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Comunicato stampa di N. REDAZIONE del 17/01/2010 11:44:24
Bicamerale Rai, Beltrandi

 

Bicamerale Rai, Beltrandi: presentata interrogazione in vigilanza sul caso “calciopoli” e la mancata presenza del designatore Bergamo nelle trasmissioni RAI

16 gennaio 2010

Il deputato radicale Marco Beltrandi eletto nelle liste del Pd ha presentato un’interrogazione al direttore generale della Rai, Masi.

Lo spunto è nato dalle vicende che il processo di Napoli su calciopoli sta facendo emergere. Il designatore arbitrale Bergamo ha avuto la possibilità di esprime le proprie opinioni su reti televisive commerciali, ribadite in un libro di recente pubblicazione, ma non in Rai.

E’ nota a tutti quanto le vicende calcistiche siano seguite dai telespettatori, ed è doveroso dare una informazione corretta e completa. La rai, invece, dopo aver per tre volte invitato Bergamo , ha declinato l’invito all’ultimo secondo non facendo conoscere al pubblico il suo parere in merito a calciopoli.

Per Beltrandi “appare evidente che il designatore arbitrale Bergamo non ha avuto la possibilità di esprimersi su tali eventi in trasmissioni RAI. La società ha ignorato la sua informata opinione e non ha mostrato di gradire la sua la presenza nelle trasmissioni che hanno informato su tali fatti. La Rai, invece, dovrebbe impegnarsi per far sentire tutte le voci in grado di fornire una corretta informazione. In questo modo rischia che i lunghi silenzi scelti potrebbero diventare, in futuro, critiche e biasimi nei confronti di chi non ha equamente informato i fruitori del servizio pubblico radiotelevisivo”.

Tutto ciò, prosegue Beltrandi, avviene “mentre Radio Radicale fornisce un attendibile servizio pubblico, per far conoscere al pubblico cosa accade, mandando in onda ogni sabato uno speciale sul processo in corso a Napoli su calciopoli, speciale a cura di Andrea de Angelis, dimostrando come anche nelle vicende sportive si possa trovare un interesse, che sia contemporaneamente popolare e politico, soprattutto se ascoltato senza mediazioni e interpretazioni in grado di influenzare l’opinione degli ascoltatori”.

http://www.radicali.it/view.php?id=151779

Ringraziamo il Dott. Beltrandi per aver soddisfatto una richiesta della nostra Associazione (Giulemanidallajuve) a seguito di alcune riflessioni - di seguito riportate - che ci aveva fatto pervenire il Dott. Bergamo.

Le osservazioni di Paolo Bergamo:
In merito all'intervista rilasciata dal Dott. Marco Beltrandi leggo nella sua terza risposta in ordine di lettura, che l'informazione è stata assi scorretta in tutta la vicenda, si è fatto un processo mediatico. . . . .ecc., mi sorge spontanea la seguente riflessione:
Nel luglio 2006 in piena guerra mediatica, Enrico Mentana mi concesse una intervista esclusiva nella sua trasmissione Matrix sulle reti Mediaset, a patto che potesse formularmi in diretta qualsiasi domanda avesse ritenuto interessante per i suo telespettatori. Io con entusiasmo accettai, ed ebbi l'opportunità nel corso della lunga trasmissione di confermare "a caldo" quanto ora sta emergendo nel processo a Napoli. Successivamente nel 2007-2008-2009 ho ricevuto da giornalisti RAI, tre inviti e precisamente uno dal Dott. Moncalvo per partecipare alla trasmissione che conduceva su RAI2, il secondo dal Dott. Mattioli per partecipare a Dribbling, il terzo dal giornalista Cavone incaricato da Bruno Gentili per intervistarmi lo scorso 14 dicembre a Roma in occasione della pubblicazione del libro che ho scritto. In tutti e tre i casi il giorno stesso che doveva andare in onda l'avvenimento sono stato avvertito precipitosamente che il Direttore di Rete non aveva autorizzato la mia presenza. Alla riflessione fa seguito una domanda precisa: perchè Mediaset mi ha dato la possibilità di parlare e la RAI, nega addirittura che io possa partecipare ad eventi nei quali giornalisti RAI o conduttori di trasmissioni come nel caso del Dott. Moncalvo mi avevano indicato?
L'informazione pubblica preferisce il silenzio oscurando la presenza di chi invece dovrebbe avere il diritto di far sentire la sua voce dimenticando che i lunghi silenzi imposti, potrebbero diventare in futuro assordanti accuse a chi non ha gestito equamente le informazioni.
Cordialmente
Paolo Bergamo

 
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