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Attualità di E. LOFFREDO del 07/11/2019 08:45:29
Napoli d'onnipotenza e tremens

 

È un delirio, anzi due! «Se basta... col quale ho detto tutto» (P. De Filippo). Come altro commentare il caotico dimenarsi dell'ambiente napolista dopo le ultime tre partite?

Si inizia con il pareggio casalingo contro l'Atalanta, caratterizzato per l'ammuina(1) circa l'episodio del fallo di Llorente in area atalantina appena prima del 2-2 della squadra orobica. Non torniamo sull'episodio in sé, tanto è evidente la strumentalizzazione di cui è stato fatto oggetto da parte del presidente e di tutto l'ambiente napoletano. Ci soffermiamo invece sulle parole del presidente dei partenopei: «Siamo stanchi di essere involontari sostenitori della classe arbitrale. Questi signori venissero in campo a parlare con noi. Ne abbiamo le tasche piene. Siamo noi a finanziare il calcio, altrimenti andrebbero tutti a pelare le patate. Fondassimo un partito, riusciremmo a cambiare questo sport in trenta minuti. Questo è un calcio avvelenato, ne abbiamo le tasche piene. E io che investo milioni su milioni ho diritto di vedere le immagini del VAR».

In pratica De Laurentiis vorrebbe che passasse il pensiero (tipicamente italiano) del "io ci metto i soldi, tu fai quello che voglio io". È evidente che il patron del Napoli considera gli arbitri non in una funzione servente al gioco del calcio, come componente essenziale al corretto svolgimento della competizione, ma li vorrebbe al suo servizio. Perché lui, ADL, ci mette i soldi. Lui da solo non tutte le squadre di serie A (nel caso specifico anche l'Atalanta); soldi che sono suoi, non dei tifosi di tutte le squadre (con i napoletani che forse partecipano in minima misura al gettito di abbonamenti alle pay tv).

A dar manforte è intervenuto il sindaco della città, il quale avendo risolto tutti i problemi cittadini ha avuto il tempo di intervenire su questa vitale questione locale: «Se esiste una questione arbitrale? Esiste una questione, non si riesce a trovare un po' di pace di equilibrio e di correttezza. Non voglio apparire come lamentoso perché non mi appartiene, ma alcuni predomini consolidati anche nel calcio ci sono. Tra l'altro adesso abbiamo anche gli strumenti tecnologici quindi dovrebbe essere più facile evitare errori clamorosi». Peccato, avesse aspettato qualche giorno si sarebbe potuto giocare un classico "Roma ladrona!".

Dopo giorni di ululati De Laurentiis e il Napoli finiscono in bocca alla lupa: sconfitta a Roma con ulteriori mal di pancia. Prima contestano il rigore concesso alla Roma sostenendo che il tocco di mano di Callejon è con il braccio attaccato al corpo, reiterando la "furbizia" dello spagnolo e tacendo che quel tocco rappresentava una evidente giocata volontaria del pallone. Poi a fine partita danno di nuovo fuoco alle polveri. Insigne lamenta «Non era facile scendere in campo dopo quello che è successo con l'Atalanta. È stato fischiato un rigore alla Roma grazie alla tecnologia, cosa che non è accaduta a noi mercoledì scorso. Il VAR deve funzionare per tutti». In pratica si è lamentato dell'instabilità emotiva che loro stessi hanno creato! Situazione comica.

Tragicomico invece è stato ancora una volta De Laurentiis, che dopo la trasferta romana ha dichiarato: «Il ricordo di Calciopoli è ancora fresco: nel 2005 rimasi molto turbato, mi ha segnato. Oggi come oggi è difficile dare fiducia a un sistema particolare. Ci sono arbitri su cui metto la mano sul fuoco, ma è complicato farlo per tutti. Servirebbero cartellini gialli e rossi anche per gli arbitri». Lui forse ci spera in un'altra farsa... Dovrebbe invece leggere le regole del gioco e impararle, così capirà che i danni non sono stati fatti in queste ultime partite, ma all'inizio del campionato quando il suo Napoli ha beneficiato di rigori molto fantasiosi. Ma allora a lui e al suo capitano andava bene che la VAR non funzionasse per tutti. A condire la sconfitta romana la decisione del presidente di mandare la squadra in ritiro anche dopo l'impegno di Champion col Salisburgo. Reazione di Ancelotti: «Non sono d'accordo con la società».

A conclusione c'è stato il pareggio interno col Salisburgo nel turno di Champions League e la situazione del tutto degenerata: Ancelotti, in evidente contrasto con la società, ha lasciato lo stadio senza rilasciare dichiarazioni e la squadra si è ammutinata rifiutandosi di continuare il ritiro punitivo. Capo della sommossa sarebbe stato capitan Insigne, che, come riportano alcune fonti (LINK), a fine partita avrebbe affrontato Edoardo De Laurentiis e gli avrebbe comunicato: «Noi torniamo a casa nostra, dillo pure a tuo padre». E con questo i deliri sono completi.

In fondo dobbiamo dare ragione ai giocatori del Napoli: se vai ripetendo da anni che hai creato un gioiello tecnico e gestionale che non vince solo perché la Juve "arrubba", poi come fai a dire ai tuoi giocatori di andare in ritiro punitivo perché effettivamente stanno giocando male? Dopo l'Atalanta ha fatto l'arruffapopolo sparando a zero sugli arbitri; dopo la scoppola romana ha tirato fuori farsopoli che nella fattispecie ci stava come il Reggiano sulle arselle; dopo dice a tutti di andare in ritiro, perché va bene gli arbitri, va bene Farsopoli, ma "voi fate cagare lo stesso". Questo e anche di peggio è quello che meritano.

(1) Ammuìna= chiassosa protesta

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