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Farsopoli di S. BIANCHI del 18/06/2019 17:20:49
25 anni fa: Moggi alla Juve!

 

Premessa: su Wikipedia, secondo che voce cercate, può apparire l’invito alla disambiguazione. Similmente alla mitica enciclopedia online, invito i lettori alla disambiguazione, anzi la faccio io stesso: se siete critici nei confronti di Luciano Moggi, smettete pure di leggere, perché qui non troverete che apprezzamenti positivi per quel grande professionista del calcio, così bravo che il suo “sacrificio” fu utile alla causa di molti.

Fu utile a tutti quelli meno bravi di lui (non più bruciati sul tempo nell’acquisto di calciatori), a tutti quelli che non riuscivano a vincere, nemmeno a prezzo di deficit di bilancio (mentre lui risanava quello della Juve), a quelli che lo intercettavano (accusandolo poi per l’uso di quelle SIM svizzere), a quelli che chiedevano cose forse illecite ai designatori arbitrali (mentre non esiste una registrazione che inchiodi Luciano a qualsiasi responsabilità), a quelli che lo accusavano di essere capo di una cupola (poi verificatasi inesistente), e soprattutto a una proprietà che già da qualche tempo voleva toglierselo di torno (vedi intervista di Jean-Claude Blanc a Le Monde).

Il 18 giugno 1994, con quello che Aldo Biscardi, nel suo inglese-molisano chiamava “sgub”, cioè una notiziona, uno scoop insomma, Luciano Moggi era annunciato come nuovo Direttore Generale della Juventus. La situazione che trovava in Società non era delle migliori, con una squadra non vincente e un gran deficit, accumulato per tentare di competere con quel Milan che dominava grazie da fondi di un tycoon sorto dal nulla. La guida societaria, passata dall’Avvocato al Dottore come tutte le volte che serviva rifondare, fa scegliere a Umberto uno dei migliori manager economici su piazza, Antonio Giraudo, il più grande conoscitore di calcio disponibile, Luciano Moggi e la bandiera bianconera per antonomasia, Roberto Bettega: ecco quella che fu subito ribattezzata, con l’astio derivato dall’invidia, la “Triade”. Marcello Lippi, allenatore emergente, guida dal campo la meravigliosa avventura, che in dodici anni porta alla vittoria di sette Scudetti, una Coppa Italia, quatto Supercoppe di Lega, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e a disputare altre quattro finali europee. Senza contare la vittoria del Mondiale 2006, un “affaire” tutto bianconero, con Lippi in panchina, cinque juventini in campo con maglia azzurra (Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi e Del Piero) oltre all’ex Perrotta, e trascurando che Trezeguet, Zidane, Henry, Thuram e Vieira indossavano la maglia dei Bleus. E’ proprio vero quello che diceva Moratti: con tali giocatorini, la Juventus era costretta a rubare per vincere. L’unica cosa che impediva il successo all’Inter erano le ingiustizie perpetrate dagli arbitri comprati da Moggi, non l’incapacità a costruire a una squadra di calcio scambiando i Roberto Carlos per i Pistone, i Seedorf e i Pirlo per i Coco e Guly, i Cannavaro per i Carini.

Certo, il modo di fare mercato di Lucianone era un po’ pirotecnico, come quando fece fare la famosa figuraccia all’Avvocato, che aveva appena confermato l’incedibilità di Bobo Vieri, per vederselo veduto all’Atletico Madrid poche ore dopo. Un via vai continuo di giocatori che lasciava noi tifosi un po’ interdetti per un addio, ma immediatamente rincuorati dai risultati della squadra la stagione seguente, un tourbillon di calciatori comprati a poco e rivenduti a tanto. Un mercato dei Montero soffiati all’ultimo istante all’Inter, o quando, andati insieme a vedersi Bordeaux-Milan, Galliani poi prende Dugarry a diciotto miliardi, e la Juve Zidane a quindici. Poi, in previsione di cedere Zizou al Real per centocinquanta miliardi (con centoquarantacinque di plusvalenza!), Moggi alla chetichella acquista Nedved e Thuram abbastanza a buon mercato, e Buffon cinquanta miliardi più Bachini (valutato quarantacinque!).

Chissà cosa avremmo potuto continuare a vincere, in termini di coppe e campionati, senza Farsopoli! Moggi era un bersaglio facile: toscanaccio espansivo ed espanso, sempre dipinto come un tipaccio, porgeva il fianco alle critiche anche per le sue vanterie un po’ piratesche. Vi assicuro, per averlo incontrato alcune volte (e aver scambiato con lui un Antico Toscano), che era invece persona piacevolissima, spiritosa, autoironica (come quando faceva finta di non sapere quale fosse, a suonare, dei numerosi cellulari che aveva sparso nella giacca), un vulcano d’idee, un generoso. Per condannarlo, quei malviventi che gestirono l’affare, dovettero addirittura inventarsi un reato ad hoc, il famigerato “illecito strutturato”, poiché le telefonate intercettate, selezionate con metodo da una “provola a orologeria”, erano state completamente inutili.
Quella di Moggi è stata un’associazione per delinquere che non ha alterato alcuna partita di campionato e che non ha visto alcuna alterazione del sorteggio arbitrale.


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