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Farsopoli di N. REDAZIONE del 07/11/2017 08:04:58
Per Carraro sono 35

 

Di Crazeology

Nei giorni scorsi (precisamente il 31 ottobre), Franco Carraro (ci ricordiamo tutti chi è, vero?) ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera dove, tra le tante cose espresse su diversi temi, ha toccato anche brevemente il tema Calciopoli e il 2006.
Riportiamo qui solo le domande di Aldo Cazzullo e le risposte di Carraro riguardanti questo specifico argomento che, dopo ben 11 anni, ci sta ancora tanto tanto a cuore. A dire il vero, molto più a cuore che alla Juventus stessa e alla relativa proprietà (intesa solo come azionariato di maggioranza, s’intende).

(……………)

Lei scrive pure che il pm di Torino Maddalena le girò le carte dell’inchiesta su Moggi. Quindi lei sapeva di Calciopoli.
«Io quelle carte neanche le lessi: il giorno dopo le diedi al procuratore federale Palazzi. Ora la Procura di Torino ha fatto lo stesso con l’inchiesta sulla ’ndrangheta nella curva della Juve: non c’erano reati penali, ma la giustizia sportiva è più severa di quella ordinaria».

Infatti Moggi fu condannato. E lei dovette lasciare.
«Moggi si compiaceva che lo chiamassero Lucky Luciano. Era contento che si legassero le vittorie un po’ alla sua capacità di scegliere i giocatori, un po’ al suo modo di influenzare gli arbitraggi».

E non li influenzava?
«Non è mai riuscito a far vincere un campionato alla Juve in modo illecito. Quanto a me, ho commesso un solo errore: volevo cambiare i designatori, Bergamo e Pairetto, e mettere al loro posto Collina. Ma Collina ha chiesto un anno di tempo. Loro l’hanno saputo; e hanno cercato appoggi con atti sconsiderati. Ma stiamo parlando del 2004-2005. L’unica partita che secondo me resta dubbia, Juventus-Inter con il rigore non dato a Ronaldo, è del 1998».

Sta dicendo che Calciopoli si basa sul nulla?
«Non c’è un euro. È solo una questione di potere, o forse solo di chiacchiere».

Su Moggi non mi convincerà mai.
«La Juve avrebbe vinto quegli scudetti comunque. Aveva i giocatori migliori e gli allenatori migliori: Lippi e Capello. Infatti nel 2006 la Nazionale basata sulla Juve vince il Mondiale».

(……………)


Facciamo ora qualche riflessione.
Premesso che queste dichiarazioni contengono alcuni errori d'impostazione ideologica, va detto comunque che suona così strano, dopo tanti anni, sentire finalmente da uno dei protagonisti silenziosi di quello scandalo esporre i fatti in modo così semplice e diretto. Un qualcosa che però, purtroppo, andava fatto tanto tempo fa, errori compresi.
Ci sono stati molti momenti negli ultimi 11 anni dove sarebbe tornato particolarmente utile far sentire una versione diversa dei fatti, a cominciare dagli innumerevoli procedimenti un po’ in tutte le sedi, sia quelli della giustizia ordinaria e sia quelli della giustizia sportiva. Troppo facile parlare ora, quando di Calciopoli ormai interessa poco a pochi, molto solo a pochissimi, e nulla a tutti gli altri. Forse, vista la posizione occupata, egli avrebbe dovuto prendere di petto la situazione fin dal primo giorno mettendo in chiaro per bene le cose.
Lasciare la barca prima del tempo (addirittura all’alba dello scandalo, ossia l’8 maggio 2006), senza difendersi davvero, nel silenzio più assordante, senza nemmeno tentare di arginare quella valanga, è stato errato per tutti. Egli ufficialmente si dimise, e poi si beccò una multa che successivamente non fu più nemmeno necessario pagare.
Visto che ci siamo, riportiamo alcune parole prese dalla sua lettera di dimissioni:

