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Attualità di F. FILIPPIN del 20/07/2019 11:14:43
L’inter ciarliera e quel Marotta...

 

Siamo ancora a metà Luglio e Antonio Conte, neo tecnico dell'Inter, già si lamenta: "Frustrato è una parola grossa e lui (Lukaku) è un giocatore del MU questa è la realtà. E' un calciatore che piace e lo considero importante per migliorare l'Inter". (...) "Siamo partiti con grande entusiasmo, grande voglia. Detto questo, le difficoltà ci sono, sono importanti. Se devo essere onesto, siamo un po' in ritardo sulla tabella di marcia che ci eravamo prefissati. Dovremo accelerare, siamo stati molto chiari nel preparare un piano. E invece soprattutto in uscita siamo in ritardo, qui non è uscito nessuno. Dobbiamo dare un'accelerata tutti, c'è tanta strada da fare, una strada bella in salita". "Abbiamo necessità di snellire il gruppo, di creare un gruppo. Ho parlato molto chiaramente con la società, abbiamo la stessa visione e sono fiducioso. Però mi aspettavo che fossimo più avanti. I problemi, se ci sono, devono essere risolti e noi stiamo tardando nel farlo. Mi aspettavo fossimo più avanti, diamoci una mossa, chi ha tempo non aspetti tempo"

Al di là delle questioni nerazzurre di cui ci frega il giusto (cioè zero), la cosa non ci sorprende, non tanto per l'indole del tecnico leccese, che, sappiamo bene, non ama delegare ad altri i suoi pensieri né tenersi per sé i suoi malumori, quando per una tendenza ormai sempre più evidente dell'Inter: quella da parte dei suoi tesserati (e di Giuseppe Marotta in primis) di parlare troppo e spesso a sproposito, mettendo in piazza i desiderata, i problemi, gli umori e gli obiettivi di mercato (attaccando così ai giocatori scomode etichette di prima, seconda o terza scelta), con dichiarazioni spesso fuori luogo e controproducenti.
Lo stesso Marotta, qualche giorno fa, aveva, infatti, fatto storcere il naso un po' a tutti, palesando la posizione interista nei confronti di Icardi e Naingollan, i quali, pur con tutti i limiti e le colpe che gli si possono addebitare, costituiscono sempre (costituivano, ormai...) un patrimonio della società, svalutato in maniera clamorosa dopo essere stati scaricati pubblicamente e in maniera tanto plateale.

Non si può non notare come questo comportamento sia in sintonia con quanto accadeva alla Juve quando Marotta era ancora Amministratore Delegato, periodo nel quale le vicende Juventine erano regolarmente messe in piazza e gli obiettivi di mercato e gli sviluppi delle trattative erano di dominio pubblico, con un filo diretto con parte della stampa che poteva così sguazzarci.
Esattamente il contrario di quanto accade ora, come dimostrato dal “caso Allegri”, esonerato nel pomeriggio quando la mattina la quasi totalità dei giornalisti dava per certo il suo rinnovo.
O, ancora, per le trattative di mercato dei bianconeri, in entrata e in uscita, delle quali si sa poco o nulla fino a cose fatte o quasi.
E questo vale non solo per i dirigenti, ma anche per tecnico e giocatori.

Dopo anni, ancora abbiamo in mente la “tecnica” adottata a suo tempo da Luciano Moggi, una sorta di terza via rispetto al silenzio tombale di Paratici e alla totale trasparenza di Marotta: parlare spesso e con tutti di tutto, raccontando, però, solo quello che poteva tornargli utile che si sapesse, che fossero mezze verità o balle conclamate, sfruttando i media, il più delle volte del tutto ignari di essere utilizzati a suo piacimento.
Il Marotta ciarliero, però, è distante anni luce da Moggi, sia dal punto di vista dialettico che da quello della “furbizia”.
Ed è un altro motivo per cui non sentiamo certo la sua mancanza.

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