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Sabato 31/08/19 ore 20,45
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Eventi di S. BIANCHI del 01/08/2019 09:11:59
In principio fu la FIAT (seconda parte)

 

(Per leggere la prima parte clicca qui).
Con la morte di Gianni nel 2003 (e di Umberto 2004) i beni di Famiglia, la Fiat e la Juventus sono controllate dai plenipotenziari scelti dall’Avvocato, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, quest’ultimo anche presidente dalla Juventus dal 2003: essi devono gestire l’intronizzazione dell’erede designato, l’ancora imberbe John Elkann, detto “Jaki”, figlio di Margherita, sorella di Gianni, e del primo marito di lei, Alain Elkann. Andrea Agnelli, figlio di Umberto, potrebbe costituire un ostacolo, sia per il cognome che porta, sia perché, “allevato” da Moggi e Giraudo come futuribile presidente bianconero, acquisisce prestigio proprio per i successi targati Triade. Bisogna depotenziarlo: sul cognome non si può far nulla, ma il prestigio derivante dalle vittorie bianconere, può essere annullato.

Scrive Gigi Moncalvo (“Agnelli Segreti”): «L’operazione, tesa a far fuori Luciano Moggi e Antonio Giraudo ma soprattutto a impedire che Andrea Agnelli diventasse presidente del club, fu ordita a favore di Jaki Elkann ed ebbe tra i protagonisti occulti proprio Montezemolo e Gabetti, timorosi che Andrea potesse ostacolare con la sua popolarità e il suo cognome l’ascesa al trono di Jaki. (omissis) Mentre alla fine del 2005 Jaki ingaggiava di nascosto il catastrofico manager francese Jean-Claude Blanc, (omissis) Montezemolo, in una cena di capodanno della Ferrari in un paese orientale, girando tra i tavoli annunciò festoso: “Giraudo e Moggi hanno le ore contate”. (omissis) In quello stesso periodo, Giuliano Tavaroli (omissis) ricevette da Tronchetti Provera, alla presenza di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti, cioè il vertice dell’Inter, l’ordine di controllare alcuni arbitri e dirigenti calcistici al fine di raccogliere prove d’accusa contro la Juventus, dando vita ai dossier della "Operazione ladroni". Quando il capo della security Telecom chiese dettagli sui bersagli da tenere d’occhio, venne inviato a Torino per incontrare un personaggio del giro Fiat. “Su mia precisa domanda, sia a Milano che a Torino, su chi avesse indicato quelle persone e fornito notizie concrete mi venne fatto il nome di Montezemolo”, ha raccontato Tavaroli. Mentre Grande Stevens faceva in modo che l’avvocato Cesare Zaccone, difensore della Juve, in sede di processo sportivo chiedesse la condanna e la retrocessione per la squadra, Montezemolo continuava a lavorare dietro le quinte contro la società bianconera. A svelare il suo ruolo, è stato nientemeno che il presidente della Fifa, Sepp Blatter, il 22 dicembre 2007. Qualche anno dopo lo scandalo calcistico, ringraziò Montezemolo: “È gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”».

Su come andò Farsopoli (scusate, ma continuo a chiamarla così), non credo ci sia necessità di spendere altre parole. Dal 2006, la proprietà sostituisce Franzo Grande Stevens con una triade di Serie B (in tutti i sensi): Giovanni Cobolli-Gigli presidente, il già citato Jean-Claude Blanc amministratore delegato e Alessio Secco direttore sportivo. Un trio calcisticamente ignorante, forse per mantenere un basso profilo. Basti dire che l’unico che teoricamente doveva capire qualcosa di calcio, Secco, fu chi acquistò Andrade.

A seguire anche un biennio di presidenza Blanc, nulla succede fino al 2010, se non effimeri e contraddittori tentativi di ridare un volto vincente alla Juventus: piccolo cabotaggio da società di provincia. Nel 2010, consolidata la posizione di Elkann a capo della finanza del gruppo, ad Andrea Agnelli è finalmente dato il via libera come presidente bianconero. Non sono rose e fiori, tra i rampolli dei due rami della famiglia. A sentire Moncalvo (intervista a Radio Radio, 5 gennaio 2017): «John Elkann, azionista di maggioranza, è molto geloso delle vittorie di Andrea Agnelli. Al punto che ad Andrea non viene perdonato nulla, non solo dal punto di vista sportivo ma anche personale (omissis), il fatto che Andrea abbia lasciato la moglie e due bambini e si sia messo con questa ragazza turca, e soprattutto che lei aspetti un figlio. (omissis) Andrea nel CdA bianconero è in minoranza. Il presidente regna ma non governa. Se deve fare acquisti, deve passare dall’approvazione del cugino che lo detesta». Fatto sta che con Andrea al timone, prima con Conte, poi con Allegri in panchina, con Buffon, Chiellini, Vidal, Pirlo, Tevez, Pogba, Dybala e Ronaldo tra gli artefici di questa cavalcata trionfale, la Juventus inanella una serie di otto scudetti consecutivi, spesso accompagnati da un secondo trofeo nazionale, in una stagione addirittura dal terzo, arrivando anche per due volte a disputare la finale di Champions.

Certamente, senza gli Agnelli non parleremmo di Juventus fidanzata d’Italia e squadra regina. La Juventus si è servita degli Agnelli per diventare, o restare, o ritornare grande, e gli Agnelli si sono serviti della Juventus per creare consenso. Prima di Edoardo Agnelli, la Juve aveva vinto lo Scudetto (ma ancora non si chiamava così) nel 1905, ripetendosi nel 1908 e 1909 nei Campionati Federali, misteriosamente con conteggiabili per la Federazione. Nei dodici anni di presidenza del figlio del Senatore, gli scudetti sono sei. Dal 1936, una Juve fascistizzata e deagnellizzata, fino al 1947 conquista due Coppe Italia con i presidenti de la Forest de Divonne e Piero Dusio: poi solo Agnelli, prima Gianni, poi Umberto, ancora Gianni, di nuovo Umberto per arrivare ad Andrea.

Una storia di trionfi che ha portato per trentanove volte a conquistare il massimo trofeo nazionale. Abbiamo detto come i due Scudetti Federali (per ora) non facciano parte del conto, un conto che dichiara trentasette Scudetti, che comunque non combacia tra le nostre vittorie vere, sul campo, e quelle che ci assegna la Federazione. Chi dobbiamo ringraziare per questa differenza ormai lo sappiamo, e questo, a maggior ragione, fa di Farsopoli un profondo dolore che sento mio, che certamente sentiamo nostro. Per carità, niente a che vedere con la tragedia del Torino del 1949 o con quella del Manchester United del 1958, ma pur sempre, per chi ama, una tragedia. D’altra parte anche i Savoia hanno avuto il loro Vittorio Emanuele III.

In principio fu la FIAT (PRIMA parte)

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