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Domenica 12.08.2018, ore 21,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Editoriale di S. BIANCHI del 11/01/2018 11:48:44
Un due a due del Tottenham

 

Il primo stadio inglese in cui sono entrato era il vecchio White Hart Lane: molti impianti calcistici, in Inghilterra, si chiamano col nome della strada dove hanno l’ingresso principale. Era abbastanza vicino alla casa dei nostri amici, zona Crouch End, anche se c’è da dire che, da quel mio albergo gratuito, si faceva molto prima a raggiungere il vecchio Highbury, dove ho visto tanto Arsenal, specie dopo aver letto “Febbre a 90°” di Nick Hornby.

Agli stadi “aperti” ormai ci abbiamo fatto l’occhio, ma i nostri biglietti, comprati all’ultimo minuto, quel pomeriggio davano diritto a sederci immediatamente vicini a quell’esiguo muretto che delimitava il campo di gioco: niente rete, e l’opera in muratura, visibilmente di semplici mattoni forati murati a piatto, non era certamente più alta di un metro e dieci. Un mini fossato (venti centimetri di profondità) e una miseria di prato ci separavano dalla linea laterale del campo: avremmo potuto tranquillamente prendere per la maglia i giocatori che rimettevano la palla in gioco con le mani. Non vi so raccontare i complimenti di cui sono stato fatto oggetto, quando i vicini hanno scoperto dal mio inglese un po’ traballante che, accanto al mio amico, very english benché figlio d’italiani e con la sciarpa bianco-blù d’ordinanza, era seduto un “ospite”, per di più italiano e bianconero, che aveva la propria squadra in semifinale di Coppa Coppe col Barcellona e che, nella propria formazione, poteva vantare Roby Baggio e Totò Schillaci. Peccato che in panchina ci fosse Maifredi.

Era una gara della Barclays League Division (la Premier League sarebbe nata nel 1992), che si giocava in un bel pomeriggio del marzo 1991. Il Coventry City non era tra le più blasonate squadre inglesi (una FA Cup nel 1987) e non aveva grandi nomi tra le sue file. Il Tottenham Hotspur, molto più titolato dell’avversaria a livello europeo (due Coppe UEFA) e a livello nazionale (nella stessa stagione si sarebbe aggiudicata un’altra FA Cup), presentava una formazione niente male, purtroppo priva di Gascoigne e Lineker, infortunati. In campo però, agli ordini di Venables, restavano il portiere norvegese Thorstvedt, Gary Mabbutt, Nayim, Stewart e Walsh. Il Coventry del trainer Terry Butcher, poteva controbattere col terzino sinistro Kenny Sansom e l’attaccante Kevin Gallagher, poiché il Robson schierato a centrocampo non era né Mark, né Bryan ma Stewart.

Lo stadio è quasi pieno, e la partita è aperta. Così aperta che il Coventry City si porta in vantaggio: un rinvio centrale di testa, su angolo, regala un pallone d’oro dal limite per Smith, che insacca con prepotenza. La replica della squadra di casa è abbastanza sterile, e i gialli del Coventry ci credono: ancora su cross dalla sinistra, Regis coglie il palo alla destra dell’immobile portiere degli Spurs. Il due a zero è nell’aria: cattivo controllo in area di un difensore del Tottenham, Gallacher si avventa e insacca, per la disperazione del mio amico, che tenta di giustificare il non gioco della sua squadra del cuore. Quasi al termine della prima frazione, le maglie bianche del Tottenham ricominciano a prendere campo, e dopo un fortuito salvataggio sulla riga dell’area di porta, palla a Nayim che segna con un gran diagonale. E’ lo stesso numero cinque del Tottenham che, nel corso di un secondo tempo abbastanza equilibrato, dopo un mancato intervento di un difensore del Coventry, insacca tra palo e portiere. Bella partita e bel dopo partita: gli inglesi che gestiscono i pub attorno allo stadio sono di ampie vedute e servono volentieri anche la birra irlandese prodotta dalla “Arthur Guinness Son & Co”. Vivere quel primo (e tanti altri) dopo partita a Londra, mi ha fatto nascere un dubbio: gli inglesi sono tifosi davvero, o vanno allo stadio solo in attesa che aprano i pub?



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