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Editoriale di S. BIANCHI del 14/11/2018 08:57:04
Gli allenatori fantasma’ della Juve

 

Parte seconda

A Romolo Bizzotto, eterno secondo di Vycpalek, Parola, Trapattoni, Marchesi e mitico osservatore delle squadre in procinto di incontrare la Juventus, toccò fare da tecnico della prima squadra nelle amichevoli di fine stagione 1986 e 1988. Dal 1949/50, era stato per tre stagioni nella rosa di prima squadra della Juventus, nella seconda stagione come titolare, altrimenti chiuso da mostri sacri come Mari e Piccinini, contribuendoi agli scudetti 1950 e 1952. Iniziata la carriera di allenatore, nel 1971/72 è alla Primavera della Juve, dove sostituisce “Cesto”, passato alla prima squadra: con quei giovani vince subito il campionato di categoria. Sempre nel 1972, due giorni dopo la tragedia del volo AZ 112 Alitalia del 5 maggio, in cui era morto il figlio di Vycpalek, diresse la prima squadra, in casa contro il Cagliari (2 a 1, Furino e Anastasi). A fine stagione fu promosso vice allenatore della prima squadra. Dal 29 maggio 1978 sostituisce Trapattoni, in Argentina per seguire i Mondiali, nelle ultime due gare di Coppa Italia con il Taranto e con il Milan. Sostituirà ancora il Trap dal 3 maggio 1986 nelle amichevoli di fine stagione. Restò vice allenatore bianconero fino al 1988, anno in cui sostituì Marchesi, lasciato libero dalla Juventus, in tutte le amichevoli e gare di tornei estivi di fine stagione.

Antonello Cuccureddu, alla Juventus dal 1969, in dodici stagioni bianconere ha vinto sei Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa UEFA e ha siglato, a tre minuti dal novantesimo, quel gol alla Roma decisivo per il quindicesimo scudetto. Mitico jolly, il “Cuccu”, in un periodo in cui il numero di maglia non era fisso per tutta la stagione, detiene forse un record, che peraltro non so come validare. Il sardo, infatti, nel 1975/76 ha indossato sette maglie differenti, rendendo più agevole capire in quali ruoli abbia giocato citando l’ 1, il 5, il 6 e il 9, cioè i numeri delle maglie che non ha indossato. Con Bearzot, che ne apprezzava le qualità eclettiche, giocò cinque partite in quel grande Mondiale disputato dall’Italia nel 1978, in Argentina. Intrapresa la carriera di allenatore, e non avrebbe potuto farlo che a Torino, prende in mano la squadra Primavera, riportandola alla vittoria, conquistando un Viareggio, uno Scudetto e una Coppa Italia, contribuendo alla crescita sportiva di Alessandro Del Piero. Dal 29 maggio 1991, da tecnico della Primavera, sostituisce Maifredi nelle ultime amichevoli della stagione a Taranto, New Haven, Los Angeles e Leon, aspettando il ritorno del Trap nella stagione seguente.

Il fedele alter ego di Lippi, Narciso Pezzotti, che come vice allenatore del tecnico viareggino ne ha condivisi i trionfi con bianconeri, Azzurri, e nel campionato Cinese, prima dell’arrivo di Marcello guida in prima persona la Juventus nelle amichevoli di fine stagione 1994.

Una storia simile, ma opposta a quella di “Big Mal”, è quella che fa di Marco Giampaolo il secondo vero allenatore “fantasma” bianconero. Esonerato Ranieri a due giornate dal termine della stagione 2008/09, la panchina era stata affidata all’esordiente Ciro Ferrara. Il DS Secco e soprattutto Castagnini, responsabile degli osservatori bianconeri e una delle poche teste calcistiche in quella sventurata Dirigenza, si erano convinti delle doti di Giampaolo. Era un allenatore emergente, con la caratteristica non da poco di dotare di un bel gioco le squadre da lui dirette. Com’era successo col Siena, in Serie A, nella stagione precedente: una squadra senza grandi giocatori, salva con grande anticipo, disputando spesso belle gare. I due s’incontrarono con lui a Genova, qualche altro incontro avvenne a Torino: erano già stati tracciati modulo e formazione, un 4-3-1-2 che avrebbe avuto Diego come trequartista. Mancava l’approvazione del Consiglio, che inopinatamente non approvò e confermò Ciro Ferrara.

Si arriva quasi ai giorni nostri. Nell’ambito della persecuzione cui, specie negli ultimi anni la Federazione fa bersaglio la Juventus (leggetevi in proposito “La Signora derubata” di Principio Paolino, Bradipolibri, 2016), a incrementare questa storia dei nostri allenatori fantasma, ecco la vicenda di Antonio Conte e del suo secondo, Angelo Alessio. Una giustizia, chiamiamola così, con la lettera minuscola, in cui essere accusati equivale a essere colpevoli, poiché è l’accusato a dover dimostrare di essere innocente. Le accuse provenivano da un certo Carobbio, un oscuro pedatore che ha usufruito di sconti di pena in cambio di una delazione: Conte e Alessio sono squalificati perché alcuni giocatori della squadra che allenavano avevano truccato una gara. Per quella giustizia “non potevano non sapere”. Come faccia un cristiano a dimostrare che non poteva sapere con una “non” sola… non si sa. Fatto sta che Massimo Carrera e il suo secondo, Claudio Filippi, l’allenatore dei portieri, dopo aver fatto una prova in previsione della scontata squalifica nell’amichevole col Malaga (4 agosto 2012: 2 a 0), a squalifica comminata vincono in panchina la Supercoppa col Napoli (11 agosto), l’incontro con la Primavera del 16 agosto a Villar Perosa, il trofeo Berlusconi (19 agosto). E continuano a vincere anche in campionato, dal 2 a 0 sul Parma alla prima, fino al 2 a 0 di Juventus - Napoli del 20 ottobre, in cui Alessio, terminata la squalifica, siede da primo allenatore, con Carrera secondo e Filippi, l’allenatore dei portieri che… naturalmente, al settantesimo, è espulso dall’arbitro. Le cose vanno avanti così, anche in Champions League, fino al rientro anche di Conte, il 28 ottobre 2012 (Catania - Juventus: 0-1). Carrera, a parte Allison, è stato il più vincente di tutti questi allenatori “fantasma”: a parte la ricordata Supercoppa, passato allo Spartak Mosca, ha vinto uno scudetto che a Mosca mancava da sedici anni. Gli auguro tutte le fortune, non dimenticando che, il 1° luglio 2006 era con me e altri diciannovemilanovecentonovantotto alla marcia dei 20.000 dell’”Orgoglio Bianconero”.


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