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Attualità di E. LOFFREDO del 05/10/2020 13:40:37
La specificità del covid

 

Non riassumo tutta la querelle che ha visto l'assenza del Napoli al calcio d'inizio della partita dello Stadium, sarebbe un'inutile introduzione. È stato invece tipicamente italiano, usualmente antijuventino, il modo con il quale da più parti si è cercata una giustificazione alla decisione della società partenopea. Scappatoie argomentative che tradiscono i colori del tifo o dell'anti-tifo.

È il caso di ricordare che il calcio è ripartito anche perché presidenti come Lotito e De Laurentiis hanno vissuto con sofferenza ogni singolo euro perso da marzo in avanti. L'industria della pedata ha fatto tali pressioni che è riuscita a farsi approvare un protocollo allo scopo. La FIGC ha predisposto il protocollo, il Ministero della Salute tramite il CTS lo ha approvato, il Ministro dello Sport ha accettato la soluzione e tutte le squadre di Serie A e B lo hanno sottoscritto per il tramite delle leghe di appartenenza.

Il protocollo da tutti voluto per la tanto agognata ripresa degli affari era quasi un punto fermo, un elemento indispensabile ai signori del pallone. Il calcio ancora una volta era riuscito a farsi riconoscere una propria specificità che lo rendeva un po' meno uguale dal resto del Paese. La Serie A aveva un totem anti-covid rimasto però intangibile per appena due giornate di campionato.

Quel protocollo è stato messo in discussione da uno di quelli che lo aveva voluto non appena non gli è convenuto. È la storia di questi ultimi quindici anni di calcio in Italia, quando conviene c'è "la specificità dello sport" (es. calciopoli), quando conviene il contrario "c'è l'atto dell'autorità statale o locale che prevale sulle regole interne".

Nel caso del Napoli l'aspetto comico e tragico allo stesso tempo è stato il dover sentire dallo stuolo di tifosi da tastiera che la società di De Laurentiis è stata mossa da un principio di prudenza a salvaguardia della salute pubblica! Quello stesso De Laurentiis che non più tardi di un mese fa si era presentato all'assemblea di Lega senza indossare la mascherina e con sintomi da covid non curandosi di esporre i colleghi a un possibile contagio.

Le società hanno recepito, sottoscrivendole, le regole statali (CTS e Ministero della Salute), che valgono anche per le ASL locali che devono vigilare affinché siano rispettate. La ASL 1 Napoli Nord è tenuta a rispettare e far rispettare il protocollo soprattutto perché è un atto ministeriale, ovvero dell'amministrazione centrale in cui in buona sostanza è incardinata. E infatti ha pregio l'eccezione sollevata da più parti: perché tutte le altre ASL d'Italia non hanno contravvenuto alle disposizioni del protocollo rese stringenti con la specifica circolare del Ministero della Salute?

Scricchiolando tutti i giustificazionismi a favore della società partenopea si è fatto poi ricorso al mitico buon senso: esistono sì le regole, ma il buon senso... E jamme jà! È quello che abbiamo sentito da servili tifosi del Napoli e antijuventini convinti che hanno il privilegio di parlare da un microfono radiotelevisivo. A questi novelli paladini del "vincere 3-0 a tavolino non è sportivo" va rimarcato che non è sportivo strumentalizzare un provvedimento non corretto della ASL napoletana (che ripetiamo: doveva agire rispettando le regole ministeriali che comprendono quelle del protocollo) e non è leale non tenere in isolamento i calciatori dopo che questi sono stati a contatto con un focolaio conclamato (il Genoa) esponendo tutta una comunità locale al rischio epidemiologico. Altro che "non andiamo a Torino anche per tutelare la Juve"!

Abbiamo accettato in passato la discussione sull'opportunità di riaprire il campionato, possiamo discutere se permettere mille spettatori a partita sia troppo o troppo poco, ma non si può accettare che il calcio faccia e disfaccia a proprio piacimento non riuscendo a tenere una unica linea di coerenza. Per chi scrive il campionato pur con tutte le conseguenze lavorative del settore rimaneva secondario rispetto a scuola e altre attività produttive del Paese, ma se per una volta è riuscito a farsi dare regole dallo Stato, non confezionandosene autarchicamente come farebbe il «circolo della caccia» di sandulliana memoria, ebbene allora le rispetti. Se no chiudano tutto e se ne riparli ad emergenza finita.

Un pensierino finale per il Ministro dello Sport che come tutte le componenti in causa ha accettato il protocollo predisposto da FIGC e CTS, e poi in modo fariseo ha scritto che «alle Autorità sanitarie locali è demandata una chiara responsabilità e una precisa azione di vigilanza». Sarà anche tifoso del Napoli, ma è anche un Ministro della Repubblica, doveva accorgersi per tempo «che la situazione generale sia divenuta nelle ultime settimane ancor più complessa», ha avuto appunto tutte le ultime settimane per intervenire, non doveva ridursi a parlare adesso che la sua squadra va incontro alla sconfitta e alla penalizzazione per mano del Giudice sportivo.

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