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Editoriale di M. ROCCA del 03/11/2020 13:35:34
DOUBLE FACE

 

La sesta ci propone una Juventus con un anno di Storia in più. Storia vecchia e gloriosa. Da almeno 123 anni. Storia che, per potere, ipocrisia e  “piccioli” qualcuno cercò di vendere nel 2006, riuscendo a far danni non ancora ristorati e persino a confondere una parte predominante del tifo, quella alla continua ricerca di un sorrisino di compiacenza e di compassione.

Vecchia Signora ma sempre nuovissima: nel look, nello Spirito e nel modulo. Allora lo Spezia, compagine neo promossa (stavo per scrivere modestina ma desisto). Questo schieramento double-face, classico in non possesso e rock in offesa è ancora alla ricerca di perfezionamenti definitivi. Parecchi. Nella prima mezz’ora lo spartito fatto di un fraseggio a tratti incoraggiante ci porta agevolmente in vantaggio con la creazione di altre situazioni importanti non concretizzate. Corti, con un McKennie come trequartista da corsa, che integra sapientemente un centro a due che per ora non ci possiamo permettere né per condizione né per conoscenza né per amalgama. Poi dalla mezz’ora l’abbiocco, ci cala la palpebra e l’attenzione, torna la squadra slabbrata su ottanta metri e passiva. Alla mercede del possesso Spezzino (caparbio e assassino) subiamo un pareggio da psicanalisi e una fine tempo di confusione.

Bisogna aspettare l’ingresso di Ronaldo al quindicesimo del secondo tempo per ritrovare la verticalità che basta e avanza a spegnere e travolgere i liguri. A Bonucci dobbiamo spiegare bene che salire tutti significa lui compreso, altrimenti diventiamo vulnerabili. Poi sempre dietro deve diventare automatico lo scivolamento a quattro. La condizione fisica non può che essere approssimativa e giocare ogni tre giorni riequilibra questi match contro squadre che hanno passato invece la settimana in spiaggia a rigenerarsi.

A Chiesa dobbiamo regalare un tutore che lo costringa a tenere la testa alta, quando lo ha fatto ha messo in porta Rabiot; Arthur deve fare anche passaggi in avanti, sono capace anch’io a completare novanta passaggi di due metri e quasi tutti orizzontali; Morata sembra che non sia andato mai via, Cuadrado ha un modulo su misura, Dybala e Demiral andranno discussi quando avranno una condizione accettabile. Diamo tempo al tempo.

Ho vinto facilmente la scommessa sul ritorno della moviola e delle lamentele. Bastava succedesse un mezzo episodio, o laggiù nella melma di Chinatown o sotto il Vesuvio, che sarebbe stata riesumata. Divertente che entrambi gli episodi siano meno evidenti di quelli subiti da Noi domenica scorsa, ancor più divertente il contrasto tra la goffa disabitudine di Marotta a fare il “piangina” e la dignità di facciata di Gattuso. Ratti e ciucci iniziano a rinculare inesorabilmente, Bergomi e Varriale sono sentitamente accomunati nello stesso dolore.

Il Milan capolista ringrazia ancora uno Zlatan immortale, ma anche il masochismo degli udinesi. Il Sassuolo di De Zerbi è bellissimo e con le riserve “pettina” l’asinello. L’Atalanta, il Bologna e la Roma raccattano tre punti d’oro. Derby con sempre grande agonismo a Genova, anche se nella versione “Allenamentone”, dove luccicano Scamacca e Rovella da una parte e Audero e Jankto dall’altra. La Lazio chiude la stalla quando il bue non è ancora scappato e gli rovina la festa. Il Verona di Juric rulla uno sfortunato Benevento.

Abbiate pazienza.

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