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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Eventi di S. BIANCHI del 13/12/2019 16:35:50
Bisogna saper perdere

 

Nel 1967, Posner, Charlton, Shepstone e “Shel” Shapiro, insomma, i “Rokes” cantavano “Bisogna saper perdere”. Anche se probabilmente non è vero, la loro canzone può essere stata ispirata dalle vicende interiste, alla scarsa propensione dei nerazzurri a perdere senza protestare, accampare scuse o accusare qualcuno.

Non vale la pena ricordare le annose proteste morattiane (e l’attività spionistica) che portarono a Farsopoli, ma ben prima dell’avvento dei Rokes ci fu un fatto clamoroso nel campionato 1960/61. Mancano sette gare alla fine del campionato e il 16 aprile un’Inter staccata in classifica arriva a Torino: bene o male si tratta del Derby d’Italia e il Comunale è strapieno, così pieno che gli spettatori si siedono fino ai margini del campo di gioco. L’eccesso di pubblico è stato determinato dal cedimento dei cancelli sotto la spinta di diecimila tifosi senza biglietto, che riempiono all’inverosimile le tribune e infine trovano posto ai bordi del campo. La partita incomincia, nonostante tutto e continua regolarmente, almeno finché l’arbitro Gambarotta, al 31°, non si sa perché, decide di interrompere la gara. Come ebbe a dire lealmente, in tempi successivi Guarneri, lo stopper interista di allora, non c’era stata alcuna percezione di pericolo provenente da quel pubblico festoso assiepato ai margini del campo di gioco. La Federazione però dà partita persa alla Juventus, che ricorre alla CAF: vista l’estrema atipicità dell’invasione di campo e la valenza festosa della stessa, la Commissione decide di far rigiocare la gara. Essendo ormai lo Scudetto comunque in mano ai bianconeri, Moratti padre prende la decisione di far disputare la gara alla squadra De Martino, la Primavera di allora, che il 10 giugno, torna a Milano con il povero Annibale, il portiere, con un grande mal di schiena dovuto al fatto di aver raccolto dal sacco ben nove palloni.

Se quanto detto finora è di dominio pubblico... e forse noto anche ai Rokes di allora, molte meno persone sono informate di un’altra manifestazione di sportività da parte della seconda squadra di Milano. Il Campionato è quello precedente, stagione 1959/60, stesso campo, medesime squadre, e come il solito, la Juventus in classifica è davanti all’Inter, stavolta di un solo punto. In quella domenica 13 dicembre 1959 si disputa l’undicesima di andata, e la squadra di Parola è quasi in formazione tipo, con Lojodice a sostituire l’indisponibile Nicolè, cosicché i nostri in campo sono: Mattrel, Castano, Benito Sarti; Emoli, Cervato, Colombo; Lojodice, Boniperti, Charles, Sivori e Stacchini. L’arbitro, non certamente amico dei nostri colori, come ha dimostrato e dimostrerà spesso e volentieri, è Concetto Lo Bello. La gara è combattuta, ma Lo Bello la gestisce come sempre, col suo modo di fare estremamente autoritario. Al ventottesimo John Charles rompe gli equilibri segnando la rete dell’uno a zero. La partita si fa ancora più nervosa e a una decina di minuti dal termine, un folto gruppo di nerazzurri contesta una decisione dell’arbitro, attorniandolo minacciosamente. I più agitati e protestatari sono Angelillo, Invernizzi e Bolchi: gli interisti sono proprio a tu per tu con il “Fischietto di Siracusa”, la vicinanza fisica è veramente eccessiva e sempre più minacciosa. Lo Bello reagisce facendosi largo con le braccia, sennonché la mano che tiene il fischietto arriva in viso a Invernizzi, che stramazza al suolo, con il fischietto stesso che gli ha leggermente lacerato il labbro. Il colpo è evidentemente involontario e in qualche modo causato dall’assembramento eccessivo intorno all’arbitro, ma visto il risultato, la situazione si fa ancora più tesa, tanto che l’arbitro espelle Bolchi: il minuto è l’ottantaduesimo. La partita riprende sempre più nervosa, e all’ottantacinquesimo, in risposta a un’entrataccia di Cardarelli, Sivori si vendica “camminandogli” sulla schiena: espulsione anche per lui. Nel frattempo Invernizzi, che dopo un po’ di manfrina s’è rialzato e ha ripreso a giocare regolarmente, a pochissimo dal termine, quando tutti attendevano il triplice fischio, stramazza nuovamente a terra.

Nel dopo gara, l’Inter presenta riserva scritta, avversa all’omologazione del risultato della gara, terminata appunto uno a zero per la Juventus. La scusa... ehm, volevo dire, la motivazione? Il colpo inferto fortuitamente dal Signor Lo Bello, avrebbe diminuito la capacità agonistica del giocatore Giovanni Invernizzi. Su tutti gli almanacchi, per la gara Juventus – Inter del 13 dicembre 1959, è riportato l’uno a zero determinato dalla rete di John Charles al ventottesimo del primo tempo. Evidentemente anche il Giudice Sportivo sorrise, al maldestro tentativo nerazzurro di ribaltare il risultato sancito dal campo.

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