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Sabato, 21.05.2022 ore 20,45
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Udienze Processi di P. CICCONOFRI del 13/04/2022 17:10:13
Plusvalenze: valori, tempi e metodi

 

Le richieste di pena per la Juventus e i suoi dirigenti
La Procura della Federcalcio ieri ha reso note le richieste di pena relative al procedimento sulle plusvalenze fittizie colpendo più che le società i dirigenti con richieste di squalifiche molto lunghe: ammenda da 800mila euro per la Juventus, 12 mesi di inibizione per Andrea Agnelli, 16 mesi per Paratici, 8 per Nedved e Arrivabene, 6 mesi e 20 giorni per Cherubini.

Processo lampo
Possiamo dire che, ancora una volta, una riforma della giustizia sportiva tempestiva, ha snellito le tempistiche a partire da questo processo: oggi il dibattimento online, già venerdì la sentenza di primo grado. Il secondo grado sarà celebrato davanti alla Corte di Appello, a fine maggio l’udienza conclusiva al collegio di garanzia del Coni.

Per restare su un tema recente, fa sorridere pensare che la stessa Procura ha impiegato ben due mesi per accorgersi che il Napoli aveva schierato nella partita con la Juve a Torino giocatori che dovevano rispettare la quarantena, e in 4 giorni (quattro!) arrivare ad una sentenza su un argomento come quello legato alla valutazione dei giocatori. Se vogliamo ricordare calciopoli, le tempistiche sono pressoché le stesse lasciate alle difese.

Il metodo di valutazione
Scrive Repubblica, nell’edizione odierna: "può un metodo di valutazione dei calciatori definito a posteriori diventare il paradigma per una sanzione disciplinare? Nel dibattimento tanti hanno puntato l’indice contro il sito Transfermarkt: "Sembra che sia l’oracolo". Ma non è su quello che la Procura ha riformulato le valutazioni dei calciatori. Lo ha fatto sulla base di un metodo tutto suo: non un algoritmo ma una semplice somma di presenze, gol, categorie di provenienza. Premiando il curriculum più della prospettiva. «Secondo questo metodo i giocatori di 35 anni varrebbero tantissimo, quando in realtà nessuno vorrebbe comprarli, mentre dei giovani per cui ci hanno offerto milioni varrebbero centomila euro», ha detto un presidente, contestando il sistema”.

Se così fosse, questa sentenza condizionerebbe il calciomercato da qui in avanti. Ci si può presentare davanti ai dirigenti della Roma a dire che la valutazione di Zaniolo, ad esempio, non è di 60/70 milioni come richiedono, ma di 30 milioni in base all’algoritmo della Procura Federale? Come si dovrebbero porre le società italiane con il mercato estero? Da oggi, tutte le operazioni di calciomercato, dovranno tenere conto di questo algoritmo? Questo sistema valutativo non sembra avere senso. In tutte le aziende la vetustà di un "bene" è elemento fondamentale per la sua valutazione. Ed è un elemento "negativo" ovviamente. Ora senza senza voler accomunare tout court l'anagrafe di un giocatore alla vetustà, è evidente che qualcosa non quadri.

Che ruolo ha la COVISOC?
Tutti i trasferimenti, anche quelli sotto indagine, devono avere avuto il via libera della Covisoc, la Commissione di Vigilanza Figc, ed è la stessa Covisoc ad aver segnalato alla Procura Federale, su indicazione della Procura di Torino, eventuali anomalie. In questo contesto che tipo di garanzia rappresenta?

Il vizio di forma
Sembra ci sia anche un vizio di forma: la Procura sembra non aver rispettato il termine di 30 giorni per aprire un’indagine: avrebbe fornito alla Covisoc “indicazioni interpretative” per rintracciare possibili plusvalenze gonfiate (6 mesi prima). Le difese degli accusati hanno chiesto di avere accesso a quella nota, che la stessa Covisoc ha ammesso, ma è stata negata. Per la Procura non è attinente. Sempre da Repubblica leggiamo: “Messa così, quasi una violazione del diritto di accesso agli atti”.

L’inchiesta sull’Inter che fine ha fatto?
La società nerazzurra, che a quanto sembra è oggetto di un filone a parte, viene lasciata bella tranquilla fino alla fine del campionato. Semmai quell’inchiesta vedrà la fine e se ne conoscerà l’esito, questa diversa tempista non garantisce un diverso trattamento in un momento cruciale della lotta scudetto, falsandola?

Per Parma e Pisa solo ammende
Ai due club di Serie B era contestato infatti anche il comma 2 dell’articolo 31del Codice di Giustizia Sportiva (secondo la Procura le plusvalenze gonfiate avevano permesso l’iscrizione al campionato), che prevede come sanzione minima una penalizzazione di punti. Chiné ha però considerato il cambio delle proprietà come attenuante e chiesto solo due ammende. Se qualcosa di illecito è stato fatto, pur nella transizione di proprietà, deve essere scontato per garantire una parità di trattamento con le squadre con cui sta disputando il campionato di Serie B.

Il reato penale
Nelle carte del processo sportivo cominciato ieri ci sono soltanto i due decreti di sequestro e perquisizione. In pratica, meno di ciò che si è letto sui giornali. La procura della Repubblica di Torino, a inchiesta in corso, non può inviare documentazione. Leggiamo sulla Gazzetta dello Sport: “Ma che cosa succederebbe se al termine del percorso della giustizia sportiva giungessero nuove carte dai pm del capoluogo piemontese? Il Codice di giustizia sportiva prevede all’articolo 63, la possibilità di una riapertura nel caso dell’emergere di «fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia». Ma è uno scenario tutto da verificare perché la giurisprudenza sportiva ci dice che per riaprire il caso si deve davvero disporre di prove di indiscutibile gravità". E ovviamente, l’inchiesta Prisma della Procura di Torino entra in gioco se e quando terminerà la sua indagine sugli accordi delle mensilità sospese per Covid, semmai riusciranno a provarlo.

Cosa farà la giustizia sportiva
È possibile aspettarsi di tutto. Non ha mai garantito, con i suoi metodi di valutazione, una giustizia equa. Soprattutto quando doveva essere giudicata la Juventus.

Conclusioni
Giudicare le eventuali infrazioni basandosi su un criterio (un algoritmo) che si palesa da subito come non affidabile, sarebbe sì tipicamente da giustizia sportiva, ma non pienamente garantista e legittimante. Al netto di ogni considerazione etico-economica che pur potremmo condividere, ad oggi non esiste una chiara norma contro le plusvalenze, se queste dovessero essere fittizie, dovrebbero essere provate oltre il ragionevole dubbio e con strumenti certi.

L’intento, non troppo nascosto è quello di arrivare al falso in bilancio partendo dalle plusvalenze. Una società quotata in borsa con revisione che ogni tre mesi certificano certi passaggi con il controllo dei conti e la pubblicazione dei resoconti. Speriamo che a sostegno della accusa, almeno questa volta, non sia il sentimento popolare

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