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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. GALAZZO del 08/10/2020 13:47:46
NESSUNO ha cavalcato mai quella splendida onda

 

Era il 4 marzo di due anni fa; non ricordo se fosse una giornata piovosa, se fosse già una primavera anticipata o un generale inverno che ancora non voleva dar spazio alla bella stagione.
Di sicuro, quel giorno, fu un giorno che colpì moltissimo tutti gli appassionati di calcio e dello sport, ma anche chi non segue le gesta pallonare italiche: all'improvviso, poco prima della partita contro l'udinese, morì Davide Astori, capitano della Viola.

Fu uno shock, un impatto tremendo contro la realtà perché' uno sportivo, agli occhi della gente rappresenta l'immagine della salute, della forza, anche in virtù dei controlli capillari e minuziosi a cui gli atleti vengono sottoposti; un colpo all'immaginario collettivo che associa spesso il calciatore con la bella famiglia, la ricchezza e la notorietà a quella falsa idea di immunità dalle tragedie.

Tutti noi ricordiamo ancora lo sgomento e la tristezza dei compagni di squadra, dei colleghi, di dirigenti e tifosi appartenenti all'universo del calcio, con la cartolina più emotivamente pregnante di amore e lacrime, di vicinanza e dolore, rappresentata da quel muro di sciarpe, bandiere, striscioni e lettere che hanno tappezzato per lungo tempo le mura esterne delle tribune del Franchi, anche glmdj partecipò a quell'onda emotiva.

Ma perché evochiamo quella triste giornata, senza dover celebrare alcun anniversario o chissà quale ricorrenza? semplicemente perché' alcuni giorni dopo, si svolsero i funerali pubblici, con la partecipazione di migliaia di tifosi viola lungo le strade e nella piazza davanti alla chiesa; molte squadra inviarono le loro delegazioni ( alcune no...), una in particolare, seppur impegnata in una trasferta estera di Champions League la sera prima, vide il gruppo dei nazionali compagni del povero Astori, noleggiare un volo privato per non mancare all'ultimo saluto dell'amico scomparso,
Quella squadra era la Juve, quella delegazione erano calciatori della squadra più odiata dai fiorentini e in quella atmosfera in cui cori e lacrime, emozione e partecipazione si mescolavano al silenzio, quella delegazione venne applaudita dal nemico, prima timidamente e poi con forza sino all'entrata in chiesa.
Nemico, odio, queste pessime parole associate ad una rivalità sportiva sono state magicamente cancellate da un applauso. Punto, gioco set, incontro.

Arriviamo ad oggi, a due anni e mezzo dal quel giorno, al succo di questo racconto, arriviamo ad un trasferimento di giocatore ( Chiesa), definito figlio della viola, che ha voluto con forza vestire i colori bianconeri.
inizia quindi quella becera litania di voler essere gli eroi fasulli per un giorno di una piazza che si alimenta con e dall' odio, con dirigenti che parlano apertamente di trasferimento pericoloso e ripeto PERICOLOSO come se il buon Federico fosse destinato ad attraversare un confine pakistano o afgano, sino ad arrivare al culmine con l'istituzione più rappresentativa della citta (e quindi anche delle sue bellezze e cultura) che evoca l'odio e ripeto ODIO verso i colori bianconeri.

PERICOLO e ODIO come fosse una guerra come se fossimo negli anni della guerra dei Balcani, etnie contro, ma è solo l'ennesima occasione mancata per dimostrare dall'alto che è solo una palla che rotola, rotola, rotola, per farlo capire alla piazza, che altro non è che la stessa piazza che applaudiva, arricchita dal dolore comune, e non accecata dall'odio alimentato

Che peccato, NESSUNO ha cavalcato mai quella splendida onda: li perdoni Davide Astori.

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