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Il Fatto di F. ZAGARI del 24/04/2010 09:20:36
Capire, capirsi e, forse, anche capirci

 

Sembra che adesso non se ne possa fare a meno: da Stefano Palazzi alla FIGC, dai giornali alle televisioni, dai tifosi di serie A-B-C a quelli che dichiarano che lo scudetto, loro, non lo restituiscono, sono divenuti tutti ansiosi di conoscere gli eventuali colpi di scena in arrivo dalle 171.000 telefonate intercettate fra il 2004 e il 2005 e per la stragrande maggioranza ignorate dagli inquirenti. E a quanto pare le sorprese non dovrebbero mancare.
La prossima settimana potrebbero saltare fuori chiamate che da numeri fissi di importanti dirigenti di club di serie A arrivavano sui cellulari di altrettanto importanti arbitri. Anche in prossimità di partite di campionato.
Ora. Che il fatto mi interessi in maniera relativa non ne ho mai fatto mistero, anche ieri ne ho scritto, perché se "altri" telefonavano, e telefonavano, permettendosi addirittura di figurare in pubblico con l'aria di quelli che niente sapevano e niente facevano, la loro "sentenza", tribunali o meno, è già stata scritta.
Il tasto, invece, che non smetterò mai di schiacciare è quello della Juventus.
In un mondo comunque "confuso", quello del pallone, chiunque metta mano alla questione delle indagini di Auricchio e company, dei brogliacci ignorati o sottovalutati, del lavoro di indagine smembrato e selezionato tra la Procura della Federcalcio, i carabinieri e la Procura di Napoli, ha il formidabile sentore di trovarsi appunto di fronte a una sorta di Brogliacciopoli, in cui si è combinato, come scrive Oliviero Beha, eufemisticamente un enorme pasticcio.
E a rimetterci chi è stato? La risposta, purtroppo, è sempre la stessa: la Juventus.
In tempi non sospetti (il giorno dopo le prime indiscrezioni sulle "nuove" telefonate) scrissi di "carne avvelenata", oggi, e certamente non in ritardo, c'è chi scrive che tutti mordono solo la polpetta di Moggi, domandandosi se non è un po' riduttivo, se coloro non abbiano voglia di altre polpette, se, temendo che siano avvelenate (le polpette), siano arrivati al punto di chiudere occhi e orecchie dibattendo alla morte se in un'intercettazione il nome di Collina l'ha fatto Bergamo oppure Facchetti.
Riporto testuale il "post scriptum" dell'articolo-risposta di Beha a Travaglio che "Il Fatto Quotidiano" non ha pubblicato, per chi ha voglia di capire, di capirsi e forse anche di capirci: "Come è vero che finirà in burletta (prescritta) la seconda Calciopoli della "giustizia" sportiva, così è vero che in un mondo marcio la rimozione del capataz Moggi è partita dall'interno della Juventus per un regolamento di conti, di cui gli altri capoclan calcistici si sono giovati conoscendo perfettamente, mafiosamente e omertosamente come tutto ciò avvenisse. Ma finora sono stati zitti e solo adesso reagiscono perché toccati, avvalendosi della stampa che abbiamo sotto gli occhi".
 
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Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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