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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Udienze Processi di E. LOFFREDO del 30/10/2009 19:29:09
Calciopoli, processo di Napoli

 

Trascrizione dell’intervento nell’udienza del 30.10.09 dell’avvocato Merlone difensore di Pierluigi Pairetto

«Io volevo, anzi gradisco riferire quello che è stato un fatto accaduto per la prima volta nella mia professione, e sono quarantacinque anni che esercito questa professione, e che mi ha lasciato letteralmente di stucco. Ho appreso recentemente che il giorno 15 giugno scorso l’avvocato Catalanotti, difensore di una parte civile, molto agguerrito, ha convocato il mio assistito utilizzando un comune amico, e il Dottor Pairetto non sapeva con chi stava andando a parlare. Quest’incontro, nel corso del quale ha suggerito al MIO assistito, non al suo, di adottare un contegno processuale collaborativi nei confronti della Procura della repubblica di Napoli. Questo al fine di evitare una pesante condanna a suo carico.
Io ritengo che sia fondamentale che il Tribunale valuti la sussistenza, al di là di quelli che sono i profili della responsabilità deontologica, ed è per questo che leggerò sommariamente quello che è stato un esposto inoltrato al Consiglio dell’Ordine di Milano nei confronti dell’Avvocato Catalanotti. E illustro, anzi leggo. Sono due paginette, però che ho interesse di leggere perché descrive il clima nel quale si sta sviluppando e si è sviluppato questo procedimento.
“Premetto che ho vissuto e sto vivendo con grande inquietudine il procedimento penale avanti al Tribunale di Napoli, in cui rivesto il ruolo di imputato anche in ragione dell’incredibile pressione mediatica che sin dall’inizio lo ha caratterizzato. Ovvio che mi abbia causato pur rilevantissime sofferenze psicologiche dato che mi ritengo tuttora assolutamente estraneo alle contestazioni che mi sono state mosse dalla Procura partenopea. Dopo istintive agitazioni, non volendo creare ulteriori intralci, che potrebbero condizionare la serenità del Tribunale di Napoli, né modificare il mio atteggiamento processuale da sempre connotato da toni pacati (abbiamo sempre mantenuto un bassissimo profilo in questo processo), ritengo doveroso, alla luce di quanto occorsomi, portare alla conoscenza di codesto Consiglio dell’Ordine una spiacevole circostanza, e ciò in quanto l’episodio in questione ha come protagonista l’avvocato Bruno Catalanotti, rappresentante della parte civile Brescia Calcio, recentemente riammessa nel processo a seguito di sentenza della Corte di Cassazione, e che si è addirittura spinto a presentare un’istanza di ricusazione nei confronti del Collegio giudicante.
Vengo ai fatti, seppur per sommi capi: nel giugno scorso, non ricordo esattamente se l’undici o il dodici, senza che avessi mai sollecitato alcun genere di intervento, mi veniva riferito da un amico che una persona di sua conoscenza si era proposta di incontrarmi per parlare del processo pendente a Napoli a mio carico, con l’intenzione di aiutarmi. Poiché ero curioso di conoscere l’identità di tale ignoto interlocutore, mi rendevo disponibile all’incontro che per il tramite del mio conoscente veniva concordato per il successivo lunedì quindici giugno a Firenze. Quel giorno, dopo essermi recato per un appuntamento di lavoro a Milano, mi ero diretto quindi verso Firenze. Durate il tragitto mi veniva segnalato che il luogo dell’appuntamento sarebbe stato l’hotel Four Seasons, nel centro della città. Ivi giunto, dopo un’attesa di circa mezz’ora, si presentava l’avvocato Bruno Catalanotti, che già conoscevo come il patrono della società Brescia Calcio e che aveva presentato istanza di costituzione di parte civile nel procedimento. Lo stesso era stato accompagnato dall’autista del comune conoscente, quest’ultimo pur presente.
Dopo le presentazioni di rito, nel salone del bar dell’hotel, l’avvocato Catalanotti esordiva dolendosi innanzitutto per l’esclusione delle parti civili dal processo, dichiarando però che sarebbero state senz’altro reintegrate a seguito del ricorso presentato avanti alla Corte di Cassazione. In particolare il legale ancorava tale sicurezza alla propria esperienza dovuta ai propri trascorsi professionali quale magistrato. L’avvocato Catalanotti mi preannunciava che a suo parere tutti gli imputati, me compreso, avrebbero sicuramente riportato una severa condanna all’esito del processo, sicché mi consigliava di collaborare con la Procura della Repubblica di Napoli. A suo dir infatti, se avessi rivelato al pubblico ministero notizie interessanti, avrei potuto di certo ottenere un trattamento speciale, mi spiegava cioè, che la mia condotta (forse è un lapsus, intende condanna – ndr) avrebbe potuto essere contenuto antro i tre anni di reclusione, ossia entro i limiti dell’indulto.
Stupito e perplesso di tale suggerimento, rispondevo che ritenendomi assolutamente estraneo a tutte le accuse che mi erano state mosse, ritenevo inaccettabile anche un solo giorno di condanna! In ogni caso specificavo che non avrei potuto dire nulla di interessante per i pm, a meno di non inventarmi circostanze estranee alla realtà. Ribadivo inoltre che l’unica informazione, peraltro già riferita in altra sede, era la mia sussistenza di rapporti di amicizia e frequentazione di lunga data tra la mia famiglia e quella di altri imputati.
L’avvocato Catalanotti a questo punto mi ricordava che la Procura di Napoli aveva richiesto pene molto severe anche per coloro che avevano scelto il rito abbreviato e certamente avrebbe concluso in modo ancor più severo nel giudizio ordinario tenuto conto che non ci sarebbero stati sconti di pena in questa sede. Mi suggeriva dunque di riflettere sul fatto che pure la mia famiglia avrebbe incontrato gravi difficoltà in conseguenza della mia condanna.
In conclusione reiterava il suggerimento di collaborare con la Procura, invitandomi ad orientarmi in tal senso i tempi stretti. Poiché io ribadivo la circostanza di non avere nulla da riferire, il discorso virava su altri argomenti, anche se prima di allontanarsi, verso le ore venti, l’avvocato Catalanotti si raccomandava di non raccontare del nostro incontro ai miei difensori, dal momento che si trattava di una condotta non usuale che aveva riservato a me solo per la simpatia che nutriva nei miei confronti.
Sino ad oggi avevo mantenuto riserbo su tale increscioso episodio angosciato per i connotati anomali ed esacerbati che ancora una volta andava assumendo questo processo. Dopo gli ultimi sviluppi peraltro, ho ritenuto mio malgrado necessario esternare il mio senso di profondo disagio di fronte al comportamento di un avvocato che si è sempre proposto come tutore della legalità e del contraddittorio.
L’avvocato Catalanotti, per quanto mi hanno illustrato i miei difensori, avvocati Giorgio Merlone e Matteo Monatti, rammaricatisi con me per il mio eccessivo riserbo, non ha però esitato a porre in essere comportamenti quantomeno gravemente scorretti sotto il profilo deontologico soprattutto nei loro confronti”
Grazie»

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