«Ricordo che noi abbiamo sempre rispettato le regole. Vi è stata una solo eccezione nell'estate 2003 quando abbiamo deliberato, forzando le procedure regolamentari, l'ampliamento dell'organico della serie B. È stata una decisione dolorosa, "il minore dei mali" in presenza del clima che si era creato e dell'indispensabilità di cominciare i campionati alle date previste. Una decisione straordinaria consentita da una legge dello Stato ed approvata dal Coni. Di fronte ad una vicenda grave e dolorosa come quella che scaturisce dal materiale inviatoci dalla Procura di Torino e di fronte agli sviluppi che potrebbero esserci dalle indagini in corso da parte delle Procure di Roma e di Napoli, non penso che il mondo del calcio possa permettersi che da parte di alcuni addetti ai lavori e da alcuni rappresentanti dell'opinione pubblica si discuta sull'opportunità che il Presidente Federale continui a esercitare le sue funzioni. Gli impegni della Federazione nei prossimi giorni e nei prossimi mesi sono tali e tanti che necessitano un vertice federale nel pieno delle proprie funzioni e concentrato sugli stessi».

Ora, vero è che tante cose sono venute fuori dopo, e che anche quelle idee espresse nelle dimissioni erano frutto di quel preciso momento storico, ma è vero anche che la sua posizione dentro, ma soprattutto fuori dal mondo del calcio, non era per nulla marginale. Vista la carriera stratosferica e la collezione di poltrone occupate negli anni nei gangli del potere, egli era decisamente un discreto colosso.
Quindi è bene che ci diciamo la verità, egli nel 2006 ha capito che presto la baracca (perché di triste e volgare baracca si trattava, e si tratta tuttora) sarebbe andata in fiamme, e al primo fuocherello ha fatto che uscire e andare a scegliersene un’altra. Sapeva benissimo quello che stava per succedere. Non è stato necessario buttarsi dalla finestra confidando nel materassone gonfiabile dei pompieri, è serenamente uscito dalla porta principale senza nemmeno salutare il portiere. Teniamo conto, tra le altre cose, che se è vero che dal 28 dicembre 2001 all’8 maggio 2006 è stato presidente della FIGC, è anche vero che dal 2004 al 2009 è stato membro del comitato esecutivo dell’UEFA (in quella sede non ci ha pensato nemmeno a dimettersi). Presentarsi invece, come persona informata dei fatti (magari non di tutti ma di molti), nei diversi processi e magari anche più volte in pubblico e di fronte ai media, gli avrebbe permesso di provare a dare qualche spiegazione sui rapporti tra i protagonisti, poteva aggiungere degli elementi utili a contestualizzare la lettura e la decodifica di quelle telefonate che magistrati e stampa invece hanno letto come più gli faceva comodo (in modo distorto, irreale e a senso unico). Invece l’inossidabile e intramontabile Carraro è rimasto quasi sempre in silenzio per molti anni, evitando scientemente interviste su questi temi, e ora che ha deciso di dare una sua breve versione dei fatti, lo ha fatto in modo veloce e un po’ grossolano. Male anche il giornalista Aldo Cazzullo a dire il vero. Perché, vista la ghiottissima occasione, riguardo a Calciopoli non gli ha chiesto conto della telefonata tra lui e il designatore Bergamo, e quella conseguente tra Bergamo e l’arbitro Rodomonti?
Perché non gli ha chiesto delle sue affermazioni riportate tempo fa da un giornalista, secondo il quale Carraro stesso ai tempi di Passaportopoli avrebbe detto “Non posso mandare in B l'Inter per il passaporto di Recoba, con Moratti che ha speso 600 miliardi..." ?
C'erano tantissime domande che avrebbe potuto fare, tutte interessanti, e invece nisba.
Che dire... Caro Carraro, facile parlare ora, e solo su un perimetro limitato...

E per noi vecchi gobbi rancorosi, cosa rimane di tutto ciò?
Solo un trittico di cose importanti da notare davvero in queste dichiarazioni tardive. In buona sostanza per Franco Carraro la Juve ha vinto il Mondiale del 2006, Moggi non ha mai taroccato una partita, e la Juve ha vinto 35 scudetti. Triste dirlo, e decisamente paradossale, ma pur nel suo storico “milanismo” militante, a leggere queste sue parole alla fine della fiera sembra essere persino più juventino lui di John Elkann e Andrea Agnelli. Mamma mia, pensa noi gobbi come stiamo messi…

NOTE:

Link all’intervista integrale


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