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Editoriale di S. BIANCHI del 24/10/2019 13:50:53
In principio era Carosio - Prima parte

 

Da un’epoca in cui il calcio era offerto solo in radio e quasi solo la domenica pomeriggio, a un calcio offerto quasi giornalmente in HD, tutti abbiamo il ricordo di espressioni ricorrenti, di frasi celebri, simpatiche o venate di un certo razzismo.

La prima grande voce radiofonica del calcio, che poi apparve brevemente anche in televisione, è quella di Niccolò Carosio. “Signore e signori, è Nicolò Carosio che vi parla da…” era il suo modo di iniziare la radiocronaca. Ricordo ancora la sua voce, molto radiofonica a causa di whisky e sigarette, quando annunciava: “Tiro... rete”, con la pausa sempre identica tra i due sostantivi, pronunciati sempre con la medesima intonazione, sia avesse segnato un giocatore del derelitto Varese o un attaccante del possente Milan di Rocco, nel rispetto della piccola come della grande squadra. Come non citare l’autoironico “Tiro... rete... quasi rete”, a correggersi, se il tiro apparsogli già nel sacco, era invece uscito per un nonnulla. Celeberrimi anche i suoi: “Ahi, ahi, qui si mette male”, “Poche storie, alzarsi e correre”, quando un calciatore fingeva chissà quali infortuni, e “Tagliarsi i capelli, così il pallone non lo vedi”, elargita al povero, grande Gigi Meroni. Carosio cadde in disgrazia durante Italia - Israele, a Messico ’70, quando, su segnalazione del guardialinee etiopico, l’arbitro annullò un gol di Riva. Il grande Niccolò si lasciò sfuggire quel: “Ma che cosa vuole questo etiope?” che scatenò il patrio disappunto del Console d’Etiopia a Roma che, giunto al potentissimo Direttore Generale della RAI, Ettore Bernabei, determinò l’epurazione di Carosio dalla TV di Stato. Ricordatevi che la Legge 21 aprile 1962 vietava la trasmissione di film e di opere teatrali, senza il parere favorevole del Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

“Tutto il calcio minuto per minuto”, diretta “dallo studio centrale da Roberto Bortoluzzi, iniziò nel 1959 e, per anni ci ha fornito, quasi in esclusiva, la nostra dose settimanale di calcio. Incontrastato dominio pubblicitario dello “Stock 84”, iniziava sempre con “La Stock di Trieste è lieta di presentarvi ...”, terminando con: “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock, se ha perso, consolatevi con Stock”. Negli anni ‘60 - ‘80 faceva spesso più di venticinque milioni di radioascoltatori. È del 4 giugno 1961 la famosa frase “Clamoroso al Cibali!”, con cui se ne uscì Sandro Ciotti, altra grande voce del nostro calcio radiofonico, al secondo gol del Catania sull’Inter. L’enfasi deriva dalla gara di andata, dominata dall’Inter con punteggio tennistico, che fece dichiarare al loro sportivissimo allenatore, Helenio Herrera, che definì i rossazzurri “una squadra di postelegrafonici”. I catanesi misero l’anima nel ritorno, vendicandosi e... consegnando il dodicesimo scudetto alla Juventus. Ciotti, che non si peritava a infarcire le sue domeniche con strane affermazioni come “Siamo giunti al minuto che intercorre tra il sedicesimo e il diciottesimo”, e interventi di colore, come quella volta, annunciando la terna arbitrale: “Collaborano con Di Cola i signori Calabassi e Sancricca. Come è noto, solo i guardalinee riescono ad avere certi nomi”. Se da “Tutto il calcio” ricorderemo per sempre quella voce graffiante, arrochita da due pacchetti di Chesterfield, è grazie alla televisione che ricorderemo i colletti delle sue camicie, inusitatamente prolungati verso il basso.

Uno dei tormentoni della trasmissione, causa di batticuore per noi ascoltatori, era il famoso “Scusamèri-Scusamèri”, tutto attaccato, gridato dal cronista di turno che aveva da comunicare la notizia di un rigore assegnato o la realizzazione di una rete, interrompendo Ameri, che con Ciotti si divideva la radiocronaca dai campi principali, e cui erano dedicati tempi maggiori. Lo “Scusameri”, ma anche lo “Scusa, Ciotti” (in questo, caso debitamente staccato), scatenava negli ascoltatori il tentativo d’immediato riconoscimento di chi stava interrompendo, per sapere se la notizia sul risultato riguardasse la propria squadra, con la speranza che la variazione fosse a favore. A parte i nominati Carosio, Ciotti e Ameri, gli altri storici radiocronisti, che ci raccontavano i secondi tempi delle partite, erano Provenzali, Boscione, Foglianese, Ferretti, Pasini e Luzzi. ”Attenzione” era l’urlo con cui Enrico Ameri irrompeva nelle radiocronache altrui. Egli, terza grande voce di questo giornalismo parlato, ogni tanto s’incartava in simpatiche locuzioni tipo: “Fino a questo momento, dobbiamo dirlo... e non sappiamo se dirlo ma ve lo diciamo perché ormai ve lo abbiamo già detto...” , “Siamo giunti al quarantaduesimo minuto di recupero”, e spesso e volentieri se ne usciva con “... il campo per destinazione” , che mai sono riuscito a capire cosa significasse. Ezio Luzzi, solitamente relegato su partite di secondo piano, era uso intervenire con un entusiasmo degno dell’annuncio di variazione del risultato in una finale di Coppa dei Campioni mentre, solitamente, si trattava di una squadra di Serie B che aveva accorciato lo svantaggio a quattro a uno. Discreto gaffeur, una delle più incredibili che ricordo è quando se ne uscì con: “Il giocatore a terra non è Casiraghi, come avevo detto: forse è Eranio. Però, sai: Casiraghi, Eranio... siamo lì”. Siamo lì: bei tempi! Permettetemi una divagazione, ma mi è d’obbligo ricordare la sigla introduttiva della trasmissione, la mitica “Taste of Honey” di Herb Alpert & The Tijuana Brass, una delle sigle RAI più belle di sempre.

Martellini, l’erede di Niccolò Carosio, pur accreditato di un paio di trasmissioni di “Tutto il calcio”, è unanimemente ricordato come validissimo telecronista: arcinota la sua debordante, entusiastica e commossa “Campioni del mondo… Campioni del mondo… Campioni del mondo!” dopo il fischio finale di Italia - Germania tre a uno, ai Mondiali di Spagna ’82. Unico vezzo del suo successore, Bruno Pizzul, un altro signore della telecronaca, l’espressione “Partiti” al fischio d’inizio.

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