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Attualità di E. LOFFREDO del 11/11/2016 09:34:16
Il coraggio di cambiare

 

Alla fine della stagione 2000/2001, dopo aver visto la Juventus chiudere per il secondo anno consecutivo al posto d'onore, in casa bianconera si ebbe il coraggio di fare una scelta importante: separarsi da Carlo Ancelotti, tecnico di quei due anni. I rumors dell'epoca raccontarono di una convocazione in sede e di uno fra Giraudo e il Dottor Umberto Agnelli che esprimendo la propria stima all'allenatore gli comunicò l'intenzione di terminare la collaborazione, la frase fu più o meno di questo tenore: "lei è un bravo tecnico, ma non possiamo continuare insieme".

In questi giorni è vivo un dibattito intorno a Massimiliano Allegri. La Juve attuale non gioca bene, e palesa un atteggiamento compassato e preoccupante. A destare perplessità sono soprattutto le dichiarazioni dell'allenatore bianconero. Un Allegri che alle legittime critiche dei tifosi risponde creando la dicotomia tra bel gioco e risultati e si fa scudo di questi ultimi, che, per ora, gli danno ragione. Un Allegri che va facendo spallucce e dispensando frasi quali: «giocare male e giocare bene a volte non capisco cosa vuol dire, forse perchè non ci arrivo io. Però dopo alla fine quello che conta è il risultato finale»; «Sento dire spesso il bel calcio, calcio spettacolo, ma per lo spettacolo si va al circo, per il calcio spettacolo si va da un'altra parte. Alla fine quello che conta sono i risultati»; «la squadra al momento sta facendo risultati e bisogna proseguire su questa squadra»; «non è vero che giochiamo male come molti dicono. Non si possono fare 27 punti in campionato giocando male». E tweettando frasi come «I tornei non si vincono giocando a 100 all'ora a novembre: passiamo il turno e poi pensiamo al resto!».

Ho il coraggio di scriverlo: a volte sembra spocchioso e strafottente. Il tecnico sostiene una filosofia che dalle parole di qualche giocatore sembra instillare anche ad alcuni elementi della squadra. Non si possono infatti dimenticare le parole di Chiellini: «Dobbiamo migliorare, ma non siamo il Real e mai lo saremo, non abbiamo quelle caratteristiche: loro se prendono 3-2 poI finisce 6-2. Se lo subiamo noi, viene anche un po' di paura e rischiamo di rovinare la partita: siamo una squadra che se in vantaggio non deve prendere gol. Un concetto che l'allenatore sta inculcando ai nuovi e ai vecchi, perchè è sempre bene tenere la retta via» e da ultime quelle di Sturaro dopo Juve-Lione: «Potevamo vincerla, ma è anche vero che è stato positivo non perdere, quindi ripartiamo da un punto guadagnato».

Eppure nello spogliatoio sembrano esservi dei contraltari. Buffon già in un paio di occasioni ha avuto modo di esternare un certo disaccordo: «Dobbiamo però ambire a migliorare, sul piano del gioco e non solo. Perché l'obiettivo è di costruirci un futuro radioso e duraturo in Europa. Nonostante i risultati dicano che siamo primi sia in campionato che in Champions, dobbiamo sapere che così potrebbe non bastare. Dobbiamo dare di più e ambire a fare meglio».

Dotto Andrea Agnelli, considerando tutto questo, considerando anche che il bel gioco non è un optional secondario per chi vuole vendere il prodotto calcio e riempire lo stadio, senza dover arrivare alle conclusioni del 2001, non sarebbe il caso di intervenire? Allegri ha dato un bel contributo in questi ultimi due anni. È stato intelligente il primo anno, interdittorio il secondo e, ci conceda, alquanto indisponente in questo inizio di stagione. Ad oggi pare essere entrato in una spirale di confusione che non promette niente di buono. Non pretendiamo certo dichiarazioni pubbliche di sfiducia (queste cose le lasciamo volentieri ad altre società, con i ben noti risultati), ma quantomeno ci pare doveroso imporre al tecnico un diverso modo di proporsi sul tema "bel gioco", sia nelle uscite pubbliche, che (ed è quello che più importa), sul campo. Altrimenti va a finire che si preferirà fare l'abbonamento al circo anziché seguire la Juventus allo stadio e negli store.

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