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Eventi di S. BIANCHI del 04/12/2017 13:43:32
Djordjevic!

 

Durante il ritorno in pullman da Juve-Barcellona, dopo due chiacchiere con i soliti amici con cui condivido da anni le trasferte a Torino e in Europa, la disamina della gara appena terminata e le previsioni, beh, più che altro i desideri per l’ultima giornata del girone, ecco anche il tempo di ricordare quell’epico sette a zero inflitto all’Olympiacos e il regalo che gli stessi greci ci avevano fatto qualche anno prima.

E’ sì, perché lo squallido pareggio col Barça, nonostante il nostro tecnico parli di partita tecnicamente perfetta, ci obbliga alla conquista dei tre punti allo stadio Karaiskakis del Pireo, per evitarci scherzi dallo Sporting, di scena a Barcellona, che potrebbe ancora superarci in volata. Ma tant’è: nel dormiveglia che precede il sonno, è più facile addormentarsi con i dolci ricordi delle vittorie e con vecchi passaggi di turno.

L’indomani mattina, dando concretezza d’archivio ai ricordi, mi vado a rivedere la storia che abbiamo incrociato con questi greci, una storia vecchia e nutrita, oltre che certamente favorevole. A parte quattro partite amichevoli, esitate in tre vittorie e un pareggio, per uno score di undici a quattro per noi, con i greci siamo a ben undici gare ufficiali, con un bilancio nettamente a nostro favore con sette le nostre vittorie e due pareggi, per i ventitré gol fatti e i nove subiti. A partire alla Coppa Campioni 1967/68, in cui fummo promossi ai quarti dopo lo zero a zero in Grecia e il due a zero del comunale firmato da Zigoni e Menichelli. Trent’anni dopo, passiamo in semifinale di Champions regolando i greci a Torino per due a uno (reti di Inzaghi e Conte), col solito Conte che, al ritorno, pareggia il momentaneo vantaggio della squadra dell’Attica.

E’ solo Coppa UEFA, un anno dopo, quando passiamo agli ottavi per il tre a uno inflitto ai biancorossi al Pireo (le nostre reti, che ribaltano lo zero a uno iniziale, sono di Tudor, Kovacevic e Inzaghi) che non è rovesciato dalla sconfitta interna, dove peraltro Kovacevic ci aveva portato in vantaggio. E’ un certo Djordjevic che, sotto la Mole, sigla la doppietta greca.

Nella stagione 2003/04, torniamo ad affrontare l’Olympacos nel massimo torneo. Siamo con loro nel Girone D, ove troviamo anche Galatasaray e Real Sociedad: superiamo il girone classificandoci al primo posto anche grazie alla doppia vittoria sull’Olympiacos. E’ due a uno ad Atene (ancora una volta in rimonta con la doppietta dei Nedved) e un sonante sette a zero a Torino, dove vanno in rete Trezeguet (due volte), Miccoli, Maresca, Di Vaio, Del Piero e Zalayeta.

Si replica in Champions 2014/15: nel Gruppo A, con Atletico Madrid e Malmoe, ci qualifichiamo agli ottavi anche per aver superato tre a due l’Olympiacos nel ritorno di Torino (reti di Pirlo, Pogba e autorete di Roberto), dopo aver perso all’andata per uno a zero. Arriviamo infine alla gara di quest’anno, l’andata nel girone di Champions che condividiamo con Barcellona e Sporting Lisbona, che ci ha visto prevalere per le reti di Higuain e Mandzukic.

I precedenti sono favorevoli, ma all’inizio parlavo anche del regalo ci ha fatto l’Olympiacos. Nonostante che Virgilio scrivesse “Timeo Danaos et dona ferentes”, quella volta i greci ci fecero un bel regalo davvero. Eravamo nella Champions League 1997/98, e la Juventus disputava il Girone B, di qualificazione ai quarti di finale, con lo United, il Feyenoord e il Kosice. Quell’anno, oltre alle prime classificate dei gironi, potevano accedere ai quarti due delle sei migliori seconde classificate. Nei gironi, prima dell’ultima giornata, la situazione punteggio era la seguente: Bayer Leverkusen 12, Rosemborg 10, Juventus e Paris Saint Germain 9, Parma e PSV 8.

Meritavamo questo stress finale degli ultimi novanta minuti: a parte la sconfitta dell’Old Trafford, possibile contro la squadra di Giggs e Beckham, avevamo perso l’ultima partita in Olanda col Feyenoord. Quindi, quel dieci dicembre 1997, eravamo costretti a giocare contemporaneamente su due campi diversi: a Torino con lo United, dov’eravamo obbligati a vincere, e ad Atene, contro il Rosemborg, che ci precedeva di un punto e che al massimo doveva pareggiare. Nel frattempo, il Bayer Leverkusen si mise al riparo da ogni possibile “scherzo”, pareggiando in casa col Monaco e portandosi a tredici, sicuramente la migliore delle seconde classificate. Vincendo la nostra gara avremmo tagliato fuori, qualsiasi fosse il loro risultato, sia Parma e PSV, mentre il Paris Saint Germain vincendo, come fece, non ci poteva arrecare fastidio: avrebbe avuto in nostri stessi punti ma aveva una peggiore differenza reti. Restava, appunto, il Rosemborg, un punto sopra di noi.

Mai come quella volta, allo Stadio Delle Alpi, abbiamo guardato il campo con gli orecchi alla radio: una sofferenza infinita, che non ebbe fine nemmeno all’83°, quando Pippo Inzaghi segnò quell’uno a zero che volle dire vittoria sullo United. Perché, ad Atene, il Rosemborg, stava vincendo due a uno: l’effimero vantaggio greco di Mavrogenidis era stato pareggiato solo un minuto dopo da Rushfeldt (49°), che al 69° aveva portato i norvegesi sul due a uno. Esultammo solo all’88°, con tutti i nostri campioni che si girarono verso gli spalti, comprendendo l’avvenuto miracolo prima che lo raccontasse lo schermo elettronico: Djordjevic aveva pareggiato per l’Olympiacos, il Rosemborg arrivava solo a undici punti, uno meno di noi e ci lasciava via libera per i quarti di finale. Fiuuu, che faticaccia!

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