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Editoriale di N. REDAZIONE del 10/06/2021 13:31:13
Lo stop del J-Project di Agnelli - vol. 2

 

Di Crazeolgy

“This is how we want you to get high,
the way that we showed you,
the way that we told you was decent”

“E’ questo lo sballo che vogliamo per te,
la strada che ti abbiamo mostrato,
la strada che ti abbiamo raccontato come ‘decente’ ”

- This is how (We want to get high) - George Michael - 2019 -



- LA FILOSOFIA GESTIONALE -

L’idea, ossia la filosofia guida della nuova gestione, era chiara fin dall’inizio.
Bisognava portare avanti parallelamente un netto e costante miglioramento dei risultati sportivi e un netto e costante aumento del fatturato. Il presupposto di base è che il debito è decisamente sostenibile, anche se aumenta nel tempo, fino a quando il fatturato del club aumenta vertiginosamente di anno in anno. E con il costante aumento del fatturato, ad un certo punto ci si potrà anche permettere di acquisire cartellini di nomi molto importanti del panorama calcistico internazionale, i quali porteranno visibilità, marketing e sponsor che a loro volta faranno aumentare ancora sia i risultati sportivi sia il fatturato.

Ovviamente per fare tutto ciò, sarebbe stato comunque necessario un costante e attento equilibrio gestionale, volto ad evitare passi più lunghi della gamba. Alle prime difficoltà economiche inoltre, che fisiologicamente possono presentarsi periodicamente, in teoria è anche possibile rallentare per uno o due anni vendendo qualche pezzo grosso e aggiustare il bilancio. Ma il trend è sempre idealmente in salita. Insomma, si tratta di una sorta di idilliaco cane che si morde la coda, un circolo vizioso in positivo, che nel lungo periodo porta step dopo step a salire di livello da tutti i punti di vista. Questa era l’idea.

Se prima del 2006 la Juventus era tra i club europei più ricchi, dal 2006 al 2011 la situazione era degenerata, come molti tifosi ben ricorderanno. Cogliamo l’occasione, visto che ci siamo, per dire sempre grazie sentitamente all’ing. Elkann, a Montezemolo, all’avv. Grande Stevens, e allo scomparso Gabetti, per le scelte lungimiranti e le personali amicizie a dir poco inappropriate con imprenditori lombardi della telefonia, dello pneumatico e del petrolio, che avevano ridotto la Juve in quello stato. Comunque sia, dopo la lugubre pausa 2006-2011, era necessario dunque riagganciarsi al treno dei più grandi club europei che fatturano tantissimo. Questo era, stringi-stringi, il J-Project di Agnelli. A cui si aggiunge il dato, non da poco, che in questo modo la Juventus sarebbe diventata ricca e autonoma, senza interventi costanti della proprietà per coprire gli eventuali buchi di bilancio, come avveniva frequentemente nel periodo pre-Triade.

Questo aspetto non va trascurato, perché all'interno della grande e sconfinata famiglia di cui stiamo parlando, i tifosi della Juventus, ossia coloro che davvero sono orgogliosi di esserne i proprietari, e che ne vogliono il bene economico e sportivo, si possono contare sulle dita di una mano (lo disse lo stesso Agnelli in una conferenza stampa di parecchio tempo fa). Per tutti gli altri la Juventus è solo un grosso peso economico, che non porta profitti diretti al gruppo, e che ogni qual volta è necessario intervenire per migliorare la situazione, servono milioni e milioni come se piovessero soldi.

Dunque l'idea di rendere la Juve forte e autonoma economicamente è del tutto ragionevole, sia dal punto di vista strettamente imprenditoriale e sia dal punto di vista del suo preciso contesto storico-famigliare-azionario di appartenenza.
Veniamo ora al vedere com’è andata.

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