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Eventi di S. BIANCHI del 01/08/2018 09:57:57
31 luglio 2003: muore Chiusano

 

Vittorio Caissotti di Chiusano, per tutti Vittorio Chiusano, è un torinese purosangue che, come avvocato penalista, ha partecipato a tutti i processi più importanti degli anni ottanta e novanta, e per la fama raggiunta si è guadagnato il soprannome di ”Avvocato dell’Avvocato”. Per l’amicizia di anni con la famiglia Agnelli, prima entra nel CdA della Juventus (1960), poi ne diventa Vicepresidente (anni ’70), infine ne è Presidente dal 12 febbraio 1990. Se mi passate l’espressione, e senza voler mancare di rispetto a questo galantuomo, direi un Presidente a tre facce.

La prima faccia di Chiusano Presidente è figlia di un esperimento di Gianni Agnelli. L’Avvocato, stanco delle ultime, deludenti, stagioni bonipertiane, decide di fare una scommessa: quel Montezemolo reduce dalla gestione di Italia ’90, è finalmente cresciuto abbastanza da potergli affidare la Juventus? Via lo staff di Boniperti, che nel frattempo Chiusano aveva sostituito alla Presidenza: via, cioè, Giuliano, Secco, Pietro Bianco e dentro Luchino Cordero come Direttore Generale, Governato e Bendoni. Primo a fare le spese della rivoluzione dirigenziale è Zoff, “brutto a vedersi” per il look modernista reputato essenziale, sostituito dal “frizzante” Maifredi, che incassa l’acquisto del nome più grande del mercato, Roberto Baggio, ma nell’ambito di una campagna acquisti poco bilanciata. Come andò finire, con l’unico allenatore dei tempi moderni a fare la zona senza pressing difensivo e senza accorgimenti sui calci piazzati nei pressi della propria area, tutti lo sanno. La bocciatura senza esami di riparazione come dirigente calcistico dell’Uomo dei Mondiali, da parte dell’Avvocato, apre un nuovo capitolo.

La seconda faccia del Presidente Chiusano è ora quella del notaio, che certifica la restaurazione imposta dall’Avvocato: via Maifredi, sostituito da Antonello Cuccureddu già a fine stagione, via tutto il nuovo staff e insediamento di un ”usato sicuro”, rappresentato da Boniperti, come Amministratore Delegato e da Trapattoni in panchina. Rispetto alla tragicomica stagione precedente, si tratta però di una minestra riscaldata, con l’unico risultato di rilievo rappresentato dalla vittoria della terza Coppa UEFA, con la Juventus che sembra vivere di ricordi di grandezza, più che di grandezza vera e propria.

Poi, un colpo di teatro avviene a margine della scelta dell’Avvocato a nominare, ufficiosamente, il proprio successore alla guida della Fiat: Giovanni Alberto Agnelli, in famiglia “Giovannino”, sostituisce il padre alla vicepresidenza FIAT. In cambio, Umberto riceve la guida della Juventus, ed ecco la terza faccia di Chiusano Presidente. Se per il rilancio della stagione 1957/58, il ventunenne Umberto aveva costituito un “Trio Magico” di calciatori, per la rivoluzione del 1994/95, Umberto, per tutti, ora, ”il Dottore”, sceglie per la Juve il meglio del panorama dirigenziale. Non più tre assi sul campo, ma una ”Triade”, come presto sarà chiamata dalla stampa: ecco Giraudo, l’uomo che ha rilanciato il Sestriere come Direttore Amministrativo, ecco Moggi, il più grande manager di calcio esistente come Direttore Generale, ecco Bettega, vera bandiera bianconera come Vicepresidente. Con Lippi sulla panchina (e un breve interregno di Ancelotti, 1999-2001) inizia un periodo denso di vittorie.

Chiusano, con sedici trofei conquistati, diventa uno dei Presidenti più vincenti della storia bianconera: cinque Scudetti, due Coppe Italia, tre Coppe di Lega, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, due Coppe UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto. Solo la morte lo separa dai suoi cari, dalla Juventus e dal record in solitario dei trofei vinti da un Presidente bianconero: il suo cuore cede, in ospedale, il 31 luglio 2003. La Juventus era negli USA dove il 3 agosto, al Giant Stadium avrebbe sollevato al cielo la sua quarta supercoppa Italiana, vinta sul Milan. Chissà quanto avrà rosicato, pure in Terapia Intensiva, per non aver potuto essere a New York con i “ragazzi”! Come quella volta che, pur oberato dal lavoro di penalista, arrivò a Tokio giusto in tempo per guardarsi la finale dell’Intercontinentale col River Plate, per poi ripartire immediatamente, appena finita la festa.

Chiudo con alcune delle frasi che ha pronunciato, nell’agosto 2001, durante il discorso agli azionisti: «La Juve è storia, tradizione, è un pezzo del paese, è un’immagine dell’Italia nel mondo. Ciò comporta una grande responsabilità, perché ogni giorno devi rispettare il nome che porti. Ma la Juve è di più: è un valore ideale e morale, è quello stile che deve tantissimo alla classe degli Agnelli. Molto del consenso intorno a noi è il risultato dei successi nazionali e mondiali, nei quali inserisco anche i giocatori dati alla nazionale. Dalla nascita sulla panchina di Corso Re Umberto, la Juve è stata al centro della vita sociale, civile e culturale del Novecento. E’ interclassista: aristocrazia sabauda e immigrati che negli anni ’60 arrivavano a Torino. E’ bipartisan, (amata, NdR) dai comunisti e dai monarchici».

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