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Editoriale di F. DEL RE del 05/07/2022 19:34:29
40 anni fa...Italia- Brasile

 

40 anni fa, esattamente ora, si stava giocando e concludendo una delle partite più belle, incredibili, significative, decisive della storia del calcio italiano. 40 anni di sogni, speranze, delusioni, gioie, notti insonni e crampi allo stomaco. La magia di un pallone che rotola, che disegna traiettorie, che si muove prevedibile, ma allora perché sembra sempre difficile farlo stare staccato da terra? Dieci, venti, trenta, cento palleggi, dieci, venti, trenta, cento tiri in porta sognando il Bernabeu. Ma prima ci fu la leggenda del Sarrià. Che oggi non esiste più, ma che esattamente 40 anni fa fu teatro di una magia, di un evento che è sport, che è storia, che è cultura. Fu il catino ribollente di tifo azzurro, verde e oro che ospitò Italia-Brasile, ultima partita del secondo turno eliminatorio dei mondiali di calcio di Spagna '82.

Chi non ha vissuto quella partita non può capire. I brasiliani erano talmente belli da sperare quasi che passassero loro il turno. Se lo meritavano per quello che avevano mostrato in campo. Un Futebòl bailado di rara bellezza ed efficacia. Una macchina stupenda, guidata dal mitologico Telè Santana, ma imperfetta a cui mancavano in qualità i due estremi: il portiere e il centravanti. Valdir Peres e Serginho rimarranno per almeno altri dodici anni negli incubi dei tifosi verdeoro. E l'Italia... Fino ad allora aveva fatto vedere poco e niente delle sue enormi potenzialità. Il suo centravanti era tristemente a secco. Neppure un gol. Accompagnato sin dalla partenza dall'Italia da critiche feroci. Come tutti gli altri azzurri, del resto, Nonno Bearzot per primo.

Ma in quella partita si scatenò una magia unica, irripetibile, mai vista prima e mai più dopo. L'Italia accese un calcio unico, fatto di difesa e contropiede, di controllo del campo nei momenti in cui questo si doveva fare e in una difesa arcigna, ma mai passiva, quando la classe, il talento, il palleggio dei brasiliani ci obbligava a subire. Poi Rossi. Paolorossi. Un folletto. Un mago. Spariva e riappariva laddove era necessario. Tre gol incredibili che in realtà furono quattro, perché il 4-2 di Antognoni era buono, ma che alla fine fu meglio così. Più bello, più significativo quel treaddue, con quel gol di scarto, con quella parata impensabile, al novantesimo, sulla linea di Babbo Zoff. Fu un qualcosa difficile da raccontare. Difficile spiegare le sensazioni, le gioie, le paure dopo i due pareggi brasiliani. Il senso di liberazione, di gioia assoluta, accompagnato, però, da una velata tristezza, perché quella partita era comunque finita. Bene, con una vittoria, col passaggio del turno, ma era finita. Chissà se mai più avremmo rivisto uno spettacolo simile, se mai più avremmo provato emozioni simili. No. Mai più. Così, mai più.

Sono passati esattamente 40 anni da allora. E sembra ancora ieri. "BRAVA ITALIAAA!!!" urlavano quattro bambini che sognavano un giorno di essere loro di azzurro vestiti, loro di segnare il gol decisivo del 3-2 ai brasiliani, per quello che sembrava un risultato perfetto, di una partita perfetta. Su per le balze delle casette svizzere. Quanti palloni persi, vanamente, ma non sempre, rincorsi. Verso valle, dove si stende il paese, dove il campo delle suore, laggiù, era lo stadio più bello e caldo del mondo. 40 anni fa...


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