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Editoriale di S. BIANCHI del 13/11/2018 08:46:14
Gli allenatori fantasma’ della Juve

 

Prima parte

Tutto, o quasi, si sa dei quarantaquattro allenatori che si sono seduti sulla panchina bianconera: alcuni per poco tempo, altri per… troppo tempo, alcuni a lungo, altri più volte. Di molti ho già scritto nel passato: oggi volevo raccontare degli allenatori “fantasma”, con il termine volutamente virgolettato a comprendere una categoria non omogenea, andando da allenatori di cui manca ogni traccia nelle statistiche, trainer citati solo in qualche annuario per aver diretto la squadra fuori da competizioni ufficiali, tecnici che hanno diretto la squadra in condizioni d’impossibilità del titolare. Ho volutamente tralasciato gli allenatori/giocatori “senza contratto” come Guido Debernardi, Jozsef “Viola” Violak, Giovanni Ferrari, “Farfallino” Borel etc). Gli allenatori “fantasma” bianconeri a pieno titolo, in effetti, sono stati solo due, molto vicini a sedersi sulla panchina bianconera, ma che, per un motivo o per l’altro, hanno visto le loro strade allontanarsi dai colori bianconeri.

Il primo allenatore quasi fantasma é Gianpiero Combi, nessun fragoroso successo da allenatore ma famoso principalmente come il numero uno di quel mantra bianconero che era la formazione della Juventus della prima cinquina: “Combi, Rosetta, Calligaris…”, detentore, dal 1926 al 2016, del record d'imbattibilità in Serie A con 934 minuti e vincitore del Mondiale del 1934. Il 15 settembre 1946, il mitico “Fusetta” siede in panchina a dirigere i bianconeri dell’amichevole precampionato Spal - Juventus, con Astorri e Candiani che firmano le due reti della vittoria nell’unica performance di Combi in qualità di allenatore. Il motivo di questo strano esordio? Cesarini, detto “Cè”, geniale attaccante bianconero del quinquennio cui si è appena accennato, grande viveur, padre della cosiddetta “Zona Cesarini” e mentore del “mio” Omar Sivori, arriverà in Italia dall’Argentina solo poche ore prima dell’inizio del campionato. In quella stagione non celebrerà vittorie con i suoi ragazzi: lo farà anni dopo, dal1958 al 1960, con uno Scudetto e due Coppe Italia.

Il primo e vero allenatore “fantasma” bianconero è Malcolm Allison. Nell’estate 1969, alla Juventus si era alla ricerca del sostituto di Heriberto Herrera, l’uomo che aveva ridato nella Juventus il primato della squadra rispetto al campione, dando ai bianconeri un gioco abbastanza innovativo e che proibiva i grissini ma concedeva il whisky. I dirigenti bianconeri s’indirizzarono verso Malcolm Allison, tecnico del Manchester City. Nato nel 1927 in Inghilterra, a Dartford come Keith Richards e Mick Jagger, ex giocatore di Charlton, West Ham e Romford, aveva dovuto cessare l’attività agonistica per l’asportazione di un polmone. Così, dal 1963, poco più che trentenne, aveva iniziato l’attività di allenatore con il Bath City, ma aveva già dato prima segnali di quanto fosse un coach in fieri, per come aveva influito, con la propria esperienza di difensore navigato sulla crescita dei giovani colleghi della difesa degli Hammers, tra i quali un certo Bobby Moore. “Big Mal”, così lo chiamavano, costituì poi, con Joe Mercer di cui era secondo, quel Manchester City mai così vincente prima di allora. Era una bella squadra, quella dei Citizens, sia per il gioco (Allison era uno studioso di tattiche), sia per gli innovativi sistemi di allenamento, che modernamente prevedevano palestra e utilizzo di macchinari e l’allenamento dei suoi ragazzi con la squadra di rugby del Wythenshawe Park. Quando i dirigenti bianconeri lo contattarono, stava vivendo un momento difficile: in perenne lite con gli arbitri, aveva appena ricevuto una “suspended sentence” che, in caso di altre intemperanze nei confronti dei signori del fischietto, avrebbe significato la squalifica a vita. Forse era meglio cambiare aria e andarsene a Torino. Nonostante qualche risentimento della dirigenza Citizens per l’approccio dei dirigenti bianconeri, quella società, vista la spada di Damocle disciplinare pendente sul suo capo, lo lasciò libero. Infatti, arrivò a Torino, seguì le amichevoli con Alba e Anderlecht e riparti per sistemare le cose in patria. E’ un viaggio di ritorno strano, che lo vede a prima a Roma, poi in Costa Azzurra: voleva riflettere. Rifletté tanto da rimangiarsi l’impegno con un telegramma inviato a Torino e tornarsene, stavolta davvero, a Manchester. Ai nostri dirigenti non restò che ripiegare su Luis Carniglia. Peccato. Con i Citizens, “Big Mal”, con e senza Joe Mercer, conquistò due Charity Shields, una FA Cup, una Coppa di Lega e la Coppa delle Coppe. Carniglia, invece, fu esonerato prima della fine del campionato, sostituito da Ercole Rabitti, l’allenatore delle giovanili bianconere.

Giovanni Cattozzo, l'allenatore della squadra De Martino guida la Juventus nelle amichevoli estive del 1969, fino al 5 agosto, in attesa di Carniglia, ammalato. Siederà ancora in panchina a fine stagione, dal 27 aprile 1970 quando Rabitti, che aveva sostituito l’esonerato Carniglia, si dovette ricoverare in ospedale per ernia del disco. Altre due le panchine di Cattozzo, Bristol City (persa) e col Crema (pareggiata).

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