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Editoriale di F. DEL RE del 19/02/2022 10:48:32
RISOLVERE ED ELIMINARE UN PROBLEMA ALLA VOLTA

 

Le ultime tre partite hanno dimostrato che la Juventus, nonostante una sontuosa e ben diretta campagna di mercato "di riparazione", continua ad avere problemi di gioco e di risultati. Non che la cosa ci stupisca, perché avendo Agnelli riportato a casa il Principe assoluto del non gioco, il teorico del massimo risultato col minimo sforzo, il demineralizzatore di idee, altrimenti non poteva essere.

Purtroppo per il dinamico duo, il presidente innamorato del niente tattico e l'allenatore civettuolo che si fece riconquistare un di' primaverile su una romantica panchina, non di uno stadio, ma di un giardinetto pubblico del Forte dei Marmi, la loro ritrovata unione, professionale ed amicale, è il nuovo, gravissimo problema che la Juve deve affrontare e risolvere.

Eliminato Paratici, che rappresentava il primo e più grande problema, ora tocca alla coppietta in amore. Non ci sono dubbi di sorta che oggi siano loro il problema di questo club. Di Agnelli abbiamo parlato e riparleremo. Finché anch'esso non sarà che un ricordo. Ma da oggi, affrontando un problema alla volta e purtroppo uno dietro l'altro, e finché non sarà risolto, il problema è Allegri. Se nella prima parte di stagione le sue responsabilità sull'orrore che ogni partita la Juve mette in scena sui campi d'Italia e di mezza Europa poteva essere solo marginalmente imputabile alle sue indiscusse e persino vantate incapacità professionali, oggi, dopo un mercato di riparazione come raramente se ne sono visti nella storia del calcio, le percentuali sulle cause dei mali della squadra si sono ovviamente ribaltate. Il problema oggi è lui. Come lo fu nella stagione in cui fu finalmente esonerato.

D'altronde è folle pensare che un uomo che aveva quelle "idee", chiamiamole così per non esser volgari, dopo due anni di "nullafacenza" stipendiata, diventato più vecchio, potesse per magia cambiare filosofia, studiare e capire un mondo che aveva rifiutato e sbeffeggiato. Assurdo pensare che il conto da pagare oggi fosse diverso e migliore rispetto a quello pagato quando si fece cacciare dalla Champions League che avrebbe dovuto vincere, tanto gli fu ben apparecchiata. Assurdo pensare che con una rosa infinitamente meno talentuosa di quella di tre anni fa, una rosa orribilmente devastata dall'incapacità evidente di chi ha gestito il club negli anni successivi alla sua cacciata, lo stesso allenatore, più vecchio e più arroccato sulle proprie posizioni, avrebbe potuto essere egli stesso la soluzione ai mali che aveva contribuito a creare.

Perché se Agnelli e Paratici sono i responsabili unici del disastro tecnico ed economico del club, lui lo è di quello filosofico e tattico. Lui è stato il "veleno" che per cinque anni si è installato in un organismo che nei tre anni precedenti aveva fatto proprio del gioco e delle idee sua filosofia e sua forza. Lui ha creato una cultura del non gioco, lui ha riportato con sé uno staff incapace da sempre di preparare e preservare muscoli. Far fuori a forza di polpacci spaccati tre difensori centrali su quattro in due settimane, è impresa da guinness dei primati; lui fa confusione con uomini, moduli, facendosi umiliare tatticamente da chiunque. Sassuolo, Atalanta e Torino hanno imposto alla JuvAllegra idee e calcio, perché allenate da gente competente che non teorizza corti musi e amenità simili, ma lavora seriamente invece che fare cabaret di pessimo livello o battute da Livornocronaca detto anche Vernacoliere. Alla fine si paga sempre.

E il conto è proporzionale a quanto si è ottenuto. Stavolta il conto rischia di essere salatissimo se non riuscissimo neppure ad arrivare quarti. E vedere la Juve lottare, male, sgraziata e disgraziata, per due anni di fila per un quarto posto rende l'idea del disastro generale. Un disastro del quale oggi il teorico del non gioco è il responsabile più evidente, l'elemento incongruo da rimuovere, anche a costo di un nuovo bagno di sangue, perché peggiore di quello di vedere la Juve fuori dalla Champions' League dopo dieci anni non sarebbe di certo, né a livello di immagine, né a livello economico. Tanto meno a livello programmatico, visti i danni quasi irreparabili provocati all'ambiente da cinque anni di questa folle filosofia, cinque anni ripresi da una nuova stagione di niente tattico. Una impostazione nichilista che ha portato il gruppo a rigettare ogni idea che non fosse l'anticalcio, a creare uno zoccolo duro di adepti fra i senatori che ha portato avanti per due anni le teorie da avvelenatore di pozzi del suddetto, col risultato di corrompere anche i nuovi, di renderli succubi di un modo di fare calcio che non esiste più nel mondo se non ai gabbioni di Livorno ed alla Continassa di Torino.

Quindi Arrivabene abbia il coraggio di estirpare questa nuova forma di male che sta affliggendo da otto anni il club. Lo faccia subito e bene. Con la mannaia del decisionista propria dei top manager, quale egli è. Si imponga sui nichilista del Forte, sugli amanti della panchina, sui due più gravi ed attuali problemi che affliggono il club. Altro non può fare per salvare la nostra storia.

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