo trovato altro che l'espressione di gioia per la vittoria. Chi gestisce le pagina ha avuto cura di non esibire nessuna immagine o trafiletto di condanna per gli episodi verificatisi fuori dal campo. Campeggia invece la frase del patron "Una splendida giornata".

Allo stesso modo la dirigenza torinista ha evitato di affrontare seriamente la questione. Per tutti parla il presidente Cairo, che ha affermato: «Non ci sono commistioni con gli ultrà e l'affrancamento è totale», ma non ha minimamente condannato i tifosi. Anzi, ha cercato di alleggerire al posizione dei suoi evidenziando che «C'è stato l'episodio del pullman da una parte, è vero, ma la bomba carta proveniva dal settore ospiti». Ovviamente non ci sono commistioni... E quando si è paventato (e continua a paventarsi) che forse la bomba carta non era degli uni ma degli altri, cosa avremmo dovuto rispondere a Cairo? In serata a Tiki Taka l'atteggiamento non è cambiato, anzi Cairo ne ha approfittato per fare ulteriore polemica sul numero degli scudetti juventini: «la Juve continua a non accettare che i suoi scudetti sono trenta e non trentadue; non è una bella cosa, si rispettano le leggi e le istituzioni. Questo è un cattivissimo esempio verso i tifosi». Gira e rigira è sempre la Juve che istiga la violenza! Evidentemente l'esempio giusto è quello del presidente granata...

Cosa possiamo aspettarci dal mondo del calcio se un presidente che molto paraculamente dichiara che bisogna «cercare tutti insieme di abbassare i toni della dialettica verbale che spesso superano limiti che non vanno valicati» e che si guarda bene dall'andare allo scontro con i suoi tifosi: «se io sto con Pallotta? Io sto con me stesso perché anche la violenza verbale può generare tensioni. Dal mio punto di vista anche lui ha sbagliato ad usare quegli epiteti», non curandosi nemmeno di salvare le apparenze (magari "solo" minacciando di tenere fuori i violenti)?

La nostra sensazione è che i presidenti di calcio siano tutti sotto lo schiaffo delle proprie tifoserie e che preferiscono che la violenza e la rabbia per i risultata siano indirizzate contro gli avversari. Sanno infatti che se realmente cominciassero a combattere i facinorosi delle loro squadre la violenza sarebbe anche "interna". In questo bisogna riconoscere che Pallotta è stato molto più coraggioso che stupido, prendessero tutti esempi da James l'americano.

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