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Editoriale di P. CICCONOFRI del 01/04/2022 12:23:13
La narrazione del calcio italiano

 

Negli ultimi giorni qualcosa è successo. La Nazionale è stata esclusa dai prossimi Mondiali e all'improvviso la Procura Federale si è accorta, dopo qualche mese, che il Napoli ha violato le norme Covid.

Durante l’ultimo inutile match con la Turchia, Adani, in veste di telecronista Rai, ha avuto l’ardire di paragonare Raspadori a Tevez. Se ci spingiamo a queste comparazioni, esasperando un confronto ad oggi assurdo, è normale trovarsi con un calcio italiano in profonda crisi dopo aver raccontato per mesi di essere tornati grand Fin quando la narrazione rimarrà questa, non ci sarà nessuna speranza, tantomeno se si continua ad incalzare gli ascoltatori con realtà parallele che non hanno un reale riscontro. Il nostro augurio che Raspadori diventi il nuovo Tevez è sincero, ma ad oggi non è così.

Sempre in tema azzurro dobbiamo ricordare che, visto quanto successo nelle ultime partite di qualificazione, Mancini ha vinto un Europeo forse più per una serie di circostanze favorevoli che per reale superiorità azzurra. Volerlo ancora fortemente alla guida degli Azzurri, dopo un fallimento così grande, è inspiegabile. Ricordiamo che nell'albo del CT fa bella mostra uno scudetto conquistato arrivando terzo in campionato. Oggi come allora, gli si riconoscono meriti non dovuti. Il campo ha mostrato altro.

Rimanendo dalle parti di via Allegri, dopo 84 giorni dai fatti, la Procura Federale comunica che tre giocatori del Napoli non sarebbero dovuti scendere in campo con la Juventus in quanto soggetti a quarantena. Non si è mossa nessuna altra istituzione per chiarire le circostanze e salvaguardare dai rischi.

E' risaputo che in certe realtà si tende a proteggere quello che mediaticamente porta consensi. A Napoli il calcio porta molta visibilità e assorbendo molta attenzione può far guadagnare molti favori. Negli ultimi due anni il Napoli è stato protetto per ben due volte: la prima permettendogli di non presentarsi a Torino, e la seconda concedendogli di scendere in campo con giocatori che non avrebbero potuto viste le restrizioni Covid cui erano stati sottoposti dalla ASL.

Ottantaquattro giorni. Nel 2006, in soli quindici giorni, la stessa giustizia sportiva mandò in serie B la Juventus, senza nessuna prova, legittimandosi con il sentimento popolare e giustificando il tutto con affermazioni del tipo: “la giustizia sportiva deve muoversi anche solo per il sospetto”.

Qualcosa deve cambiare se il movimento vuole essere più competitivo e credibile. Questo non può accedere se non si trova il coraggio di proporsi con una giustizia sportiva più seria ed equa, né tantomeno riciclando chi ha già fallito. Inoltre ci sarebbe bisogno di maggior professionalità anche da parte di chi racconta il calcio: un po’ meno tifosi e un po' più professionisti insomma.

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